Associazione Idrotecnica Italiana

 
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Giudizio positivo della Corte dei Conti sui risultati di gestione 2008 dell’Acquedotto Pugliese

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Monteforte, Amministratore Unico AQP: “I commenti della Corte dei Conti ci esortano a continuare nel cammino di rilancio. I dati di bilancio 2009 confermano tra l’altro le efficienze organizzative raggiunte”.  

L’Acquedotto Pugliese Spa - tra i maggiori player nella gestione del ciclo idrico integrato e secondo operatore italiano con oltre quattro milioni di abitanti serviti – è stato oggetto del parere positivo della Corte dei Conti in relazione alla gestione 2008.

 

La Sezione controllo Enti della Corte dei Conti, nell’ambito dei controlli effettuati ai sensi della legge n. 259/1958, ha reso noto oggi di aver approvato la relazione sulla gestione 2008 di “Acquedotto Pugliese S.p.A.”.

 

In particolare la relazione ha posto in risalto i risultati positivi raggiunti tramite gli interventi straordinari sugli impianti tecnici, al fine di ridurre le perdite, e l’attivazione di nuovi modelli gestionali per razionalizzare l’organizzazione del personale e i rapporti con l'utenza.

 

La Corte dei Conti ha sottolineato che i risultati del bilancio 2008 hanno fatto registrare un utile di esercizio di circa 239 mila euro, che seppur modesto, è stato accompagnato da una forte crescita del valore della produzione rispetto ai costi nonché da un incremento del patrimonio netto.

 

La Corte dei Conti ha tuttavia raccomandato una maggiore attenzione al miglioramento del sistema dei controlli interni ed alla realizzazione dell’intero programma poliennale degli investimenti programmati.

 

“I commenti della Corte dei Conti ci esortano a continuare nell’ambizioso cammino di rilancio della società intrapreso con successo negli ultimi anni, con l’obiettivo di risanare e potenziare la nostra rete. Azione che ci ha permesso di ridurre le perdite in rete al 35%”, ha commentato Ivo Monteforte, Amministratore Unico dell’Acquedotto Pugliese dal 2007.

 

“A conferma dei progressi raggiunti, arrivano anche i dati del bilancio 2009 che hanno evidenziato un utile di oltre 12 milioni di Euro e una riduzione dei costi di gestione per 10 milioni di Euro. Tali risultati derivano dalle efficienze conseguite tramite l’internazionalizzazione dell’attività di depurazione e di compostaggio, la riduzione delle spese generali e dei costi fissi di struttura ed una virtuosa politica di risparmio energetico”, ha concluso Ivo Monteforte.

Acquedotto Pugliese S.p.A., con reti idriche per oltre 21.000 chilometri al servizio di 4 milioni di cittadini, 10.000 chilometri di reti fognarie e 182 depuratori, è tra i maggiori player nazionali nella gestione del ciclo idrico integrato, che va dalla captazione, alla raccolta sino alla potabilizzazione ed alla distribuzione dell’acqua oltre che ai servizi di fognatura e di depurazione delle acque reflue. Acquedotto Pugliese S.p.A. controlla interamente Pura Depurazione S.r.l., che gestisce direttamente gli impianti di depurazione dislocati in Puglia, AQP POT S.r.l., a cui sono affidati in gestione gli impianti di potabilizzazione e Aseco S.p.A., attiva nella produzione di fertilizzanti naturali.

 



 

Le calamita' idrogeologiche di fine ottobre-primi novembre 2010

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Comunicato stampa della SIGEA

Durante il ponte di Ognissanti, l'intera penisola è stata attraversata da una perturbazione atmosferica che si è spostata da nordovest a sudest con eventi di pioggia che hanno praticamente interessato tutto il paese. Il maltempo ha dapprima messo in ginocchio il Centro Nord e, nelle ultime ore, ha colpito duramente anche le regioni meridionali. In Lombardia sono esondati il Seveso e il Lambro. In Veneto sono stati interessati delle esondazioni dei corsi d'acqua i territori di 121 comuni, specie nel veronese, nel vicentino e nel padovano, dove ilBacchiglione ha rotto gli argini costringendo l'evacuazione di alcunefamiglie. E' qui che si segnalano due vittime e un disperso. In Friuli Venezia Giulia alcuni affluenti del Tagliamento sono esondati allagando alcuni quartieri di Pordenone, di Sacile e della Bassa pianura ai confini con il Veneto. Sono state chiuse al traffico numerose strade e alcune famiglie sono rimaste isolate. In Emilia Romagna ha destato preoccupazione il livello del Po, dell'Enza e del Secchia; il Panaro è tracimato in alcuni tratti. Alcune frane sono state segnalate nel Modenese. In Liguria sono state segnalate frane nell'imperiese. In Toscana ci sono state tre vittime per frana in provincia di Massa Carrara e molte persone sono state evacuate dalle case interessate dal dissesto che ha provocato anche la chiusura di alcune strade provinciali. In Campania si sono avuti numerosi allagamenti nonché centinaia di alberi e cartelloni pubblicitari abbattuti dal forte vento. In Basilicata fenomeni franosi hanno provocato l'interruzione del traffico ferroviario e allagamenti sono stati segnalati in provincia di Matera. In Puglia forti nubifragi e allagamenti hanno interessato le province centro settentrionali ed il tarantino. In Calabria allagamenti a Vibo Valentia a Cosenza e nella Piana di Gioia Tauro. Frane  sono segnalate nella zona di Tropea dove si conta anche un disperso nei pressi di un torrente in piena. Infine in Sicilia si sono registrati frane e allagamenti nel messinese con interruzioni della viabilità e isolamento di alcune famiglie. Come commentare questo ennesimo evento calamitoso? Dal punto di vista scientifico, i fenomeni naturali sopra descritti rientrano nella normalità. È normale infatti che in autunno (così come pure in primavera, stagioni nelle quali si concentrano le precipitazioni nel nostro Paese) si registrino piogge di tali intensità e durata. È normale che le piogge, a un certo grado di intensità e durata, cadendo su un territorio geologicamente giovane e strutturalmente fragile come quello italiano, causino fenomeni pericolosi quali inondazioni e frane in zone che i bravi geologi classificano appunto come pericolose. Sarebbe normale (ma evidentemente risulta molto complicato) che in tali zone, pericolose per instabilità di versante o perché troppo vicine ai corsi d'acqua, l'uomo non esponesse dei beni e, come minimo, non ci andasse ad abitare, in modo da non creare, in una zona pericolosa, degli elementi a rischio. A tal fine, la nostra legislazione prevede che nei piani regolatori comunali le aree vengano classificate a seconda del grado di pericolosità geomorfologica per valutare l'idoneità all'utilizzazione urbanistica.Come mai allora si incorre in danni alle strutture e a volte,  purtroppo come in questo ultimo evento, in perdite di vite umane? Le ragioni devono rientrare evidentemente nell'elenco che si riportano di seguito. 1)Errata valutazione della pericolosità del territorio. In questo caso, il geologo professionista (non bravo) che ha apposto la propria firma alla relazione a supporto del piano regolatore rischia in prima persona. 2) busivismo: si costruisce cioè, in barba alla legge, nelle zoe pericolose.3)Utilizzo (purtroppo permesso dalla legge) di zone pericolose. Qest'ultimo caso sembra inconcepibile ma è concreto. Infatti la legge pevede che in alcune zone pericolose, in cui già esistano dei beni eposti, ad esempio abitazioni, si costruiscano delle opere di difesa ad es. argini artificiali) per ridurre la vulnerabilità di tali beni esposti e di conseguenza il loro rischio di essere colpiti dall'evento clamitoso (ad es. alluvione). Ma la costruzione di un'opera di difesa non rende assolutamente quella zoa meno pericolosa. E questo lo si è visto in questi giorni laddove ampi tratti di argini artificiali hanno ceduto a causa della piena del corso d'acqua e il territorio limitrofo, occupato anche da abitazioni, è stato inondato. Addirittura la legge prevede che in queste tipologie di territori (pericolosi ma protetti da opere di difesa) non solo si mantengano le vecchie costruzioni (il che potrebbe essere ancora in qualche modo giustificabile) ma si possano prevedere espansioni abitative. Il cittadino che andrà ad acquistare quei nuovi alloggi per abitarci è consapevole che quella è una zona pericolosa? Qualcuno lo avvertirà prima? Come si può intuire, anche se indubbiamente sono stati compiuti passi in avanti dal punto di vista legislativo per mitigare il rischio idrogeologico nel nostro Paese, alcune concezioni sarebbero a nostro avviso da rivedere. E comunque non ci si può assolutamente fermare all'emanazione di una legge, anche per ipotesi perfetta, se questa non viene supportata da efficaci controlli per verificarne l'applicazione. nfine, un ulteriore apporto alla consapevolezza da parte del cittadino della pericolosità della zona scelta come residenza, potrebbe essere fornito da forme assicurative nelle quali i premi crescerebbero naturalmente al crescere della pericolosità del sito.




