
Evento eccezionale?
Non ho i dati necessari a stabilire se l'evento pluviometrico abbia avuto carattere di eccezionalità, ma l'unico dato che trovo sui giornali (oltre 250 mm in 5 ore) fa ritenere che l'evento sia stato molto grave, anche se in passato sono stati registrati in Sicilia eventi sensibilmente più gravi, ad esempio nel 1995, nel 1951 e nel 1908. Inoltre bisogna considerare che l'evento è stato preceduto da molti giorni di pioggia, e ciò ha notevolmente aggravato l'azione dell'acqua sul suolo, che era saturo (e quindi incapace di assorbire la pioggia, più pesante e meno resistente).
Non ho i dati necessari a stabilire se l'evento pluviometrico abbia avuto carattere di eccezionalità, ma l'unico dato che trovo sui giornali (oltre 250 mm in 5 ore) fa ritenere che l'evento sia stato molto grave, anche se in passato sono stati registrati in Sicilia eventi sensibilmente più gravi, ad esempio nel 1995, nel 1951 e nel 1908. Inoltre bisogna considerare che l'evento è stato preceduto da molti giorni di pioggia, e ciò ha notevolmente aggravato l'azione dell'acqua sul suolo, che era saturo (e quindi incapace di assorbire la pioggia, più pesante e meno resistente).

Cause dei disastri
Da quanto è possibile ricavare dai resoconti e dalla visione dei filmati, i danni sembrano dovuti, più che alla esondazione dei torrenti, alle frane ed alle colate di fango. Si tratta quindi di fenomeni di dissesto idrogeologico determinati dalla “fragilità” delle condizioni geologiche ed innescati dalla pioggia. I fattori umani hanno aggravato la fragilità dei suoli. Oltre al disboscamento ha contribuito senz'altro l'abbandono dei terrazzamenti che su quelle colline erano stati realizzati nei secoli scorsi; ma il contributo maggiore deve essere venuto dalla edificazione e dalla eccessiva impermeabilizzazione di suoli. Ho visto edifici crollati o semi- crollati che erano situati a ridosso di corsi d'acqua, e qualcuno forse all'interno dell'alveo. Inoltre nel messinese (ed anche a Messina) molte fiumare sono state “tombate”, cioè canalizzate e coperte da strade. Fino agli anni '50-'70 era una pratica diffusa, e probabilmente era stata adottata anche nelle località colpite.
Esistono piani? i PAI?
La regione siciliana non ha recepito la legge nazionale per la difesa del suolo (L. 183/1989, oggi incorporata nel D.lgs 152/2006) e quindi non istituito le “Autorità di bacino” e non ha predisposto i “Piani di bacino”. Ha tuttavia redatto i “Piani di assetto idrogeologico (PAI)” che sono “piani-stralcio” dei piani di bacino. Una prima stesura è stata elaborata nel 2000, una seconda, più dettagliata, è stata elaborata a partire dal 2004, fino a pochi mesi fa. Non ho i nuovi PAI dei bacini interessati, ma nella stesura del 2000 era già individuato il rischio frana a Scaletta. Purtroppo i PAI sono poco pubblicizzati, poco rispettati e, soprattutto, manca un controllo efficace (che nelle altre regioni è svolto dalle Autorità di bacino).

Cosa si può fare? Cosa propone l'Associazione Idrotecnica?
Vige la pessima tradizione di intervenire solo dopo i disastri, sull'onda emotiva, con provvedimenti di emergenza per riparare i danni. Così facendo si spende molto di più, non si riesce mai a ripristinare davvero, e le vite perdute lo sono per sempre. Occorre cambiare strategia, anzi modo di pensare, e passare ad una azione generale, di lungo respiro. Solo la prevenzione, la pianificazione, il monitoraggio ed il controllo possono dare buoni risultati. Poiché essi richiedono tempi lunghi occorre partire subito. Questa è la vera urgenza, che richiede interventi da adottare con tempi da decreto-legge.
L'Associazione Idrotecnica ha sempre sostenuto la necessità di una efficace azione di tutela del suolo, ed in particolare fra il 2005 ed il 2006 ha anche studiato una proposta di legge che ha sottoposto all'ARS e presentato in un convegno regionale. Riteniamo che quella proposta, con i necessari aggiornamenti, sia ancora valida. Tuttavia, poiché realisticamente pensiamo che l'adozione (e soprattutto l'attuazione) di una legge di riforma di quella portata richieda tempi lunghi, riteniamo necessario, nelle more, che si agisca per fermare l'incremento dei fattori che determino i dissesti. Occorre farlo subito ed in maniera decisa, perché i benefici si vedranno gradualmente nel tempo.
In particolare riteniamo necessaria una moratoria degli insediamenti nelle zone a rischio, e l'adozione di misure efficaci (anche drastiche) per fermare il consumo del suolo e la sua impermeabilizzazione. Inoltre, considerato che la regione siciliana non ha ancora adottato il cosiddetto “piano-casa”, invitiamo ad un serio ripensamento. In Sicilia non c'è bisogno di incrementare il costruito, ma solo di migliorarne la qualità. Se la regione non intende associarsi a quelle regioni che hanno deciso di non adottarlo, almeno sia tassativamente esclusa l'impermeabilizzazione di nuove superfici.
ing. Salvatore Alecci
Presidente Sezione Sicilia Orientale
Associazione Idrotecnica Italiana
Presidente Sezione Sicilia Orientale
Associazione Idrotecnica Italiana
le immagini sono tratte dal sito di SKYnews24









