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APPELLO PER UNA NUOVA POLITICA PER LA DIFESA DEL SUOLO E LA GESTIONE DEL TERRITORIO 

Al Signor Presidente della Repubblica
Al Signor Presidente del Senato della Repubblica
Al Signor Presidente della Camera dei Deputati
Al Signor Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Signor Ministro dell’Ambiente, del Territorio e del Tutela del Mare
Al Signor Presidente della Conferenza Stato-Regioni

Roma

 

1. In ampie fasce del territorio di Messina, dopo piogge molto intense e contemporanee, numerose frane hanno scaricato immense colate di fango ed enormi massi, travolgendo gli abitati (costruiti anche sul greto dei corsi d’acqua) e seminando morte e distruzione.

Negli stessi luoghi, meno di due anni fa, il 25 ottobre 2007, si erano verificati eventi particolarmente gravosi. Dichiarato lo stato di emergenza, venivano previsti lavori per mettere in sicurezza la zona con un finanziamento di undici milioni di euro resi disponibili dalla Protezione civile. Ma gli interventi si sono finora limitati ad un terrazzamento.

Si tratta di una tragedia che ritorna con intensità e frequenza crescente, incurante di diagnosi e denunce ripetute e subito rimosse. Con la ripetizione dei drammi dei sopravvissuti, dei riti della partecipazione al dolore e delle dichiarazioni di impegno a cambiare. Continuano, tuttavia, l’estensione dell’abusivismo, la pressione dominante degli interessi fondiari e immobiliari, compresi quelli contigui all’illegalità e alle sue pratiche consolidate, nonché il perpetuarsi dei condoni edilizi, accolti con un consenso diffuso.

2. Eppure il Paese, sia pure a seguito di disastri sempre meno “naturali”, ha alle spalle una ricca elaborazione culturale, scientifica e tecnica, e una intensa produzione progettuale e normativa nella difesa del suolo, nella tutela e gestione delle acque. Come è avvenuto con la riforma della legge 183/89 e nella intensa stagione di riforme legislative del decennio successivo, che anticipano diversi aspetti delle direttive europee in materia di acque, 2000/60, e di difesa dalle alluvioni, 2007/60. Altrettanto si può dire per quanto concerne il governo del territorio.

A questa ricca attività di riforma legislativa segue purtroppo una applicazione largamente elusiva e poco efficace e una perdurante ambiguità delle attribuzioni istituzionali centrali, regionali e locali. Con il conseguente aggravamento delle condizioni di incertezza, l’offuscamento della capacità di previsione, la caduta della tensione progettuale, il disincanto della partecipazione pubblica nei processi decisionali.

Parallelamente, diventa travolgente il ricorso alla “pratica dell’emergenza” e alla sua continua alimentazione. In particolare nel Mezzogiorno e in materia ambientale, col commissariamento di interi comparti amministrativi e l’attribuzione di un ruolo decisionale pervasivo della Protezione Civile, con una dotazione finanziaria enormemente superiore ai flussi economici ordinari. In questo quadro non sorprende che la tutela e la gestione integrata di beni comuni come l’acqua e il suolo, la sicurezza e l’assetto idrogeologico, non riescano a diventare leva e misura ordinaria della sostenibilità delle politiche territoriali ed economiche, come richiesto dagli indirizzi e dai cofinanziamenti comunitari.

Ne consegue una “diseconomia” permanente, dove le grandi opere, anche le più improbabili, provengono da decisione calate dall’alto al di fuori da razionalità di programmazione, da verifiche dei costi e benefici ambientali, sociali ed economici. Diventando, così, nei fatti, l’alternativa reale a un programma sistematico di messa in sicurezza del territorio nazionale e delle popolazioni che vi abitano. Questo progetto di manutenzione territoriale a scala nazionale costituisce davvero l’opera pubblica prioritaria di cui ha bisogno questo Paese, come ha richiamato in questi giorni il Presidente della Repubblica, di fronte a un disastro “annunciato” come questo di Messina.

3. Il disastro di Messina ripropone con evidenza la fragilità del territorio italiano e l’impoverimento dei presidi tecnici di controllo, in assenza di una effettiva azione di contrasto all’altezza della posta in gioco.

Tragedie come il terremoto in Abruzzo scuotono a lungo poiché vengono sentiti nell’opinione pubblica e nella percezione del senso comune come tragedie eccezionali, non imputabili principalmente alle responsabilità umane. Mentre la ripetitività della rappresentazione mediatica di eventi come la frana di Messina, con evidenze sempre meno “naturali”, più frequenti e sicuramente evitabili, spariscono rapidamente dalla memoria dell’attenzione pubblica. Senza apportare cambiamenti nell’approccio culturale, nella individuazione delle priorità dell’agenda politica, negli stessi comportamenti delle persone.