 

L’acqua di rete come ecopass naturale

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Le aziende del settore idrico milanese presentano il progetto Casa dell’Acqua

La proposta comune di CAP Holding, Ianomi, Tam e Tasm 
 
Il dibattito sull’acqua si fa sempre più frizzante… In questi giorni di acceso scambio di opinioni sulla gestione (pubblica o privata?) del servizio idrico in Italia e sul tema della qualità dell’acqua di rete, le quattro aziende pubbliche del servizio idrico milanese CAP Holding, Ianomi, Tam e Tasm hanno presentato questa mattina il progetto comune Casa dell’Acqua, il primo sito internet interamente dedicato alle Case dell’Acqua, con un censimento delle strutture oggi esistenti in Italia, e un magazine on line per aggiornare gli utenti sulle novità del settore.
 
Nei giorni scorsi, le campagne di comunicazione avviate da alcuni marchi della grande distribuzione e dai produttori di acque in bottiglia hanno riaperto le polemiche sulla qualità dell’acqua di rete, in un momento già peculiare per le aziende idriche italiane, che attendono l’evoluzione di un quadro normativo ancora incerto.
Il successo delle Case dell’Acqua rappresenta una risposta concreta delle aziende idriche a chi solleva dubbi sulla qualità dell’acqua di rete, che in provincia di Milano è buona, sicura e controllata: ottima da bere. Una convinzione che CAP Holding, Ianomi, Tasm e Tam non hanno il timore di mettere nero su bianco, presentando il frutto di un meticoloso lavoro di ricerca che sarà costantemente aggiornato anche grazie alla collaborazione dei cittadini.
 
“Ognuna delle nostre quattro aziende realizzava le Case dell’Acqua. Abbiamo deciso di avviare una sinergia totale nella diffusione degli impianti e nella promozione di campagne di sensibilizzazione su un tema delicato come quello della gestione delle risorse idriche”, ha spiegato questa mattina Achille Taverniti, presidente di TASM.
“E’ ancora troppo diffusa in Italia l’errata convinzione che l’acqua di rete sia di serie B: non è così, teniamo a sottolineare che le analisi sulla qualità dell’acqua potabile sono molto più frequenti di quelle previste sull’acqua in bottiglia”, ha aggiunto Alessandro Ramazzotti, presidente di CAP Holding. Ha sottolineato l’impatto ambientale delle Case dell’Acqua, soprattutto in termini di riduzione dei rifiuti, il presidente di TAM, Giuseppe Viola: “Se pensiamo che meno del 20% delle bottiglie d’acqua vendute in Italia viaggia su rotaia, è facile intuire la densità dei Tir in circolazione sulle nostre strade. In questo senso, l’acqua dell’acquedotto è un ecopass naturale, che non costa nulla. Meno plastica in circolazione, e qualche soldo in più nelle nostre tasche”.
Ai vantaggi ambientali, le Case dell’Acqua aggiungono spesso un servizio “sociale”, offrendo un punto di aggregazione e incontro, anche nella rivitalizzazione delle periferie, come ha evidenziato il presidente di IANOMI, Roberto Colombo, che ha anticipato un ulteriore sviluppo del progetto: “Entro dicembre inaugureremo i primi impianti per l’erogazione di acqua di rete, liscia e frizzante, anche nelle scuole. La prima esperienza sarà al liceo scientifico Majorana di Rho”. 



Alla conferenza stampa di questa mattina sono intervenuti anche gli amministratori di alcuni Comuni che stanno già sperimentando il successo delle Case dell’Acqua. Visti i numeri da record dell’impianto di Sesto San Giovanni (6.800 litri al giorno erogati in alcune date di luglio, e una media annuale di 4.000 litri al giorno), l’assessore all’Ambiente Ersilia Brambilla ha annunciato l’intenzione di moltiplicare presto le strutture: “Il nostro obiettivo è di attivare una Casa dell’Acqua in ogni quartiere. E’ uno dei servizi che riscuotono il gradimento maggiore da parte dei cittadini”.
 
