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Pierluigi Martini, Sandro Cecili, Guido Martini, Giorgio Martino

FONTANE DI MOSTRA ED ALTRI MANUFATTI CELEBRATIVI DEI MODERNI ACQUEDOTTI DI ROMA

INTRODUZIONE
La relazione, elaborata a cura dell’ACEA SpA e dell’Associazione Idrotecnica Italiana, illustra la progressiva evoluzione, nel corso del ventesimo secolo, dei criteri di progettazione dei manufatti realizzati al termine dei moderni acquedotti di Roma, con l’intento di celebrare l’arrivo in città di nuova acqua: un evento, questo, che fin dal tempo dell’antica Roma ha esercitato un fascino particolare sui suoi abitanti.
Le opere celebrative realizzate per il nuovo acquedotto dell’Acqua Marcia (1870/1912), per il nuovo acquedotto dell’Acqua Vergine (1937), per il primo acquedotto del Peschiera, in destra del fiume Tevere (1949) - l’unico che non utilizza sorgenti già convogliate in città dagli antichi Romani - si rifanno al criterio della “fontana di mostra”, criterio largamente utilizzato, nei secoli precedenti, dai Papi, che avevano così celebrato la riconduzione a Roma dell’Acqua Vergine, dell’Acqua Felice, dell’Acqua Paola e/o l’estensione delle relative reti ai vari quartieri urbani [3,4,7].
Il complesso costituito dal secondo acquedotto Peschiera (in sinistra Tevere), dall’acquedotto delle Capore, dall’acquedotto Appio – Alessandrino e dall’acquedotto di riserva alimentato dal lago di Bracciano ha risentito, invece, della visione unitaria che l’ACEA ha potuto perseguire soprattutto dopo il trasferimento ad essa delle reti della Società dell’Acqua Pia Antica Marcia (SAPAM), avvenuto nel 1964 . In questa visione, proposta dall’ACEA fin dal 1955, i vari acquedotti e le corrispondenti reti distributive non furono più concepiti come elementi sostanzialmente autonomi, ciascuno a servizio di quartieri diversi della città, ma come parti organicamente interconnesse di un sistema unitario (v. Fig. 1).
Ne è derivata l’idea di realizzare un grande manufatto celebrativo terminale, situato nella zona sud della città (Colle di Mezzo, EUR), cioè nel punto ove confluiscono o confluiranno i collegamenti provenienti dagli acquedotti primari (v. Fig.1), ed articolato nelle tre realizzazioni seguenti, costituenti un unicum architettonico, la cui concezione venne elaborata con la consulenza dell’architetto Francesco Palpacelli:
- un complesso idraulico, già realizzato (torre piezometrica, serbatoio sopraelevato, serbatoio interrato), alto 85 metri, che, per la sua bellezza ed arditezza, è unanimemente considerato un esempio di eccezionale rilevanza ai fini architettonici ed urbanistici, come documentano i riconoscimenti ufficiali dell’INARCH;
- un limitrofo, ampio parco scientifico dell’acqua, del quale Francesco Palpacelli, deceduto nel 1999, ha sviluppato per intero il progetto esecutivo;
- un centro culturale e congressuale, contenente i riferimenti storici, tecnico-scientifici, artistici alle opere acquedottistiche antiche e moderne di Roma, alle sue fontane, alla loro illuminazione e manutenzione, ai problemi di protezione delle acque ed altro. In omaggio all’antica consuetudine, questo centro sarà arricchito da una fontana di mostra. Data la prematura scomparsa del Palpacelli, di questa terza parte del complesso unitario esiste solo il progetto preliminare, che ne definisce i caratteri architettonici, evidenziati con chiarezza anche da disegni originali dell’autore, di grande interesse.

Il completamento di questo eccezionale complesso celebrativo, definito “centro polivalente dell’acqua”, riveste aspetti culturali, urbanistici, architettonici, ambientali, formativi, che superano i limiti aziendali e locali, coinvolgendo strategie di sviluppo più generali.

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