Rimanendo ai tempi recenti, una tragedia di natura simile come il disastro del Sarno del ‘98 aveva provocato una reattività ancora diffusa, tradotta nella legge 276 dello stesso anno e nella formazione dei piani stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico, con l’individuazione e la perimetrazione delle aree da sottoporre a misure di salvaguardia, accompagnate da misure straordinarie dirette a rimuovere le situazioni a rischio più alto in tutto il Paese. Ma dopo questo sforzo lodevole, anche finanziario, quali azioni sono seguite, che risposte sono state date alle scale nazionali, regionali e locali, e come vengono percepite?

Insomma, invece di alimentare quella capacità collettiva di metabolizzare i disastri, viverli come problemi vitali comuni, trasformarli in materia di iniziativa sociale e politica per una consapevole azione preventiva, si è allentata fino ai minimi termini l’assunzione di responsabilità per le sorti comuni, propria di una comunità e di una nazione civile.

4. Alla luce di tutto quanto esposto, appare necessaria una svolta culturale e civile e un’assunzione di responsabilità diretta, in grado di contribuire alla modifica del senso comune dominante tra i cittadini, i portatori di interesse nei processi decisionali, i rappresentanti delle istituzioni, della ricerca e di ogni attività professionale ed economica. Per vivere e interagire, localmente e globalmente, con le mutazioni radicali che investono ogni aspetto della vita personale e sociale.

Oggi siamo in presenza di mutamenti delle condizioni climatiche che devono indurre tutti e ciascuno per la parte propria, ad assumere decisioni e comportamenti corrispondenti ai dilemmi posti da modelli di sviluppo non più perseguibili, che hanno visto nel territorio il supporto inerte per qualsivoglia intrapresa umana, senza consapevolezza dei guasti e dei rischi scaricati alle generazioni future.

È in passaggi come questi, connotati da rischi, da innovazioni radicali, dalla messa in discussione di paradigmi e comportamenti consolidati, che occorre rinnovare tutte le energie e le competenze disponibili. Per poi assumere le responsabilità che ne derivano nelle varie espressioni della società e delle istituzioni.

Le risorse culturali e intellettuali non mancano. Sul versante specifico delle discipline delle acque, del suolo e del territorio il nostro Paese possiede una comunità scientifica che ha svolto un ruolo centrale in diversi passaggi decisivi. Innanzitutto nella straordinaria azione analitica e progettuale della Commissione De Marchi, dopo l’alluvione di Firenze e l’inondazione di Venezia (1966/70), incidendo in termini sostanziali sulla formazione della riforma del governo delle acque e del suolo per ecosistemi di bacino e non per confini amministrativi (con la legge 183/89). E poi col ruolo svolto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e dalle Università, con la nascita di indirizzi di studi, corsi di laurea, discipline, oltre che con la relativa produzione scientifica. Ma anche nell’attività di verifica sistematica della applicazione della riforma – messa in opera principalmente dal Comitato paritetico Camera e Senato sulla difesa del suolo (1997/99) – a fronte degli ostacoli che continuano a contrastarla, ricavandone indicazioni valide soprattutto per la fase incerta che stiamo attraversando.

I fatti di questi ultimi giorni verificatisi a Messina assumono, nella loro tragicità e nel dolore che devono assumere, un valore esemplare. Nel sesto paese industrializzato del pianeta, nel 2009, non possono, non devono verificarsi eventi di questo tipo. I firmatari di questo documento, nella loro responsabilità collettiva e individuale, si rivolgono alle SS.VV. affinché vogliano promuovere con la tempestività, l’urgenza ma anche il necessario spessore culturale e istituzionale, una stagione di interesse, di provvedimenti e di individuazione di priorità per i temi del suolo e delle acque, cosicché, in sede legislativa e nelle articolazioni culturali e professionali, il nostro Paese abbia finalmente un insieme di misure organiche di medio e lungo periodo volte a una gestione equilibrata del territorio e del suolo, a minimizzare i rischi potenziali, a introdurre snelli ed efficaci strumenti di pianificazione, a disporre di adeguate risorse umane, strumentali e finanziarie.

Diventa allora improcrastinabile la promozione di una azione coordinata, continua e di lunga durata, per dare risposta e compimento a tutte le denunce di questi anni. Questo documento intende essere insieme testimonianza e appello da parte delle Associazioni e dei sottoscrittori che lo promuovono.