Anche i Comuni di dimensioni più contenute come Corbetta stanno registrando il tutto esaurito: “Per noi la Casa dell’Acqua rappresenta un altro tassello in un progetto più ampio per l’ecosostenibilità del territorio”.
CHI SOSTIENE IL PROGETTO CASA DELL’ACQUA? 
 
CAP Holding è la patrimoniale di riferimento del sistema idrico nelle province di Milano, Monza e Brianza, Lodi, Pavia. Interamente a capitale pubblico, garantisce il servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura, depurazione) in un bacino di oltre 2 milioni di abitanti. Cura la gestione del patrimonio (reti e impianti), pianifica e realizza gli investimenti. I soci sono 197 Comuni e le due Province di Milano e Lodi. Attraverso la controllata Amiacque eroga ogni giorno acqua buona e sicura ai cittadini, con circa 750 pozzi e una rete idrica di oltre 6.400 km. 
I.A.No.Mi., sorta come consorzio nel 1926 e ora Infrastrutture Acque Nord Milano, è una società per azioni costituita dalla Provincia di Milano, dalla Provincia di Monza e Brianza e da quaranta Comuni inclusi nei bacini idrici del fiume Olona e del torrente Seveso. Si occupa della costruzione di strutture idriche per garantire il controllo della risorsa acqua, progetta e realizza gli impianti di trattamento delle acque ed è titolare del patrimonio costituito dalle opere di collettamento intercomunale e da cinque impianti di depurazione. 
TASM, Tutela Ambientale Sud Milanese, nata nel 1975 come Consorzio Provinciale, si è poi trasformata in società per azioni. Realizza e gestisce gli impianti di depurazione delle acque reflue, civili e industriali del sud milanese, per circa cinquecentomila abitanti equivalenti, su un territorio di trecento chilometri quadrati. È partecipata dalla Provincia di Milano e da ventiquattro Comuni dell’area a sud di Milano. 
TAM, Tutela delle Acque del Magentino, conta, oltre alla Provincia di Milano, trentasette Comuni soci, ed è impegnata a offrire sul territorio dell’Est Ticino servizi nel settore del trattamento e della depurazione delle acque reflue. Oltre a quattro depuratori delle acque, gestisce oltre ottanta chilometri di collettori intercomunali, per un bacino di 400.000 circa AE (abitanti equivalenti) tra residenti ed industrie. In particolare, si occupa della gestione investimenti connessi alla realizzazione delle opere idrauliche di collettamento intercomunale e depurazione delle acque reflue.
Le quattro aziende fanno parte di Aqua Publica Europea, l’associazione internazionale costituita a Bruxelles per promuovere la gestione pubblica dell’acqua.




 
 

L’acqua: una risorsa da preservare. "Tecnologie ed innovazioni per la riduzione delle perdite”

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21 GENNAIO 2011 – SESSIONE “1” - ORE 10,00
Business Innovation Center di Città della Scienza
SALA BYTE – VIA COROGLIO 57/D – NAPOLI

Chairman: Francesco Bosco
Segretario Generale “Associazione Idrotecnica Italiana”

vedi il programma



 

Premio SIF 2011 per lo sviluppo sostenibile

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Promosso da Minerv@, il Premio Sif – Sustainability International Forum – è nato con l'obiettivo di divulgare e sostenere quelle iniziative pubbliche e private che si siano particolarmente distinte per impegno innovativo ed efficacia dei risultati nel perseguire progetti di Sviluppo Sostenibile. L’iniziativa si avvale del patrocinio delle maggiori istituzioni nazionali e, in particolare, della Regione Lazio e del Comune di Roma.

Dopo l'assegnazione del Premio Sif 2010 a IKEA, per l'iniziativa “IKEA per l'acqua”, si apre il bando per il concorso dedicato alle aziende virtuose in termini di sostenibilità, per l'assegnazione del Premio Sif in programma il prossimo Giugno a Roma.

La seconda edizione del concorso propone un'importante novità: oltre alla prima sezione del premio, dedicata alle aziende pubbliche e private, è prevista una seconda sezione dedicata ai giovani ricercatori, per il miglior progetto sostenibile in ambito urbanistico, architettonico, per i trasporti, l'energia, l'ambiente, il riciclaggio. Rinnovata anche la giuria, che annovera tra i membri personalità di spicco nei vari ambiti trattati dal convegno, oltre ad autorevoli esponenti delle maggiori Istituzioni. Tra questi: l'On Federico Mollicone, Presidente della Commissione Cultura del nuovo Ente Speciale Roma Capitale, S.E. Monsignor Lorenzo Leuzzi, Direttore della Pastorale Universitaria, il Prof Bartolomeo Azzaro, Prorettore dell'Università la Sapienza, il Dott Agostino Conte, Vice Presidente della Commissione Energia di Confindustria, il Dott Luciano Barra, Capo della Segreteria Tecnica del Dipartimento Energia del Ministero dello Sviluppo Economico, l'On Roberto Tortoli, Vice Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati,  l'Ing Pietro Maria Putti, Subcommissario dell'ENEA.

Oltre a un simbolico oggetto artistico, e una targa di riconoscimento, il Premio consentirà agli assegnatari per la prima sezione, di partecipare alla successiva edizione del Sif in qualità di relatori. Per la sezione dedicata ai giovani ricercatori, il premio consisterà in una somma di denaro.

A partire da mese di novembre 2010, il Premio sarà pubblicizzato su tutto il territorio nazionale, presso le imprese, gli enti locali, le Università, e le associazioni di impresa, che avranno la possibilità di partecipare, inviando la modulistica richiesta, entro il 1° giugno 2011. La modulistica è scaricabile dal sito web: www.sifconference.com. L'iscrizione al bando non comporta alcun onere.

La Commissione giudicante, dopo aver ricevuto copia di tutte le schede di partecipazione, valuterà i contenuti di merito per i progetti presentati, prendendo in considerazione i risultati attesi dal progetto secondo quattro criteri: riduzione dell'impatto ambientale, innovazione tecnologica o di contenuti, sostenibilità sociale del progetto, diffusione e riutilizzo del progetto in diversi contesti territoriali. Per ciascuno dei quattro requisiti, la Commissione attribuirà un punteggio da uno a dieci. La graduatoria dei partecipanti sarà formata dai punti ottenuti. Nel caso di parità del punteggio fra due o più partecipanti prevarrà quello con il punteggio più alto nel requisito 1, nel caso di ulteriore parità anche nel requisito 2 e a seguire, fino a un eventuale sorteggio finale.

