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Editoriale n. 2-2011


Fra Referendum e Norme: Il Futuro dell'Acqua

di Ugo Majone e Massimo Veltri

Questo numero della rivista è monografico, altri ne seguiranno. Parliamo, qui, di un tema che ci è strettamente attinente e sul quale è naturale che facciamo sentire la nostra voce: la così detta privatizzazione dell'acqua. Per la nostra “ragione sociale”, per gli interessi di tanti nostri soci e abbonati, per la valenza in sé che l'argomento assume, apriamo uno spazio di informazione, aggiornamento e dibattito che non si esaurisce in questo numero della rivista ma procederà anche nei prossimi, sia con i contributi che quanti interessati ci invieranno e che appariranno regolarmente sulle nostre pagine, sia con momenti di discussione pubblica nelle sedi che fisseremo più in là. Non è questa la prima volta in cui l’Associazione Idrotecnica Italiana e L’Acqua si occupano dei servizi idrici nelle accezioni normative e gestionali. Tanto per restare agli ultimi tre anni, almeno due editoriali (L’Acqua 1/2009 e 2/2010) e risposte pubbliche a articoli apparsi sulla stampa nazionale (l'Unità, Il Corriere della Sera) hanno avuto il loro spazio, in piena evidenza (www.altracqua.eu). Ma tutto questo prima che irrompesse il dato che ha portato all'ultimo pronunciamento della Corte Costituzionale e ai futuri referendum, e prima ancora alle norme approvate dal Parlamento Nazionale. Un vero e proprio mutamento di scenario che chiama in causa gestori, tecnici, amministratori. A noi della comunità scientifica e professionale dell'acqua ci viene chiesto di compiere un salto di qualità nel misurarsi con le novità. Non a caso si parla della "così detta" privatizzazione dell'acqua, alludendo esplicitamente a uno dei tanti corni del problema: assetto proprietario (pubblico)-struttura gestionale (privata; pubblico-privata), ma anche al carico fortemente ideologicizzato oltre che politico che la vicenda rischia di assumere, fino alla possibile soglia di un prevalere di aspetti non strettamente di merito su quelli oggettivamente spiegabili e comprensibili.
Molti e da diverse angolazioni sono gli accenti e i pronunciamenti che, a volte in forma apodittica e non dialogante, si adducono quotidianamente sui mezzi di informazione, anche non specialistici, ed è comprensibile visti gli interessi in gioco, i soggetti coinvolti, le prospettive future. Noi non vogliamo partecipare ad alcuna guerra di religione; non intendiamo imporre valutazioni quali che siano; non abbiamo ricette o soluzioni precostituite. Ma abbiamo alcune consapevolezze. La prima è quella che attraverso il dialogo trasparente e di merito è possibile far affiorare lineamenti condivisi. La seconda è che da tempo è superata la soglia della sopportabilità dello stato delle cose per quanto riguarda attenzione e risorse attribuite a approvvigionamento, adduzione, distribuzione, trattamento, restituzione delle acque. La terza si riferisce al sistema dei poteri pubblico-privato, politico, amministrativo coinvolto, che induce ad assumere posizioni, caute, approfondite, discusse, condivise. Poi, è ovvio, è la volontà popolare ad avere l'ultima parola, una parola, auspichiamo, quanto più è possibile informata. E’ la politica a effettuare le proprie scelte.
Questa è la via che abbiamo scelto e che troverete nella Rivista. Un primo blocco, riprodotto sul CD allegato, contenente: norme preesistenti, norme di recente approvate, quesiti referendari presentati, ammissibilità dei quesiti da parte della Consulta. Quindi le nostre note - di nostri iscritti -, di giuristi, economisti, tecnici ... per offrire un primo quadro di informazione e valutazione. Quadro che, come si è detto, non si esaurisce qui, perché già a partire dal prossimo numero pubblicheremo via via i contributi che ci invierete. Poi ci sarà il momento convegnistico. Vi invitiamo a partecipare, così da contribuire a formare un quadro d'insieme plurale e infine la sintesi.

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