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Editoriale n. 2-2012

Uno degli obiettivi che mi sono prefisso di perseguire è quello di rendere L’Acqua sempre più interessante, specie per i colleghi più giovani, impegnati nella ricerca, nella professione, nell’industria e nell’amministrazione. In questo numero ritrovate la “Discussione”, come luogo della Rivista dove sono ospitati e spesso sollecitati interventi autorevoli su temi che la Redazione reputa di grande interesse per i lettori, che sono invitati ad esprimere la propria opinione. In “Rischio Idrogeologico e Crescita” Massimo Veltri espone le considerazioni che sono state alla base del suo intervento come Presidente dell’Associazione Idrotecnica Italiana all’incontro tenutosi il 23 marzo 2012 all’Accademia dei Lincei in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua. Di questa nota mi hanno colpito la sensazione che trasmette dell’occasione perduta di concretizzare in azioni realmente incisive sul territorio il grande sforzo legislativo sviluppato in Italia alla fine degli anni 80 e degli studi che ne derivarono. Al di là del rammarico che nasce dalla constatazione che gli elementi innovativi di questa stagione legislativa, anticipatori dei contenuti della Direttiva Comunitaria 2000/60, si sono purtroppo tradotti in gravi ritardi nell’applicazione di questa direttiva in Italia, la nota ribadisce la necessità di ripartire dalle considerazioni sviluppate oltre dieci anni fa dal Comitato Paritetico Camera-Senato in materia di difesa del suolo.
Per sanare una dimenticanza dell’Autore, ricordo che questo Comitato era presieduto da Massimo Veltri. Ma perché in Italia assistiamo in questo, come in altri campi, ad un continuo sciame legislativo, spesso con modesti risultati? Solamente per stimolare altri interventi, mi viene in mente che fra le cause possono essere annoverate la mancanza di una chiara suddivisione di responsabilità fra i diversi livelli amministrativi, la possibilità di non rispetto dei tempi previsti dalla legislazione senza attivare alcun potere sanzionatorio e sostitutivo senza ricorrere a procedure emergenziali ed in alcuni casi il non adeguato livello tecnico delle amministrazioni rispetto ai compiti assegnati. Certamente le situazioni sono fortemente disomogenee fra i diversi territori ed anche al loro interno, ma proprio questa disomogeneità dopo tanti anni dall’approvazione delle leggi è sintomo di ingiustificabile arretratezza.
Fra le Memorie sono pubblicati articoli che trattano di costruzioni idrauliche, dighe, idrologia e sistemi idroelettrici. Francesco Granata, Giovanni de Marinis e Rudy Gargano propongono all’attenzione dei lettori uno studio dei pozzetti di salto circolari, di uso comune nelle reti di deflusso urbano a forte pendenza, fornendo criteri di
dimensionamento facilmente utilizzabili nella pratica tecnica. Una memoria curata da Ruggiero Jappelli, è anche un appassionato appello, fondato sulla vastissima esperienza dell’Autore, per la ridefinizione o piuttosto per l’allargamento dei confini dell’Ingegneria delle Dighe a componenti culturali diverse da quelle meramente ingegneristiche, per un inquadramento dell’impianto nel complesso territoriale; approccio tanto più valido quando i problemi emergenti sono quelli della manutenzione delle opere, che in Italia hanno ormai un’età ragguardevole. Nella terza memoria Ugo Ravaglioli analizza gli effetti dell’ ipotesi di conservazione delle sezioni piane anche in presenza di una distribuzione non lineare delle pressioni; ne deduce che per motivi di sicurezza è opportuno un approfondimento dell’analisi sul paramento di monte per valori elevati del coefficiente di Poisson. La successiva memoria di Michele Brunetti, Tommaso Colaiero, Roberto Coscarelli, Giovanni Gullà, Teresa Nanni e Claudia Simolo, descrive ed applica alle serie pluviometriche giornaliere calabresi una metodologia per creare un database omogeneo e completo, che consente un’attendibile analisi climatica. Teresa Pizzolla, Adelchi Acampora e Salvatore Manfrera confrontano due algoritmi per la stima della radiazione solare globale e dell’evaporazione potenziale e concludono che questi modelli, applicati su scala annuale, producono risultati simili, mentre alla scala giornaliera il modello proposto da Allen et al. è più affidabile di quello di Kumar et al.; in ogni caso, le analisi evidenziano il ruolo esercitato da pendenza ed esposizione dei versanti sulle stime di queste grandezze. Francesco Castellani, Leonardo Balucca e Nicola Faina descrivono un modello matematico che permette di determinare la dimensione ottimale dei piccoli impianti idroelettrici ad acqua fluente in modo da ammortizzare il costo di costruzione nel periodo di durata degli incentivi, evidenziando come l’attuale politica incentivante privilegi la realizzazione di impianti di dimensioni pari o minori ad 1 MW. Ruggiero Jappelli nella rubrica “… In Breve” descrive gli studi per la soluzione adottata nella posa in opera dell’adduttore che collega la traversa di Ponte Barca sul fiume Simeto al serbatoio Lentini, ampiamente descritto nell’articolo di G. e E. Baldovin e M. Toti pubblicato sul numero 1-2012.


Il Direttore
Mario Rosario Mazzola
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