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Editoriale n. 1-2012

Quando ho accettato la proposta di succedere a Ugo Majone come direttore di questa Rivista probabilmente non ne avevo valutato compiutamente la responsabilità e l’impegno. La responsabilità perché non è semplice succedere ad un maestro come il Prof. Majone; si può fare solamente peggio ma spero che, anche con l’aiuto del carissimo Ugo, il livello di qualità della rivista non ne soffra troppo. Impegno perché mi rendo conto che in un mondo che cambia velocemente anche la rivista non può stare ferma ma deve evolversi. Comunque se nelle nostre scelte adottassimo sempre il bilancino del farmacista credo che perderemmo molte occasioni e stimoli anche se probabilmente faremmo meno danni. Speriamo che la scelta di affidarmi la direzione de “L’Acqua” possa alla fine ricadere nella prima categoria di eventualità piuttosto che nella seconda.
“Un bravo direttore cerca problemi, attenzione, memorie”. Questa frase di Julio Villanueva Chang, direttore della rivista peruviana Etiqueta Negra, cercherò di applicarla anche a “L’Acqua” che, nel rispetto della sua tradizione, vuole tuttavia proiettarsi nel futuro, cercando di cogliere le sollecitazioni che sui temi di nostro interesse provengono dalla società e dai media. Credo che rispetto a queste sollecitazioni, spesso viziate ai nostri occhi di approssimazione e scarsa scientificità, non dobbiamo porci con l’atteggiamento mentale dello snobismo intellettuale di chi si sente defraudato del corretto riconoscimento delle gerarchie delle competenze. Piuttosto capirne le motivazioni sforzandoci con umiltà di riportare le discussioni che riguardano l’acqua, il suo impatto con il territorio e l’ambiente in genere e la corretta gestione di questa risorsa in un alveo, dentro il quale possano coesistere il rigore scientifico con la capacità di trasmettere messaggi comprensibili anche a chi non appartiene alla ristretta cerchia degli specialisti. In una recente intervista il grande genetico Luca Cavalli Sforza, arrivato alla soglia dei novanta anni, afferma “Ho soddisfatto curiosità e accumulato conoscenze che ho trasmesso agli altri”. Spero succeda lo stesso anche per me negli anni durante i quali avrò la fortuna di dirigere questa Rivista con l’aiuto del Vicedirettore, del Comitato di Redazione, della Responsabile e della Segretaria di Redazione, del Comitato Tecnico-Scientifico, di coloro che scriveranno sulla rivista e dei lettori. Con il nuovo Comitato di Redazione stiamo dando corpo ad un approfondimento del piano editoriale della Rivista per il prossimo triennio, con una revisione anche della sua veste editoriale. Alcune piccole novità le trovate già in questo numero, ma mi riservo di tornare su questi argomenti nei prossimi editoriali, quando il lavoro del Comitato di Redazione sarà stato completato, tenendo conto anche dei suggerimenti del Comitato Tecnico-Scientifico. Qui vorrei solamente ringraziare chi ha accettato di fare parte di questi organismi dimostrando affetto e legame alla rivista e disponibilità ad aiutarmi in una avventura che vuole essere collettiva e non individuale. A parte il sottoscritto, il Comitato di Redazione è nuovo e nella sua composizione si è cercato di miscelare le storiche competenze dell’ingegneria idraulica e delle costruzioni idrauliche con quelle dell’ingegneria ambientale, dell’economia, degli aspetti legislativi, della pianificazione territoriale. Contestualmente si è cercato un equilibrio fra comunità universitaria e mondo produttivo e fra generazioni differenti, nella convinzione che la diversità sia uno stimolo alla crescita culturale e all’innovazione.
Analogamente anche il Comitato Tecnico-Scientifico è stato allargato a nuove competenze e si è attuato un parziale turn over, cercando di rispettare una rappresentanza territoriale delle realtà scientifiche italiane. A chi non ne fa più parte va il più sentito ringraziamento, nella speranza che continui a dare il suo contributo alla Rivista.
In questo numero le prime due memorie sono dedicate all’iter progettuale ed alle caratteristiche tecniche di due fra i più grandi serbatoi artificiali della Sicilia: Giuseppe Baldovin, Enzo Baldovin e Mario Toti descrivono l’invaso di Lentini; Ruggiero Jappelli, Gianni Cusmano e Giancarlo Madoni narrano la storia della diga Garcia. Entrambe le memorie testimoniano le complessità tecniche e ambientali relative ad opere di queste dimensioni, la cui programmazione e realizzazione dura alcuni decenni. La seconda memoria è dedicata alla figura di Franco Bigalli, del quale ho potuto apprezzare personalmente le qualità professionali ed umane. Le altre tre memorie si occupano invece di problemi di natura idrologica: Claudia Campana, Vito Gigante e Vito Iacobellis propongono un metodo per la stima delle curve di durata in bacini non strumentati in ambienti semi aridi, che è di grande utilità nei modelli gestionali di sistemi idrici complessi; Giovanna Grosso, Paolo Caronna e Roberto Ranzi trattano del bilancio di massa del ghiacciaio del Mandrone, modello che consente di prevederne l’evoluzione nel tempo in differenti scenari climatici; Guido Nigrelli e Chiara Audisio dimostrano come l’uso dei sistemi informativi territoriali abbia consentito in un bacino alpino piemontese l’identificazione delle aree a maggiore rischio idraulico e geologico, nelle quali è opportuno intensificare le opere di difesa delle infrastrutture. Completa questo numero la nota tecnica redatta da Giorgio Visentini che descrive il nodo idraulico di Milano fra Lambro e Olona. Nella rubrica “... In Breve” sono riportate una breve descrizione di un progetto di “Ponte di Archimede” in un lago cinese e un’analisi di Ruggiero Jappelli, che prende lo spunto dal grave incidente della Costa Concordia all’Isola del Giglio per introdurre il tema della difficile relazione tra coscienza del rischio e tempestività delle scelte nella gestione dell’emergenza; tema sul quale sarà opportuno tornare con maggiore spazio per trattare più in generale la capacità di prevedere i rischi e di ridurne gli effetti.

Il Direttore
Mario Rosario Mazzola
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