
Presso la Associazione Idrotecnica Italiana, Sezione Italia Centrale, si è tenuto un interessante incontro tra i membri del direttivo della Associazione stessa e la Dott.ssa Gaia Checcucci, Segretario Generale dell’Autorità di Bacino del Fiume Arno.
Nell’introdurre l’incontro, il Presidente della Sezione, Pierluigi Martini, ha dichiarato:
“Abbiamo bisogno di una maggiore presenza della Regione Toscana, alla nostra sezione Italia Centrale dell’associazione idrotecnica. Per iniziare quest’opera di coinvolgimento, abbiamo cominciato con la Dott.ssa Gaia Checcucci, affinché ci possa presentare la sua attività, in qualità di Segretario Generale dell’Autorità di Bacino del fiume Arno. C’è un passaggio dal Bacino al Distretto, cosa che l’associazione Idrotecnica ebbe modo di anticipare in un convegno di qualche anno fa. Data la sua conformazione con l’Appennino, la visione trasversale è importante e ci fa piacere che la legislazione ne abbia tenuto conto. Degli otto distretti previsti, oltre i due sulle isole, tolta l’autorità sperimentale del Serchio, ne rimangono solo cinque, in cui è divisa l’Italia. Due sono al nord di carattere continentale, mentre la penisola è affettata nelle tre parti rimanenti. E questa cosa ci piace. Un’organizzazione basata su questa visione è completamente diversa da quella precedente dell’ottica delle autorità dei singoli bacini.”
La Dott.ssa Checcucci ha così replicato:
“Abbiamo un sito internet ben organizzato e siamo disponibili, volentieri, a collaborare con l’associazione Idrotecnica. Dieci giorni fa, abbiamo ospitato il Ministro Brunetta, perché siamo l’unica amministrazione in Italia che ha aderito al progetto web Brunetta “Mettiamoci la faccia”, sulla soddisfazione dell’utente. Il nostro Ente offre servizi sia a professionisti, sia a semplici cittadini e che può essere spesa in questo progetto. Abbiamo costruito in casa un sistema che trasmette a Roma notizie sui servizi che offriamo. Il problema non è la valenza tecnica dell’utilità, ma la riconoscibilità istituzionale. Questa è la grande lacuna. Non siamo tracciabili come soggetto, non siamo riconosciuti come pubblica amministrazione, anche se abbiamo tanti primati, come pari opportunità, a livello di dirigenti e di dipendenti. Quando sono stata nominata, ho fatto un programmino di mandato, incentrato soprattutto sulla riconoscibilità. Si può anche fare bene, ma se non si fa sapere, resta tutto non riconosciuto. La parola “istituzionale” la devo all’insegnamento di Roberto Grappelli. Ci sarà un impegno d’ora in avanti, come Toscana ed anche personalmente, come appassionata dell’acqua da undici anni, trascinata in questo settore da Cesare Greco, cui sono debitrice e con il quale sono cresciuta. E’ una grande opportunità dei piani di gestione, al di là della scadenza del 22 dicembre che ci fa un po’ tremare. Il percorso sarebbe dovuto partire da lontano. I piani di gestione si dovevano fare in nove anni e non in sei mesi. L’Italia purtroppo ha recepito la direttiva con grande ritardo, ovvero solo a marzo di questo anno, ma la data di scadenza è restata la stessa di nove anni fa, cioè il 22 dicembre 2009. Un DPCM attuativo dovrà normare le autorità di distretto, partendo dalle autorità di bacino esistenti ed aggregando vari altri enti .