“La missione del SIF è di mettere in contatto Istituzioni, Università e Aziende allo scopo di creare le condizioni per un proficuo scambio di idee e di esperienze, e aiutare così lo Sviluppo Sostenibile” Così l'Ing. Daniele D'Ambrosio, Presidente di Minerv@ che aggiunge: “Questo sta funzionando anche in pratica: Il SIF è giunto al suo terzo anno, e sta rapidamente crescendo, grazie anche al supporto delle Autorità, del Comune di Roma e della Regione Lazio, nonché delle aziende sponsor e, in particolare di Energy Resources SpA, ed è sempre più seguito dalle aziende e dai principali media. Anche il sito dedicato: www.sifconference.com sta rapidamente crescendo in visite, accessi e registrazioni. Molte le novità per il 2011: oltre al premio SIF dedicato ai giovani ricercatori, stiamo valutando la possibilità di sbarcare anche negli USA, a Washington. Il Nuovo Rinascimento dello Sviluppo Sostenibile - qui e ora - è sempre più una realtà anche grazie al SIF.”

Per tutte le informazioni relative al Premio Sif, ci si può rivolgere alla Segreteria Organizzativa che ha sede presso Minerv@, scrivendo all'indirizzo mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot, abilitare Javascript per vederlo

 



 

XI Giornata Mondiale dell’acqua

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L’Accademia Nazionale dei Lincei, che dal 2001 celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, nell’anno 2011, in occasione della XI edizione, ha scelto di dedicare la giornata al tema ‘Acqua ed energia’ con un convegno.

Vedi la locandina con i temi che verranno affrontati  e la dead line del convegno



 
 

Tecnologie innovative per la movimentazione e il trattamento dei fluidi

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Presso il centro congressi Città della Scienza di Napoli si è svolto il convegno dal titolo: "Tecnologie innovative per la movimentazione e il trattamento dei fluidi" promosso da ITT Water & Wastewater insieme a: Ordine Ingegneri di Napoli, Associazione Idrotecnica Italiana, ANDIS, Centro Studi Idraulica Urbana e Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Geotecnica ed Ambientale dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II"
Il ruolo di moderatore è stato affidato al Prof. Giuseppe De Martino che, con grande esperienza, ha guidato l'incontro in tutte le sue fasi.

Dopo i saluti di Claudio Mancuso, Direttore del Dipartimento di Iraulica Geotecnica e Ambientale, ed una breve presentazione di ITT Water & Wastewater da parte del Direttore Commerciale, Stefano Sampaolo, l'incontro è subito entrato nel tema centrale con la relazione di Edoardo Panelli sulle problematiche connesse ai sistemi di drenaggio.


Si sono poi alternati interventi tecnici di responsabili di settore ITT Water & Wastewater e relazioni di approfondimento del Prof. Maurizio Giugni e Prof. Giacomo Rasulo sempre sulle tematiche legate al drenaggio Urbano e alla realizzazione di impianti di sollevamento fognario.

Proseguendo la tradizione di precedenti incontri, anche a Napoli, alla parte convegnistica è stata affiancata un'area espositiva dove era possibile vedere direttamente pompe da fognatura e da cantiere, pompe autoadescanti diesel ed elettriche, pompe per drenaggio di cantieri e gallerie, pompe per bypass di condotte, sistemi di disinfezione con raggi UV, miscelatori, Elettroturbine, sistemi di filtrazione e telecontrollo, aeratori e vasche test in funzione.

Dopo gli approfondimenti svolti presso le aree tematiche, l'attività convegnistica è ripresa con gli interventi dei Prof. Giuseppe d'Antonio e Francesco Pirozzi sugli interventi di upgrading e di risparmio energetico negli impianti di depurazione seguiti dalla relazione di Marco Leoncavallo sull'ottimizzazione dei sistemi di aerazione delle acque reflue.

Francesco Rodriquez e Ciro Bianchi hanno presentato la loro esperienza di gestione degli impianti Gori utilizzando un sistema di telecontrollo.
Nicola Fontana e Antonio Ranucci hanno quindi esposto i criteri da utilizzare nel dimensionamento delle vasche di prima pioggia.


Il dibattito conclusivo ha visto diversi interventi importanto presentati da Francesco De Paola, Salvatore Villani, Giuseppe Del Giudice e Corrado Gisonni. Oltre a verificare la capacità di prevenzione delle sedimentazioni sul fondo delle stazioni prefabbricate Top Station, durante l'incontro, i partecipanti hanno avuto la possibilità di assistere ad un test antintasamento di una pompa N chopper 3153.

Nella vasca prove sono stati inseriti tutti gli oggetti solidi che possono trovarsi normalmente in fognatura (collant, stracci, bottiglie, lattine...). La pompa N Chopper non ha avuto difficoltà a pomparli, anche quando erano presenti in grandi quantità.

 E’ possibile scaricare le relazioni direttamente dal sito della ITT:

http://www.flygt.it/3346961.asp

 



 

Le pompe sommerse Caprari ad alta quota.

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L’allarme è stato lanciato nel luglio scorso dal laboratorio di glaciologia di Grenoble,  un’importante sacca d’acqua di 65 000m³ si è formata sotto il ghiacciaio di Tête-Rousse, nel Massiccio del Monte Bianco. Non è la prima volta che avviene questo fenomeno, difatti nel 1892, una sacca d’acqua simile aveva provocato la rottura della parete del ghiaccio e una colata distruttrice sulla città di Saint Gervais, provocando la morte di 175 persone. Tenendo conto del pericolo e dell’espansione demografica, di questi ultimi decenni, nella vallata, il sindaco di Saint Gervais e il prefetto di Haute-Savoie, hanno preso urgentemente la decisione di vuotare questa sacca d’acqua al fine di mettere in sicurezza il comune.

 

L’evento ha avuto grande risonanza attraverso la stampa (Le Figaro) e i media televisivi.

