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Inaugurazione impianto idrovoro Lissaro

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Il territorio del Consorzio di bonifica “Pedemontano Brenta”, a cavallo del fiume Brenta tra la fascia pedemontana a nord ed il fiume Bacchiglione a sud, interessa una superficie di 70.933 ettari, su 54 comuni delle 3 province di Padova, Treviso e Vicenza. Il Consorzio è attualmente presieduto dal sig. Danilo Cuman e diretto dall’ing. Umberto Niceforo.
Lo scolo delle acque di questo comprensorio avviene per la maggior parte per gravità, salvo nella parte meridionale, dove è presidiato da impianti a sollevamento meccanico.



L’idrovora di Lissaro, completata nel 2008, è uno di questi impianti. Essa è posta a protezione di un bacino scolante, molto urbanizzato, nella periferia nord ovest della città di Padova.
Le acque meteoriche, che, dal ramificato sistema di corsi d’acqua di bonifica, confluiscono nello scolo Scolauro, vengono sollevate dall’idrovora e immesse nel fiume Ceresone Piccolo, tramite n. 3 elettropompe, per una portata massima di acqua sollevata di 4 m3/s, per un dislivello totale di 3,2 m, il che richiede una potenza elettrica di 300 kW.
L’impianto è presidiato da griglia e sgrigliatore automatico, appositi quadri elettrici, un trasformatore, un gruppo elettrogeno di emergenza, oltre che dalla consegna dell’energia elettrica e dal vano contatori.
Il beneficio dell’opera non si limita al sottobacino dello Scolauro. Infatti l’idrovora di Lissaro sottrae la portata di piena che precedentemente proseguiva verso valle attraverso lo scolo Mestrina Bappi fino all’idrovora di Brentelle, il che va a vantaggio di ben cinque comunità: Selvazzano, Saccolongo, Rubano, Mestrino, Veggiano. Per questo motivo, per realizzare l’opera è stato stipulato apposito accordo di programma sottoscritto tra il Consorzio di bonifica Pedemontano Brenta e le cinque amministrazioni comunali citate.



Il progetto dell’impianto è stato predisposto dall’ufficio tecnico consorziale, a firma dell’ing. Umberto Niceforo e del geom. Franco Svegliado.
L’opera è stata finanziata dalla Regione Veneto e dai 5 Comuni, per un importo totale di 1.500.000 €.