I segretari dell’Autorità di bacino hanno il compito di pubblicare i piani di gestione, entro il 22 dicembre. L’Art. 1 della legge 13/2009 riprende il principio ispiratore del 152, partendo dalle Autorità di Bacino, individuate come i soggetti competenti a lavorare a livello di distretto. Consideriamo il compito oneroso, ma è anche una grande opportunità. Restano la direttiva e le sue scadenze. Dal punto di vista ambientale, la scadenza ci costringe a fare qualcosa, per la prima volta, che rappresenterà la base per il lavoro futuro. Il piano di gestione lo facciamo sugli otto distretti, come diceva prima Martini: l’Appennino meridionale, dal Liri Garigliano fino alla punta della Calabria; l’Appennino centrale, coincidente con il Tevere; l’Appennino settentrionale, che comprenderà il Bacino dell’Arno, Conca Marecchia, Liguria e parte delle Marche; il Bacino pilota del Serchio come distretto autonomo; al nord, la parte orientale, con l’Adige ed il distretto del Po. Il nostro distretto comprende 40.000 km2 , 11 Autorità di Bacino, 28 Bacini, 7 Regioni, 29 Province, 800 Comuni e 8 milioni di abitanti. Il legislatore ci dice di coordinare i contenuti del piano. Cioè è l’autorità di Bacino dell’Arno che funge da coordinatore del gruppo di autorità per formare il piano di distretto. Questa è una legge del Parlamento e non del Governo. E’ positivo perché c’è l’humus per fare la riforma. La legge partì solo come atto di indirizzo, poi divenne un decreto legge ambiente, che è stato convertito nella legge 13. Il principio della riforma sarà quello dell’invarianza di spesa, cioè non si può tornare ai venti distretti. Il 152 vigente aveva individuato i distretti: restano in piedi le autorità che insistono sul territorio, per la difesa del suolo, ma operativamente le Autorità di Bacino, regionali ed interregionali, non hanno più una competenza autonoma. La direttiva 2000/60 parla di uso sostenibile della risorsa acqua e della definizione degli obiettivi “buoni” da raggiungere al 2015. La pianificazione di tutela (Regione) e la pianificazione d’ambito (Enti locali, Ato) dovrebbero stare una dentro l’altra, mentre invece non si parlano e hanno obiettivi diversi. Non è più possibile differenziare gli usi ed avere tanti enti, che non si parlano tra loro, ad occuparsi della stessa risorsa. Il coordinamento dei piani è più semplice di quello che si pensa: basta il buon senso, dal quale la legge non può prescindere. Bisogna portare a sistema le varie competenze per l’omogeneizzazione delle varie pianificazioni. Se non ho piani di ambito che siano compresi nei piani di tutela, ho due pianificazioni che non servono e non sono strumentali al fine di fornire a tutti i decisori gli elementi fondamentali. All’interno dell’autorità di distretto, dovrebbero essere ricomprese tutte le competenze che attualmente sono frammentate. Sono concetti che devono essere veicolati in modo forte per procedere alla riforma. Forse il patrimonio comune è più avanti del legislatore. Non si tratta di togliere le competenze alle Regioni ed agli enti locali. Le titolarità costituzionali restano a loro, ma tali competenze possono trovare accoglienza in un contenitore che riesce a metterle a sistema ed a coordinarle. Dobbiamo avviare un percorso, per fare in modo che, quando arriverà il legislatore, saremo già pronti. Noi abbiamo preso la questione molto seriamente. Prendendo alla lettera i dettami della direttiva europea e non il 152 e modificando i criteri per la classificazione dei corpi idrici, perché il 152 del ’99 parla una lingua totalmente diversa dalla direttiva europea.
I contenuti del piano di gestione dovranno essere le aree protette, il monitoraggio, gli obiettivi ambientali, l’analisi economica, il programma delle misure che devono essere poste in essere per raggiungere gli obiettivi ambientali della direttiva. L’analisi economica è fondamentale per garantire la sostenibilità economica del piano. Occorre fare un’analisi costi/benefici, presupponendo che ci sia qualcuno che faccia delle scelte. Un’altra componente del piano deve essere il repertorio di eventuali programmi e piani di gestione, adottati per il Distretto. Inoltre fa parte dei contenuti del piano, la partecipazione pubblica per avere tutte le osservazioni da parte dei portatori di interesse, sia in forma associata che singola. Tutte osservazioni trasparenti, tutte scaricabili. Il piano è sottoposto a VAS nazionale e quindi deve essere esplicitata l’attività istruttoria del Ministero dell’Ambiente. La fase della pubblicità e quella della VAS ci obbligano ad una pubblicità costante ed al contatto continuo con i portatori di interesse, anche attraverso forum dedicati. A fine giugno pubblicheremo sul sito la proposta di Piano, per raccogliere le osservazioni dei portatori di interesse e degli interlocutori istituzionali, per poter poi consegnare il Piano definitivo alla scadenza comunitaria. Abbiamo dovuto individuare i corpi idrici superficiali (nei piani di tutela non c’erano) e li abbiamo classificati secondo i criteri della direttiva. Abbiamo individuati anche i bacini sotterranei ed utilizzato il sistema WISE che suggerisce la direttiva. Ogni singolo corpo idrico è all’interno di un geo-database.
Non ci possiamo più permettere la dispersione di risorse, con tutte le competenze intrecciate e sovrapposte. Dobbiamo cogliere queste opportunità. La cosa importante è che indietro non si ritorna.”
Roberto Grappelli:
“Lazio, Toscana, Umbria, Abruzzo, Marche, Molise. Perché non facciamo un’esposizione nella sede di Nazzano, nel vecchio Castello che è a disposizione dell’Autorità di Bacino del Tevere, mettendo i due piani delle due autorità di Bacino in parallelo? Dobbiamo sensibilizzare tutti i tecnici comunali, perché abbiamo l’Associazione Idrotecnica come punto di riferimento.”
Cesari: “Si potrebbe fare a ottobre.”
Il direttivo approva all’unanimità.
di Laura FERRETTI, Andrea MASULLO, Giulia VILLANI, Catello MASULLO