Questo svuotamento è infatti un’operazione molto delicata e di grossa portata. Il Ghiacciaio si trova a 3200m di altitudine, ed è dunque di non facile realizzazione. La sacca d’acqua, si trova ad una quarantina di metri di altezza circa ed è profonda più di 30 metri! 8 forature di 250mm di diametro sono state realizzate direttamente sul ghiaccio, con una tecnica termica ad acqua calda, per far fondere il ghiaccio ad alta velocità.

 

La soluzione termica proposta necessita rapidamente di pompe sommerse affidabili e robuste, di un diametro esterno ridotto e capaci di assicurare una portata unitaria di 80m³/h. La scelta si è rivolta dunque verso CAPRARI, attraverso la sua filiale francese, che aveva in stock, nel mese di Agosto, le 8 macchine richieste, di cui le più grosse hanno un diametro massimo di soli 182mm, permettendo una facile installazione all’interno delle forature e un buon passaggio per i cavi di alimentazione elettrica. L’intero materiale per il pompaggio è stato consegnato in meno di 4 giorni, ed è stato trasportato via elicottero sulla zona.

 

Due modelli di pompe sono stati presi in considerazione, per il più elevato punto di funzionamento (80m³/h @ 75): 4 pompe 8” semiassiali da 26kW
per il più basso punto di funzionamento (15m³/h @ 75) e 4 pompe tipo 6” radiali da 5,5kW.

L’alimentazione elettrica delle macchine avviene grazie ai potenti gruppi elettrogeni forniti da DELTA SERVICE LOCATION (DSL), specializzati in pompaggi di urgenza.

Una volta che le pompe sono state immerse nella sacca d’acqua, lo svuotamento è iniziato, svuotando tranquillamente a portata costante questi 65 000m³/h di acqua, l’equivalente di più di 20 piscine olimpiche!! Queste acque raggiungeranno i fiumi in modo del tutto normale. Dopo solo qualche giorno di pompaggio, il livello della sacca si è abbassato di più di 20m, diminuendo di più di 2 bar la pressione sotto il ghiacciaio, mettendo in sicurezza gli abitanti della città.




 

 

 

L’Italia è il primo produttore europeo di energia idroelettrica di piccola scala

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Intervista con Maurizio Giugni,
A cura della redazione

Entro il 2020 il nostro Paese conta di coprire con le fonti energetiche rinnovabili il 17% dei consumi energetici nazionali, in linea con le indicazioni europee (Direttiva 2009/28/CE). L’Italia, secondo i dati dell’European Small Hydropower Association (ESHA) è attualmente il primo produttore europeo di energia idroelettrica di piccola scala. Qual è la situazione in Italia?Quali sono i rischi e le opportunità del settore mini-idroelettrico? Quali sono le potenzialità nazionali anche a fronte del recente panorama di interventi legislativi sulle fonti energetiche rinnovabili’? Quale contributo  può derivare dalla ricerca scientifica in questo campo?
Ne abbiamo parlato con  Maurizio Giugni, Ordinario di Costruzioni idrauliche, e Direttore del CIRAM (Centro Interdipartimentale  di Ricerca Ambiente) del Dipartimento di Ingegneria Idraulica, Geotecnica ed Ambientale dell’Università di Napoli Federico II. In questa stessa sede nel Novembre 2009, si svolse un interessante  workshop dal titolo “Le potenzialità di sviluppo del mini-droelettrico italiano”  organizzato dal centro di ricerca ERSE, dal CIRAM in collaborazione con l’Associazione Idrotecnica Italiana, nell’ambito del programma di disseminazione  del progetto SMART “Strategie to proMote small scAle hydro electRicity producTion in Europe”finanziato dal programma europeo Intelligent Energy Europe e coordinato dalla provincia di Cremona.


Che cosa è il mini idroelettrico e quali sono le differenze tra piccole, mini e micro centrali idroelettriche?

Con riferimento alla L. 24.01.1977 n. 7 possono definirsi risorse idroelettriche minori le piccole derivazioni, ossia gli impianti idroelettrici con potenza nominale di concessione  3 MW
Secondo la classificazione ufficiale dell’UNIDO (United Nations Industrial Development Organization), possiamo identificare 4 principali tipologie di impianti:
- Piccoli impianti  Potenza < 10 MW
- Mini impianti  Potenza <  1 MW
- Micro impianti  Potenza < 100 KW
- Pico impianti  Potenza <  5 KW
Per quanto concerne l’Italia, sarebbe più corretto porre come limite per gli impianti mini-idroelettrici la già citata soglia di 3 MW, in modo da allinearsi anche alle direttive dell’Autorità per l’energia elettrica ed il gas in materia di prezzi di cessione dell’energia.


La differenza tra un mini hydro ed un “grande” impianto sta essenzialmente nella potenza. Quali  caratteristiche specifiche presentano i piccoli impianti?
La differenza tra un mini hydro e un “grande” impianto in linea di principio è essenzialmente nella potenza e, quindi, nella producibilità energetica. Si osservi al proposito lo schema di un mini hydro proposto nella figura 1, che concettualmente non è diverso da quello di una grande centrale “ad acqua fluente”.

In realtà i mini hydro presentano alcune caratteristiche specifiche:
- consentono lo sfruttamento di risorse idriche anche modeste, poiché i siti di localizzazione possono essere molteplici e la loro installazione è in genere semplice;
- necessitano di una limitata risorsa idrica per produrre energia;
- consentono mediante una generazione distribuita la produzione di energia in prossimità delle utenze;
- sono poco ingombranti e, nel caso di impianti a struttura compatta - del tipo riportato a titolo d’esempio in figura 2 - sono relativamente semplici da realizzare anche in luoghi poco accessibili;
- la manutenzione e la gestione sono molto semplificate rispetto agli impianti di taglia maggiore.


D.- Quale è la situazione in Italia?
Al 31.12.2008 in Italia risultavano installati impianti idroelettrici per una potenza complessiva di 17.623 MW, così ripartiti (Fonte: GSE):
- 296 impianti con potenza > 10 MW
665 impianti con potenza compresa tra 1 e 10 MW
- 1.223 impianti con potenza < 1 MW
Va osservato, inoltre, che il mini idroelettrico dal 2000 al 2008 è cresciuto in Italia in misura maggiore del 20%, facendo registrare un aumento della potenza installata del 6% nel solo biennio 2007/2008.
L’Italia, secondo i dati dell’European Small Hydropower Association (ESHA) - un’associazione internazionale non-profit che rappresenta il settore del mini idroelettrico - è attualmente il primo produttore europeo di energia idroelettrica di piccola scala.
I mini impianti idroelettrici sono gestiti da:
- Utilities
- Consorzi idrici locali
- Gruppi industriali
- Enti ed amministrazioni locali
- Investitori finanziari (più raramente)


D.- La ricchezza dei corsi d’acqua nel territorio italiano potrebbe rappresentare una potenzialità nello sviluppo di questo settore?
Ovviamente sì. Da questo punto di vista va segnalato lo sviluppo di studi anche recenti mirati:
- alla redazione di mappe del potenziale idroelettrico italiano;
- all’implementazione di software per la valutazione del potenziale idroelettrico residuo in aste fluviali;
- all’implementazione di software per la valutazione della fattibilità di piccoli impianti idroelettrici.