Un’opera come questa, apparentemente banale, ha incontrato incredibili difficoltà per la sua realizzazione, che vengono brevemente riassunte in quanto emblematiche di una situazione ormai diffusa che rende oltremodo complicato attuare opere pubbliche nel nostro Paese.
L’idea di un programma di interventi per la “sistemazione idraulica dell’asse Padova-Vicenza tra il fiume Ceresone e il canale Brentella” risale al 16 febbraio 1996, data in cui il Consorzio Pedemontano Brenta lo ha illustrato ai cinque Comuni, che dichiararono di condividerlo. Sempre in accordo con le cinque amministrazioni comunali, si decise di dare priorità all’esecuzione di un primo stralcio del programma, individuato nell’impianto idrovoro Lissaro.
Seguì un’assurda serie di intoppi:
-  le proteste di un gruppo di persone, che paventavano un abnorme incremento del livello di piena del ricettore fiume Ceresone; fu necessaria un’apposita perizia per fare chiarezza: essa confermò la validità del progetto del Consorzio e sottolineò il minimo impatto dell’idrovora sul fiume Ceresone, stimato in un sovralzo di non più di 3 centimetri (!) in condizioni di piena, tranquillizzando la popolazione;
-  una serie di rimpalli causati dall’allora amministrazione del Comune di Veggiano, che nel chiedere al Magistrato alle Acque la pulizia del letto del Ceresone (allora di sua competenza), non sbloccava il proprio assenso all’idrovora;
-  il finanziamento solo parziale da parte della Regione Veneto, e non fu facile raggiungere l’accordo tra i cinque Comuni sul riparto della quota non finanziata;
- il fatto che la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali diede il silenzio assenso per la pratica edilizia in comune di Veggiano, mentre annullò il provvedimento favorevole del Comune di Mestrino;
-  la necessità di predisporre due perizie di aggiornamento prezzi, visto il lungo tempo trascorso;
-  il ricorso al T.A.R. di due società interessate dagli espropri, il che richiese l’opportuna difesa sui ricorsi e, in contemporanea, un tentativo di transazione con le ditte ricorrenti.
-  il fallimento di una terza ditta, interessata dalla servitù per l’accesso all’area;
-  l’annullamento dell’appalto già svolto;
-  il decadimento del finanziamento regionale e la necessità di riavviare l’iter istruttorio a Venezia.
Con la proficua collaborazione della direzione regionale competente sui Consorzi, diretta dal dr. Riccardo De Gobbi, si riuscì a salvare il vecchio finanziamento e ad integrarlo. Il Consorzio il 25 settembre 2006 predispose l’ultimo aggiornamento del progetto, per un quadro economico di 1.500.000 euro, approvato dal Genio Civile il 27 ottobre 2006 e che trovò integrale copertura con Decreto dello stesso Dirigente della Direzione Agroambiente e Servizi per l’Agricoltura del 28 dicembre 2006.
Sorse qualche ultima difficoltà nel concludere gli accordi per l’acquisizione delle aree, con una prima seduta davanti al notaio in cui una ditta rifiutò di firmare l’atto, ed una seconda seduta invece andata in porto ed ulteriori problemi per la servitù: il nuovo proprietario subentrato a seguito del fallimento era disponibile a sottoscrivere, ma il suo affittuario invece si oppose. Fu necessaria un’ulteriore transazione di fronte al Giudice.
Si appaltarono i lavori in data 8 e 9 maggio 2007. I lavori iniziarono il 13 luglio 2007 e si conclusero il 23 giugno 2008, realizzati efficientemente dalle imprese Comin e Sideridraulic con la direzione lavori del geom. Franco Svegliado del Consorzio.



Il Consorzio, oltre all’idrovora, ha anche realizzato una serie di interventi straordinari sul fiume Ceresone Piccolo, nel frattempo assegnatogli da parte della Regione Veneto, a sua volta subentrata al Magistrato alle Acque e che invece si è tenuta la competenza sul ricettore del Ceresone, il fiume Tesina Padovano. Su quest’ultimo corso d’acqua il Genio Civile di Padova ha attuato un primo intervento di manutenzione, dopo parecchi anni di trascuratezza. Resta però la necessità di proseguire con ulteriori interventi sul Tesina Padovano, sapendo tuttavia che essi richiedono cospicui fondi regionali, che in questo periodo non è facile ottenere.
Questa piccola storia dimostra come anche per un’opera apparentemente banale siano necessari sforzi straordinari, incredibile impiego di tempo, inutile dispendio di energie. Dodici anni di iter amministrativo e meno di un anno per realizzare! Alla fine, nel caso in esame, l’impegno è stato ricompensato, ma è stato ottenuto grazie ad una tenacità, se non caparbietà, non comune. Ma è giusto che sia così? Si possono realizzare le grandi opere che servono a questo Paese se per un piccolo intervento come quello descritto è successo di tutto, di più ? Per fortuna è “acqua passata”…

Si è così giunti all’inaugurazione dell’impianto, avvenuta sabato 17 ottobre 2009, a Veggiano, presso l’idrovora. Hanno partecipato circa 150 persone.
Danilo Cuman, presidente del Consorzio di bonifica Pedemontano Brenta, ha tenuto il discorso di inaugurazione. Erano presenti i sindaci di Veggiano Anna Lazzarin, di Saccolongo Dorella Turetta, di Mestrino Marco Pedron, di Rubano Ottorino Gottardo, di Selvazzano Enoch Soranzo, l’assessore Enrico Pavanetto in rappresentanza della Provincia di Padova, il Presidente della quarta commissione del Consiglio Regionale, Clodovaldo Ruffato, il consigliere regionale Raffaele Zanon, l’ingegnere capo del Genio Civile di Padova, ing. Tiziano Pinato.
Erano presenti anche altre autorità civili e militari.



La benedizione è stata portata da monsignor Liberio Andreatta, vicepresidente delle opere romane pellegrinaggi in Vaticano.