Associazione Idrotecnica Italiana

 
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Si torna parlare di rischio idrogeologico

Si torna parlare di rischio idrogeologico, e questa volta lo si è  fatto nel corso di dell’interessante riunione dell’ANBI di fronte a personalità di spicco del modo politico sociale ed accademico. L’intento, ancora una volta, è stato quello di svegliare le coscienze perchè non si resti più inattivi di fronte  alle urgenze di difesa e manutenzione del nostro territorio le quali, solitamente, si trasformano in emergenze. E’ stato Massimo Gargano il presidente ANBI, durante la nazionale assemblea dell’Associazione del 14 luglio scorso a riportare l’attenzione su queste ormai annose questioni. Cifre alla mano e proposte, ha riconfermato per i Consorzi di Bonifica il loro  ruolo da protagonisti nei settori dell’irrigazione in agricoltura ed in quello delicato della tutela ambientale e della difesa del suolo. Tutto ciò appunto e, soprattutto, in termini di rischio idrogeologico e di difesa idraulica.
La fragilità del territorio italiano e il pericolo che investe la vita della popolazione sono costantemente riconfermati da eventi alluvionali. Solo negli ultimi nove mesi Sicilia, Calabria. Toscana, Campania sono state teatro di disastri di natura idrogeologica che ripropongono con drammaticità le inadeguatezze delle diverse strumentazioni disponibili per fronteggiarli.
In una recente pubblicazione dell’AII (Le alluvioni in Italia)  Massimo Veltri ricordava, che “la tutela e la gestione integrata di beni comuni come l’acqua e il suolo, così come i temi quali la messa in sicurezza e l’assetto idrogeologico del territorio nazionale, devono diventare leva e misura ordinaria della sostenibilità delle politiche di sviluppo economico del Paese, come peraltro sancito e finanziato dall’UE.” …..auspicando che “…. L’acqua e la conservazione del suolo”, fossero al più presto, messe “… al centro di una rinnovata stagione di attenzione da parte dei decisori politico-istituzionali”. Nonostante l’auspicio del Presidente dell’Associazione Idrotecnica italiana a conforto del quale riportiamo i dati emanati dal Ministero dell’Ambiente, ed oggetto in questi giorni di riflessione, secondo cui il 68,6% dei comuni italiani ricade in aree classificate ad alto rischio idrogeologico, la cui superficie interessa il 7,1% di quella nazionale (ha 2.150410) dove 3458 scuole e 89 ospedali sono a rischio frane, anche questo anno il Documento di Programmazione Economico-Finanziaria (DPEF) disattende ai problemi concernenti la manutenzione del territorio.
Considerando il fatto che ogni anno in Italia si spendono oltre un miliardo di euro per le emergenze, che il 25% delle località colpite da frana è recidiva  e che il 40% delle alluvioni interessa i medesimi siti la prevenzione, o quantomeno la riduzione del rischio idrogeologico sarebbe indispensabile. Inoltre, lo stesso Governo ha evidenziato che il fabbisogno necessario per la sistemazione totale delle situazioni di dissesto sul territorio nazionale è di 44 mila euro, di cui 27 per il Centro Nord, 13 per il Sud e 4 per il patrimonio costiero.
Nella recente Assemblea Nazionale, del 14 luglio, l’ANBI ha redatto e presentato un Piano pluriennale per la riduzione del rischio idrogeologico. Gli interventi elaborati dai Consorzi di Bonifica ammontano a 4.183 milioni di euro da realizzarsi attraverso mutui quindicennali pari solo al 20% di quanto speso nel decennio 1994-2004, per riparare i danni conseguenti a catastrofi idrogeologiche.
La progressiva contrazione della SAU (Superficie Agricola Utilizzata); la crescita disordinata dell’urbanizzazione; l’espansione urbana nei fondovalle alluvionali, gli abusi edilizi aspetti che aggiunti ad  una serie di concause come l’abbandono del territorio e dunque la sua scarsa manutenzione, contribuiscono a rendere maggiormente fragile dal punto di vista  idrogeologico il nostro  territorio .
La prevenzione  si presenta  dunque vincente, anche su un piano economico e non solo di salvaguardia di vite umane.  “Anche in tempo di crisi i Consorzi di Bonifica  si confermano esempio per il Paese e lanciano un programma  da condividere con chi ama concretamente il territorio” Con queste parole si è espresso Massimo Gargano,  rivolgendosi alla platea ed espressamente al Ministro dell’Agricoltura Galan, presente in quella sede, ribadendo inoltre che il Piano irriguo Nazionale, il Piano per la riduzione del Rischio Idrogeologico, l’adeguamento e il potenziamento delle infrastrutture idrauliche di fronte alle mutate condizioni del territorio ed ai cambiamenti climatici; l’autosufficienza energetica da fonti rinnovabili (in particolare idroelettrico e fotovoltaico) rappresentano le quattro sfide insite nel loro progetto.
Nonostante i  consorzi di bonifica siano diminuiti da 157 a 137 pur mantenendo le stesse responsabilità sul territorio, e abbiano d drasticamente ridotto i costi di gestione degli organi amministrativi; nonostante i positivi riscontri ottenuti nel settore delle irrigazioni in agricoltura che attualmente utilizza 21 dei 45  miliardi di metri cubi di acqua a disposizione del Paese rispetto ai 28 del 1985, i finanziamenti per il Piano irriguo Nazionale sono drasticamente dimezzati.  Con il Progetto IRRIFRAME i Consorzi di bonifica  rilanciano ancora una volta la loro posizione operativa fornendo agli agricoltori precise indicazioni sul quando, cosa e quanto irrigare.
“Nonostante il susseguirsi di catastrofi, nel nostro Paese” ha denunciato, ancora una volta, Gargano. “si continua a trascurare la difesa idrogeologica; al massimo se ne parla,  lambiccandosi in stucchevoli querelle sul futuro dei cambiamenti climatici, le cui conseguenze, nel frattempo, si abbattono sulla popolazione. Lo stesso accade per la manutenzione della rete idraulica, fatta di piccoli e grandi corsi d’acqua, oggetto ancora di scempi ambientali. E’ l’Italia distratta sul proprio patrimonio naturale, così come sulle grandi trasformazioni in atto nel mondo, dove i Paesi ricchi stanno comperando la terra dei Paesi più poveri: una sorta di neocolonialismo, contro il quale dovrebbe schierarsi decisamente l’Italia che ha, nel territorio e nella sua identità, un elemento irripetibile di sviluppo.