D.- La mancanza dello sviluppo del mini idroelettrico è stata attribuita ad un quadro normativo complesso e alle procedure autorizzative poco chiare. Cambia qualcosa in questo senso con la pubblicazione delle Linee guida amministrative per le fonti rinnovabili approvate il 9 luglio scorso dalla Conferenza Stato – Regioni?
Riassumiamo anzitutto i rischi e le opportunità del settore mini idroelettrico.

Opportunità
- Tecnologia consolidata, con bassi rischi
- Elevate prestazioni rispetto ad altre fonti rinnovabili
- Costi di investimento e di esercizio nel complesso contenuti
- Modesto impatto ambientale

Rischi
- Incertezza della normativa di incentivo
- Procedure autorizzative complesse
- Norme ambientali (VIA, Deflusso Minimo Vitale)
In particolare le procedure autorizzative sono complicate in Italia dal decentramento amministrativo, secondo cui spettano alle Regioni:
1. le competenze in materia di rilascio di concessioni relative alle derivazioni di acque pubbliche;
2. la pianificazione energetica;
3. la pianificazione in materia di utilizzazione delle risorse idriche;
4. la valutazione di impatto ambientale e/o la verifica di assoggettabilità per alcune tipologie di impianti.
I procedimenti necessari per la messa in esercizio di una centrale idroelettrica attualmente sono:
- Valutazione Impatto Ambientale (D. L. 152/2006)
- Rilascio della concessione di derivazione d’acqua ad uso idroelettrico (T.U. 1775/33; in Lombardia R.R. 2/2006)
- Autorizzazione Unica (D. L. 387/2003)
- Collegamento alla linea elettrica (DPR 327/2001)
I tempi delle suddette procedure attualmente sono piuttosto lunghi - sino a 900 giorni! - pur se gli studi di alcuni enti (ad es. la provincia di Cremona) suggeriscono procedure mirate ad una semplificazione dell’iter autorizzativo.

Le Linee guida amministrative per le fonti rinnovabili, approvate il 9 luglio scorso dalla Conferenza Stato-Regioni, potranno fornire in questo senso un contributo sicuramente positivo, dal momento che prevedono:
- regole per la trasparenza amministrativa dell’iter di autorizzazione;
- la regolamentazione dell’autorizzazione delle infrastrutture connesse e, in particolare, delle reti elettriche;
- l’individuazione, per le diverse fonti di energia rinnovabile, delle tipologie di impianto e delle modalità di installazione che consento l’accesso alle procedure semplificate (denuncia di inizio attività e attività edilizia libera);
- l’individuazione dei contenuti delle istanze, delle modalità di avvio e di svolgimento del procedimento unico di autorizzazione;
- la predeterminazione dei criteri e delle modalità di inserimento degli impianti nel paesaggio e sul territorio.


D.- Quali contributi possono derivare dal “Piano Nazionale sulle energie rinnovabili” pubblicato dal Ministero dello Sviluppo economico?
Entro il 2020 il nostro Paese conta di coprire con le fonti energetiche rinnovabili il 17% dei consumi energetici nazionali, in linea con le indicazioni europee (Direttiva 2009/28/CE).
Il Piano disegna le principali linee d'azione per il perseguimento degli obiettivi strategici di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, articolandole su due piani: la governance istituzionale e le politiche settoriali.
Il Piano, inoltre, descrive l'insieme delle misure necessarie per raggiungere gli obiettivi, prevedendo di intervenire sul quadro esistente dei meccanismi di incentivazione (quali, per esempio, i certificati verdi, il conto energia, i certificati bianchi, l'agevolazione fiscale per gli edifici, l'obbligo della quota di biocarburanti, ecc.) per incrementare la quota di energia prodotta rendendo più efficienti gli strumenti di sostegno, in modo da evitare una crescita parallela della produzione e degli oneri di incentivazione, che ricadono sui consumatori finali.


D.- Quali sono le potenzialità del mercato nazionale con riferimento al mini-hydro?
Prospettive a 10 anni: la capacità potenziale teorica di sviluppo dell’idroelettrico in Europa è di 10.000 MW, il 25% dei quali in Italia, per un totale di 2.500 MW, pari ad un incremento del 15% circa da qui al 2020 (Fonte: ESHA).
Nella tabella seguente, a titolo d’esempio, è stato riportato, nell’ambito del Piano d’Azione per l’Energia (PAE) della Regione Lombardia, una stima della potenza e della produzione energetica ritraibile mediante la realizzazione di mini hydro in canali irrigui


D.- Quali aiuti potrebbero provenire dalla ricerca?
Con riferimento specifico ai mini hydro, la ricerca potrebbe fornire utili contributi su diversi aspetti, quali, ad esempio:
- definizione di metodologie per una maggiore standardizzazione delle valutazioni di compatibilità ambientale
- definizione di linee guida per la valutazione e la regolazione del Deflusso Minimo Vitale (DMV)
- raccolta di dati idrologici (disponibilità idriche) e messa a punto di data base aggiornati
- implementazione di strumenti di supporto alle decisioni per la gestione integrata delle risorse idriche a scala di bacino idrografico.
Negli ultimi anni, inoltre, un notevole sforzo è stato profuso dalla comunità scientifica per la riduzione delle perdite idriche nei sistemi acquedottistici mediante il controllo delle pressioni di esercizio. A tale scopo valvole di riduzione della pressione (PRV - Pressure Reducing Valves) sono sempre più frequentemente utilizzate nei sistemi idrici al fine di prevenire valori dei carichi in rete elevati, talvolta ampiamente superiori a quelli necessari a garantire un’efficiente distribuzione. Il controllo attivo del cielo piezometrico in rete può essere utilmente integrato dal recupero energetico, da conseguirsi mediante l’utilizzazione di turbine o di pompe “inverse” (PAT - Pumps As Turbine) da installare in parallelo alle PRV. I case studies sinora sviluppati hanno fornito risultati d’interesse con riferimento sia all’energia potenzialmente recuperabile che al periodo di recupero dell’investimento economico necessario (M. Giugni, N. Fontana, D. Portolano: Energy saving policy in water distribution networks, International Conference on Renewable Energies and Power Quality (ICREPQ’09), 2009. M. Giugni, N. Fontana, D. Portolano: Una fonte non convenzionale di energia rinnovabile: il controllo attivo delle perdite ed il recupero energetico nei sistemi acquedottistici, Accademia Nazionale dei Lincei, XXVIII Giornata dell’Ambiente, 2010)


