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Editoriale n. 4-2010


Il presente fascicolo raccoglie contributi di vari autori che trattano interessanti aspetti del tema dighe. Il primo, che la Rivista è particolarmente lieta di ospitare, trae origine da una memoria che il Prof. Ing. Giovanni Travaglini, già Presidente Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici dal 1971 al 1989, ha presentato al Terzo Convegno dell’Associazione Italiana di Storia dell’Ingegneria (AISI) che si è tenuto a Napoli nell’aprile del corrente anno. Nello scritto, che amplia e arricchisce di inedite immagini il testo pubblicato sugli atti del Convegno, Travaglini attinge dai suoi ricordi personali di integerrimo servitore dello Stato e da documenti pubblicati dal Senato della Repubblica per riferire sulla Sua esperienza di Commissario Straordinario dopo il disastro del Vajont, nel quale persero la vita quasi duemila persone. Da questo articolo si traggono insegnamenti, ancora oggi utili, su alcuni aspetti del fenomeno che sconvolse la vallata del Piave il 9 ottobre 1963, sulla prontezza con la quale furono posti in atto i primi provvedimenti di emergenza per la ricerca dei corpi delle vittime, per lo sgombero delle macerie, per il ripristino del collegamento fra le sponde del fiume e, soprattutto, per ristabilire la sicurezza nella zona circostante la diga.
Come altre nel mondo in ogni settore della tecnica, la triste vicenda del Vajont, che turbò profondamente la coscienza di tutti coloro che sono responsabilmente impegnati nel difficile settore delle dighe, ha proiettato un’ombra oscura, che non si è ancora cancellata, sulla scienza e sulla tecnica italiana.
La memoria, a firma di Calogero Morreale, funzionario dello Stato in servizio presso una delle Unità Periferiche della Direzione Generale Dighe in una Regione d’Italia dotata di una cospicua aliquota del patrimonio dighe del Paese, vale a fissare alcuni tasselli della Storia del Servizio Dighe ed a documentarne il travaglio attraverso i numerosi provvedimenti tecnici ed amministrativi, che quella Storia hanno punteggiato; ma costituisce anche una testimonianza dell’impegno di alcuni funzionari dello Stato nella responsabile opera di assistenza e vigilanza sui progetti e sulle costruzioni di quelle grandi opere; unitamente alla memoria di Vittorio Maugliani pubblicata nel precedente numero di questa Rivista, lo scritto di Calogero Morreale ha altresì il valore di ammonimento per coloro che a quei funzionari devono garantire il sostegno per una serena prosecuzione del difficile compito.
Competenza e perseveranza in un caso concreto si riconoscono nella memoria di Rossella Caruana, Angelica Catalano, Paolo Paoliani e Giovanni Ruggeri tempestivamente redatta per segnalare il buon comportamento di un gran numero di dighe – e fra queste alcune storiche – nell’area degli Abruzzi colpita dal terremoto del 6 aprile 2009 e che rimarcano anche la bellezza del paesaggio di quelle terre. La memoria è il primo esempio di una fruttuosa collaborazione tecnica e scientifica, che dovrebbe proseguire con spirito costruttivo, fra i funzionari dello Stato addetti all’alta vigilanza e gli ingegneri responsabili della gestione e della sicurezza delle opere per conto del concessionario.
Il successivo scritto, che si propone nel presente fascicolo, mira a dissipare l’ombra del Vajont sul panorama e sulla tecnica italiana, sottoponendo all’attenzione del lettore alcune immagini di dighe italiane, diverse per tipo, età e grandezza, costruite per differenti scopi in varie regioni. Alle immagini si accompagnano autorevoli citazioni che pongono in risalto l’utilità delle dighe al servizio dell’uomo ed attirano l’attenzione sulla bellezza di alcuni paesaggi lacuali e fluviali. Queste opere, che l’Autore della raccolta Ruggiero Jappelli non ha esitato a definire monumentali, sono un vanto per la tecnica italiana e costituiscono un ricco patrimonio, la cui salvaguardia richiede competenza, responsabilità e lungimiranza, e che riposa sull’opera di alcuni competenti concessionari e di valorosi funzionari dello Stato.
Con l’ultimo articolo di questa serie, Giuseppe Dassie ci distoglie dalla contemplazione di queste grandi opere, per riportarci alle doverose considerazioni sulla loro sicurezza, che l’A. studia applicando un codice numerico all’interpretazione di esperimenti compiuti in USA presso la Waterways Experiment Station per la simulazione di crolli.
Si segnala, infine, ai lettori che l’Associazione Idrotecnica Italiana, in collaborazione con il Comitato Italiano Grandi Dighe, sta organizzando un Convegno Nazionale sul contributo offerto dalle dighe - e più in generale dai grandi sistemi idrici ad uso plurimo - allo sviluppo socio-economico del territorio, con particolare riguardo alla Regione Calabria. Notizie per contribuire alla manifestazione, prevista nel maggio del prossimo anno, sono riportate a parte nel presente fascicolo.

Il Direttore
Ugo Majone
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