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Giuseppe Rossi, Salvatore Alecci

MITIGAZIONE DEL RISCHIO DI ALLUVIONE E POLITICHE DI DIFESA DEL SUOLO DOPO LA CATASTROFE DI MESSINA (OTTOBRE 2010)

MITIGATION OF FLOOD RISK AND POLICY FOR LAND DEFENSE AFTER THE DISASTER OF MESSINA (OCTOBER 2010)


L’alluvione di Messina è stata raccontata dai mass-media secondo una schema ormai consolidato per simili catastrofi: da una parte la spettacolarizzazione del dolore per le vittime e per i danni, oltre che dell’indignazione per le carenze negli interventi di emergenza, dall’altra l’enfasi per i gesti di generoso altruismo e di solidarietà verificatisi durante l’evento e l’amplificazione delle promesse a “mettere in sicurezza il territorio e a ricostruire tutto e subito”, fatte dai tecnici e dai politici accorsi sul posto.
Ora che le reazioni più emotive sono cessate, due azioni sembrano particolarmente necessarie. La prima (più urgente) è quella di far seguire agli interventi della Protezione Civile e dei volontari l’individuazione delle cause del disastro. E ciò non solo per accertare le eventuali responsabilità, ma soprattutto per predisporre un esauriente quadro conoscitivo utile a definire le misure indispensabili per evitare il ripetersi di eventi simili ed avviare la ricostruzione degli insediamenti distrutti o danneggiati.
Ma c’è una seconda azione, anch’essa necessaria, che è quella di saper cogliere la lezione dell’evento alluvionale di Messina. Esso è solo l’ultimo di una lunga catena di disastri determinati da eventi pluviometrici particolarmente gravi.
Ricordiamo ancora i disastri di Soverato nel 2000, di Sarno nel 1998, dell’alessandrino nel 1994, della Valtellina nel 1987, per citare alcuni dei più recenti, ma anche l’alluvione di Firenze nel 1966 e le alluvioni che nel 1951 colpirono molte parti d’Italia, dal Polesine alla Sicilia. Una catena così drammatica di eventi non può essere addebitata solo all’incontrastabile eccezionalità degli eventi naturali, ma impone di approfondire i motivi per i quali -malgrado un quadro legislativo sostanzialmente valido- la politica di mitigazione del rischio di alluvione e di frana nel nostro Paese è ancora così gravemente insufficiente, e obbliga a ricercare le linee di una strategia di largo respiro che consenta un’azione più efficace di prevenzione e previsione.
In particolare tre domande sembrano pertinenti:
i) Quali sono le cause di un così elevato rischio idrologico-idraulico e di frana nel nostro Paese?
ii) Perché la legislazione vigente in Italia in materia di difesa del suolo (che può considerarsi di ottimo livello, tanto da avere ispirato anche la recente Direttiva Europea sul rischio di alluvione) non ha avuto una tempestiva ed efficace attuazione?
iii) Quali azioni di mitigazione del rischio di alluvione e di protezione del territorio possono considerarsi prioritarie per il nostro Paese ed in particolare per la Sicilia?

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