D.- Si possono individuare delle sinergie nella collaborazione tra tutti gli utilizzatori della risorsa idrica (acquedotti, consorzi delle reti irrigue e di bonifica) al fine di recuperare e sviluppare le potenzialità insite nel settore?

I mini hydro possono essere realizzati, oltre che lungo le aste fluviali, nei canali irrigui e lungo le condotte di adduzione dei sistemi acquedottistici. In questa ottica, potrebbero realizzarsi collaborazioni tra gli enti gestori per lo sviluppo di studi mirati al recupero dell’energia idraulica nei sistemi idrici naturali ed artificiali.

 



 

Idroelettrico record nel 2009 con 49.137 GWh. Rapporto Gse

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Da Quotidianoenergia.it

Le favorevoli condizioni di idraulicità hanno permesso alla produzione idroelettrica di raggiungere nel 2009 i 49.137  GWh, un livello inferiore al solo record di 51.054 GWh del 1977. E’ quanto si evince dal rapporto statistico sull’idroelettrico pubblicato dal Gestore dei Servizi Energetici (Gse), che fornisce il quadro delle principali caratteristiche degli impianti in esercizio in Italia a fine 2009 e della loro distribuzione sul territorio nazionale.
Con 2.249 impianti per complessivi 17,7 GW a fine 2009, l’idroelettrico si è confermato la prima fonte rinnovabile italiana con il 67% della potenza rinnovabile totale e il 71% della produzione.
Nell’ultimo decennio, rileva il rapporto del Gse (disponibile sul sito di QE), gli impianti ad acqua fluente hanno mostrato un tasso di crescita medio annuo significativo, pari al 3,3%. In particolare, mentre nel 1999 la tipologia ad acqua fluente rappresentava il 21 % del totale della potenza installata in Italia, nel 2009 è arrivata a rappresentarne il 27%, tanto da raggiungere gli impianti a bacino. La quota di questi ultimi, nello stesso periodo, si è ridotta dal 32 al 28; gli impianti a serbatoio sono invece rimasti stazionari al 45-46%.
Nell’Italia del Nord risultano installati il 79% degli impianti idro: in Piemonte si contano ben 498 impianti. in Trentino Alto Adige 392 e in Lombardia 351. Anche in termini di potenza, il 75% è installato nelle Regioni settentrionali: la classifica della potenza vede in testa la Lombardia con 4.951 MW, poi Trentino Alto Adige (3.113 MW) e Piemonte (2.456 MW). L’unica Regione del Centro-Sud che si contraddistingue per lo sfruttamento della Fonte idro è l’Abruzzo con 1.002 MW. Dei 65 nuovi impianti entrati in esercizio nel 2009, il 71% è ubicato nelle Regioni settentrionali
L’Italia è il terzo produttore idroelettrico europeo dopo Svezia (65.124 GWh) e Francia (56.909 GWh).

 



 

 

 

UE Infrastrutture energetiche individuati i corridoi prioritari per energia e gasdotti

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Con riferimento alle infrastrutture energetiche, la Commissione europea ha presentato in  novembre le priorità per i prossimi venti anni stabilite al fine di rendere le reti per il trasporto di gas, petrolio e di energia elettrica idonee per il XXI secolo. Sulla base di questa mappa saranno prese in futuro le decisioni relative al rilascio di autorizzazioni e al finanziamento di progetti Ue concreti

L'UE si è impegnata a ridurre le emissioni di gas serra del 20% entro il 2020, ad  aumentare la quota di energie rinnovabili al 20% del consumo finale di energia, ad aumentare l'efficienza energetica del 20%. Per raggiungere questi obiettivi energetici e climatici, devono essere investiti solo nel trasporto di energia, gasdotti e reti elettriche circa 200 miliardi di euro. Si stima che solo una parte di questo verrà dal settore privato, lasciando un buco finanziario di 100 miliardi di Euro.

Günther Oettinger, commissario europeo all'Energia, ha dichiarato: "Le infrastrutture del settore energetico rappresentano un fattore chiave per raggiungere tutti i nostri obiettivi energetici:. Dalla sicurezza di approvvigionamento, all'integrazione delle fonti di energia rinnovabili e dell'efficienza energetica per il buon funzionamento del mercato interno E 'quindi essenziale riunire le nostre risorse finanziarie e accelerare la realizzazione dei progetti prioritari dell'Unione europea. "

La Commissione ha definito un numero limitato di corridoi Ue prioritari «Che occorre sviluppare con urgenza per conseguire gli obiettivi fissati dalle politiche dell'Unione europea in termini di competitività, sostenibilità e sicurezza degli approvvigionamenti, collegando gli Stati membri che sono pressoché isolati dagli altri mercati europei dell'energia, nonché rafforzando in maniera significativa le interconnessioni transfrontaliere esistenti ed integrando le energie rinnovabili nella rete».

Per l'energia elettrica sono stati individuati 4 corridoi Ue prioritari: una griglia offshore nei mari del Nord e un collegamento all'Europa settentrionale e centrale per trasportare l'energia prodotta nei parchi eolici offshore ai consumatori dei grandi centri urbani e per immagazzinare energia nelle centrali idroelettriche situate sulle Alpi e nei paesi nordici; interconnessioni nell'Europa sudoccidentale per trasportare l'energia prodotta da impianti eolici, solari e idroelettrici verso il resto del continente; collegamenti nell'Europa centrale, orientale e meridionale a rafforzamento della rete regionale; integrazione del mercato baltico dell'energia con il mercato europeo.

