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Editoriale n. 3-2012

Questo numero è l’ultimo nel quale Massimo Veltri scrive in qualità di Presidente dell’Associazione Idrotecnica Italiana. Ha svolto il suo incarico con grande passione in un periodo molto difficile, durante una crisi economica che sta mettendo a dura prova le capacità di sopravvivenza di molte associazioni tradizionali. L’Associazione Idrotecnica resiste e si interroga continuativamente su come innovarsi ed adeguarsi ai tempi, senza fermarsi a rimirare esclusivamente il suo glorioso passato. E questo è il grande merito di Massimo per il quale gli esprimo la mia riconoscenza a nome di tutta la redazione e credo di tutti gli iscritti. Comunque la sua presenza nel Comitato Scientifico della Rivista ci assicura che Massimo contribuirà ancora più di prima ad incrementare con le sue idee la qualità e la vivacità della Rivista. Al nuovo Presidente, Marcello Benedini, “L’Acqua” esprime i più sinceri auguri di buon lavoro. Di questa famiglia Marcello fa parte da tanto tempo ed alla Rivista ha dedicato tempo e competenza sia facendo parte a lungo del Comitato di Redazione che nel ruolo attuale di componente del Consiglio Scientifico. Tutto ciò ed i rapporti di amicizia personali che legano molti di noi al nuovo Presidente assicurano che il legame fra Associazione e Rivista rimarrà saldo come in passato, anche nelle nuove sfide che aspettano l’Associazione.
Mentre scrivevo questo editoriale ho saputo che un caro amico, mio e dell’Associazione, non potrà più darci il suo contributo. Giuseppe Gavioli se n'è andato in silenzio, come nel suo stile, scivolando via dalla porta del dibattito senza farlo notare. Beppe era una persona rara. Le sue qualità di capacità di analisi, onestà intellettuale, passione civile e senso istituzionale difficilmente coesistono in questa misura. Credo che in alcuni casi solo la tristezza esprima il disagio e sia il migliore omaggio per l’altra persona. Grazie Beppe, anche se forse non apprezzeresti.
Nella rubrica la “Discussione” di questo numero viene proposto da Ruggiero Jappelli un tema di rilevante attualità, come testimoniato dalle proteste per la costruzione della ferrovia ad alta velocità in Val di Susa: la necessità di perseguire il consenso delle popolazioni che subiscono i maggiori impatti dalla realizzazione delle grandi opere di ingegneria, quali strade, ferrovie, aeroporti, dighe, opere di trasferimento fra bacini, etc. Non si può non concordare con lui che oggi ancora più di prima non è sufficiente che un’opera sia riconosciuta come utile alla società nel suo complesso ma occorre “guadagnarsi il consenso dell’opinione pubblica e della popolazione locale”. Logicamente il confronto presuppone che l’utilità dell’opera sia verificata con rigore, analizzandone con attenzione e spirito critico gli aspetti tecnici, economici, ambientali e territoriali nelle fasi costruttive e decisionali. Contrariamente a quanto spesso avviene, la stessa attenzione va riposta nella contestuale analisi delle alternative al progetto proposto, fra le quali va inclusa quella di non modificare la situazione attuale. Questa è la base logica del processo “dialoga, decidi, agisci” che deve preferirsi al “decidi, informa, difendi” che solo apparentemente è più risolutivo. Non sono pochi i casi di progetti validi che non sono stati realizzati perché la tardiva ricerca del consenso ha dato troppo spazio al “dibattito per sopraffazione” che purtroppo rappresenta per i media del nostro paese un prodotto molto più facilmente vendibile del “ dialogo costruttivo”. In questo contesto la figura dell’ingegnere ed in generale del tecnico deve perdere l’aurea del demiurgo per contribuire anche attraverso l’uso degli strumenti tecnici di cui dispone, quali l’analisi benefici-costi, l’analisi multicriteriale o altri strumenti di supporto alle decisioni, alla chiarezza e produttività del dialogo. In questo numero vorrei segnalare anche la nuova rubrica dell’”Intervista”, dove abbiamo avuto l’occasione di confrontarci con Giuseppe Rossi Paradiso sulle problematiche affrontate nel VI Forum Mondiale dell’Acqua, tenutosi a Marsiglia nel marzo 2012. Su molti di questi temi dovremmo tornare a confrontarci per comprendere meglio come inserirci positivamente in un dibattito che ha certamente travalicato gli steccati dentro i quali eravamo abituati a confrontarci.
Fra le Memorie ritroviamo articoli che trattano di bonifiche, difesa idraulica del territorio, dighe e ingegneria marittima. Giuseppe Cervarolo, Francesco Colosimo, Maria Annunziata Longo, Teresa Mungari, Alfonso Senatore e Giuseppe Mendicino rappresentano proprio un esempio dell’utilità dell’applicazione di tecniche di analisi multicriteriale per migliorare la stima dell’indice tecnico dei piani di classifica dei consorzi di bonifica, elemento fondamentale nel sistema di supporto alle decisioni che consente il riparto della contribuenza nei Consorzi di Bonifica del Cosentino. La metodologia si caratterizza comunque per la sua flessibilità e generalizzabilità anche a casi significativamente diversi da quelli oggetto dell’applicazione. Fabio Ciervo, Maria Nicolina Papa, Vicente Medina e Allen Bateman ricostruiscono l’evento di flash flood di Atrani del 2010 con un modello matematico, tarato con misure di campo e video amatoriali, che appare adatto alla previsione di questo tipo di eventi idrologici in contesti analoghi a quello in studio. Marco Corsetti, Maria Marsella, Paolo Paoliani, Manuela Bonano e Michele Manunta illustrano la tecnica satellitare di Interferometria Differenziale Radar ad Apertura Sintetica (DlnSAR) utilizzata per il monitoraggio dei cedimenti della diga Genzano, la cui attendibilità è stata confermata delle misure satellitari con quelle tradizionali. Francesco Federico, Ruggiero Jappelli, Andrea Montanaro, Mauro Scienza, Angelica Catalano e Federica Del Gizzi affrontano la tematica dell’evoluzione nel tempo delle caratteristiche meccaniche della diga in terra zonata San Valentino, concludendo che, nonostante l’inevitabile degrado, Il manufatto può continuare a svolgere la sua funzione con sicurezza, purché la vigilanza sia affrontata con visione olistica supportata da un monitoraggio efficace e verifiche di calcolo specifiche. L’attualità di questi problemi è evidente, vista l’età di molte dighe in Italia, in materiale sciolto e in muratura di pietrame e malta. Sempre nel settore delle dighe Giorgio Visentini narra la storia della diga di Gimigliano sul fiume Melito, in Calabria. Considerando che questa iniziativa prende l’avvio negli anni ’60, e al giugno 2011 sono state realizzate in parte solamente le gallerie di scarico, questa memoria mette in evidenza la inaffidabilità del processo decisionale in Italia. Nel campo dell’ingegneria marittima, Michele Greco e Giovanni Martino applicano in forma combinata i metodi classici per la valutazione del rischio di inondazione e di erosione costiera della fascia ionica lucana. Infine, nella rubrica “In Breve”, a completamento delle memorie apparse su L’Acqua 1 e 2/2012, viene descritta la fondazione della traversa a Ponte Barca sul fiume Simeto, che alimenta una parte significativa dei consumi civili, irrigui ed industriali delle provincie di Catania e Siracusa.


Il Direttore
Mario Rosario Mazzola
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