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Massimo Veltri risponde a Dacia Maraini

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Gentilissima Signora
Dacia MARAINI

La grande stima che la Associazione Idrotecnica Italiana ha per Lei ci spinge a fare piccole precisazioni alla sua nota “Acqua privatizzata. I rischi di una scelta” (Corsera 3 novembre), per chiarire che la privatizzazione non  riguarda “l’acqua” (cioè la risorsa idrica e la sua difesa, valorizzazione, utilizzazione), ma il “Servizio Idrico Integrato”: la gestione, cioè, dei sistemi di acquedotto, fognatura, depurazione per soli usi civili, le cui infrastrutture devono comunque tornare agli enti locali alla scadenza (max 30 anni) della concessione del servizio a terzi. Delle tre forme di affidamento, tutte suscettibili di ottime o pessime applicazioni, ammesse dalla U.E. e dalla nostra preesistente normativa - società di capitali, società a capitale misto pubblico privato, società a capitale interamente pubblico poste sotto il controllo diretto dell’ente proprietario – viene praticamente esclusa la terza. Essa ricorda la formula “municipalizzazione” che ha dato eccellenti risultati (fintantoché le gestioni delle relative aziende speciali, prima affidate a direttori scelti per concorso, vennero di fatto impropriamente occupate). Inoltre, le nuove norme obbligano le preesistenti società ex municipali quotate in borsa a ridurre la quota pubblica dal 51% al 30%, pena la loro scadenza al 2012. Condividiamo i più ampi percorsi stabiliti dalla U.E., ma riteniamo che l’Italia non dovrebbe ignorare la gloriosa storia vissuta dalle proprie aziende ed operare per correggere le deformazioni prodotte da invasioni improprie.

Roma, 9 novembre 2009

On. Prof. Ing. Massimo Veltri
Presidente dell’Associazione Idrotecnica Italiana