I corridoi europei prioritari per il gas sono 3: corridoio meridionale per trasportare il gas direttamente dal Mar Caspio all'Europa per diversificare le fonti; integrazione del mercato baltico dell'energia e il collegamento con l'Europa centrale e sud-orientale; corridoio nord-sud nell'Europa occidentale per eliminare gli strozzamenti interni e consentire di sfruttare al meglio eventuali forniture esterne. «Sulla base di questi corridoi predefiniti - spiega la Commissione - nel 2012 saranno individuati dei progetti di "interesse europeo" che dovrebbero beneficiare di finanziamenti dell'Ue e di concessioni edilizie, che prevedono un limite temporale per la decisione finale e garantiscono nel contempo il pieno rispetto della normativa Ue, in particolare quella in materia di ambiente, e la partecipazione del pubblico. Nelle fasi di progettazione e realizzazione di questi progetti la Commissione favorisce la cooperazione regionale tra paesi diversi. Vengono definiti anche obiettivi a lungo termine come le "autostrade dell'elettricità" europee».
Fonte: http://ec.europa.eu/energy/infrastructure/strategy/2020_en.htm




 
 

Energia: nuove proposte per promuovere maggior risparmio energetico

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Favorire modelli di consumo ed investimenti tecnologici che assicurino  risparmi più consistenti e più duraturi per i consumatori 

Promuovere gli investimenti in tecnologie più strutturali, che consentano cioè risparmi nelle bollette per molti anni, sostenere nel settore dei servizi energetici integrati modelli di business più efficienti e prevenire comportamenti speculativi nel mercato dei certificati bianchi. Sono questi i principali obiettivi delle proposte dell’Autorità per l’energia, pubblicate nel documento per la consultazione DCO 43/10.
 
Con un secondo documento di consultazione (DCO 44/10), l’Autorità ha anche proposto nuove semplificazioni per l’accesso agli incentivi da parte di un ampio insieme di tecnologie: ad esempio, interventi sugli edifici per ridurre i consumi per riscaldamento e condizionamento, modem a basso consumo, illuminazione efficiente delle gallerie e delle strade, gruppi di continuità efficienti per il settore terziario. Si tratta di soluzioni che possono garantire risparmi molto elevati, in grado di contribuire anche al conseguimento degli obiettivi nazionali previsti dal cosiddetto Pacchetto Clima Europeo 20-20-20, per il 2020.

Con recenti delibere, l’Autorità ha pure semplificato l’accesso agli incentivi per l’installazione di pompe di calore elettriche per la produzione di acqua calda nelle abitazioni; ha determinato gli obiettivi di risparmio che devono essere conseguiti nel 2011 dai distributori di elettricità e gas tramite interventi a favore dei consumatori finali; ha fissato il contributo tariffario da erogarsi ai distributori per il conseguimento del nuovo obiettivo risparmio 2011, globalmente superiore del 23% a quello del 2010 (maggior risparmio per un milione di tep, rispetto ai 4,3 milioni di tep di quest’anno).

Le nuove proposte in dettaglio
A) Il documento di consulatazione DCO 43/10: ulteriore miglioramento del meccanismo certificati bianchi.
Con le innovazioni al meccanismo dei certificati bianchi, proposte nel documento DCO 43/10, saranno meglio incentivati gli investimenti nelle tecnologie più strutturali, ossia con una vita tecnica medio-lunga e, dunque, in grado di generare per molti anni risparmi, energetici ed economici, a favore dei consumatori e del sistema Paese. Le proposte mirano ad incrementare il contributo per tali tecnologie, a parità di costo per i consumatori; costo che è comunque rimasto fino ad oggi molto contenuto rispetto a quello di altri meccanismi destinati al conseguimento dei medesimi obiettivi di sviluppo sostenibile attraverso le fonti rinnovabili.

Nella stessa direzione, vanno anche le proposte per promuovere la diffusione dell’offerta di servizi energetici integrati e lo sviluppo di nuovi modelli di business che consentano di superare alcuni ostacoli (di natura informativa ed economica) che ancora limitano la scelta delle tecnologie più efficienti da parte dei consumatori. E’ infatti previsto lo sviluppo: del finanziamento tramite terzi, ossia il finanziamento parziale o integrale degli investimenti da parte di istituti di credito o di energy service companies (ESCO) certificate da appositi enti accreditati; l’offerta di pacchetti di servizi energetici che includano ad esempio la diagnosi energetica, la realizzazione e la gestione (ove necessaria) dell’intervento di efficienza energetica e, soprattutto, la garanzia e la verifica dei risparmi ottenuti (pena il pagamento di una compensazione ai consumatori).
Inoltre, l’Autorità ha avanzato proposte per prevenire eventuali comportamenti speculativi degli operatori; comportamenti che potrebbero far aumentare il costo sostenuto dalla collettività, a parità di risparmi energetici conseguiti con i certificati bianchi.

L’insieme delle proposte dell’Autorità si basa sull’esperienza maturata nella regolazione e gestione dei primi cinque anni di funzionamento del meccanismo dei certificati bianchi (che sta assicurando confortanti risultati) e tengono conto della recente evoluzione normativa1 [1 In particolare, delle Direttive europee 2006/32/CE e 2009/28/CE; dei Piani d’azione nazionali in materia di efficienza energetica e di fonti rinnovabili; di norme tecniche nazionali di recente pubblicazione relative allo sviluppo del settore dei servizi energetici.] , pur in attesa che vengano determinati dal Governo gli obiettivi nazionali per gli anni successivi al 2012.

B) Il documento di consultazione DCO 44/10: accesso semplificato agli incentivi per nuove soluzioni di risparmio.
L’Autorità ha avanzato sei nuove proposte (tra schede tecniche2 [2 Le schede tecniche sono strumenti sviluppati dall’Autorità con l’obiettivo di semplificare la quantificazione, da parte degli operatori, dei risparmi energetici conseguiti con specifiche tipologie di intervento e, dunque, il rilascio dei certificati bianchi evitando complesse misurazioni dei consumi prima e dopo gli interventi.]   e metodologie semplificate) per ampliare i potenziali di risparmio energetico. 

Con le proposte relative agli interventi sugli edifici, l’Autorità ha pubblicato, sul proprio sito internet, anche un software di autodiagnosi (sviluppato dalla società ERSE, nell’ambito della Ricerca per il sistema elettrico) che consente agli operatori, sulla base di propri dati reali, di calcolare il valore dei certificati bianchi ai quali avrebbero diritto.

I documenti per la consultazione e le delibere sono disponibili sul sito internet dell’autorità (www.autorita.energia.it).