8 ottobre 2009


Promosso da:
Associazione Idrotecnica Italiana (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
Gruppo Italiano di Idraulica
Gruppo 183
Accademia Italiana di Scienze Forestali (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.anche tu l'appello

Primi firmatari (elenco provvisorio):
Prof. ing. Giuseppe Frega, ordinario nell’università
Prof. Giovanni Seminara, ordinario nell’università
Prof. Giuseppe Rossi, ordinario nell’università
Prof. Maurizio Giugni, ordinario nell’università
Prof. Bruno Brunone, ordinario nell’università
Prof. Dott. Orazio Ciancio, ordinario nell’università
Prof. Ing. Massimo Veltri, ordinario nell’università
Prof. Ing. Pasquale Versace, ordinario nell’università
Prof. Michele Zazzi, ordinario nell’università
Dott. Mario Pileggi, geologo, Associazione Amici della Terra
Prof. Francesco Iovino, ordinario nell’università
Prof. ing. Ennio Ferrari, associato nell’università
Prof. Ing. Mauro Fiorentino, Rettore Università Basilicata
Prof. Ing. Francesco Calomino, ordinario nell’università
Prof. Ing. Paolo Veltri, Preside Facoltà di Ingegneria dell’Università della Calabria
Prof. Ing. Giorgio Verri, ordinario nell’università
Prof. Ing. Armando Brath, ordinario nell’università
Prof. Ing. Ugo Majone, ordinario nell’università
Prof. Ing. Giovanna Vittori, ordinario nell’università
Prof. Marco Marchetti, ordinario nell’università
Prof. Ing. Salvatore Alecci, ordinario nell’universià
Prof. Vittorio Leone, ordinario nell’università
Dott. Antonella Veltri, ricercatrice CNR
Dott. Giovanni Gullà, ricercatore CNR
Prof. Ing. Salvatore Grimaldi, ordinario nell’università
Prof. Salvatore Puglisi, ordinario nell’università
Dott. Ing. Beatrice Majone, libero professionista
Prof. Elena Kuzminsky, ordinario nell’università
Prof. Ing. Guelfo Pulci Doria, ordinario nell’Università
Prof. Ing. Carmine Fallico, associato nell’università
Prof. Paolo De Angelis, associato nell’università
Dott. Stefano Russo, geologo
Prof. Ing. Gianfranco Liberatore, ordinario nell’università
Ing. Massimo Comuzzi, ingegnere libero professionista
Dott. Carlo Tanzi, geologo
Prof. Mario Borghetti, ordinario nell’università
Prof. Ing. Paolo Blondeaux, ordinario nell’università
Dott. Maurizio Ponte, ricercatore nell’università
Prof. Alessandro Guerricchio, ordinario nell’università
Prof. Ing. Giuseppe Artese, associato nell’università
Prof. Ing. Vincenzo Colotti, associato nell’università
Prof. Ing. Patrizia Piro, ordinario nell’università
Prof. Ing. Carlo Ciaponi, ordinario nell’università
Prof. Ing. Michele Mossa, ordinario nell’università
Prof. Vincenzo Ferrara, ordinario nell’università
Dott.Luca Benciolini, ricercatore nell’università
Prof. Ing. Gaspare Viviani, ordinario nell’università
Ing. Francesco Di Paola, ricercatore nell’università
Ing. Antonio Ranucci, ricercatore nell’università
Dott. Giorgio Matteucci, ricercatore CNR
Dott. Antonio Viscomi, ricercatore CNR
Dott. Roberto del Favero, ricercatore nell’università
Ing. Antonio Rusconi, docente nell’università
Arch. Fiorella Felloni, docente nell’università
Dott. Giuseppe Onorati, dirigente Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania
Arch. Luca Gullì, docente nell’università
Arch. Federica Legnani, comune di Bologna
Prof. Davide Papotti, ricercatore e docente nell’università
Ing. Michele Della Rocca, ingegnere
Dott. Stefano Picchi, naturalista, EURAC Research
Prof. Ing. Guglielmo Benfratello, ordinario all'università
Dott. Marino Sorriso Valvo, CNR
Prof. Ing. Renzo Rosso, ordinario nell'università
Prof. Ing. Marco Mancini, ordinario nell'università
Prof. Ing. Michele Mossa, ordinario nell'università
Prof. Ing. Mario Santoro, ordinario nell'università
Prof. Ing. Gerardo Buonvissuto, ordinario nell'università
Prof. Ing. Giuseppe Curto, ordinario nell'università
Prof. Giuliano Menguzzato, ordinario nell'università
Prof. Ing. Tullio Tucciarelli, ordinario nell'università.
Prof. Ing. Roberto Gerundo, associato nell’università
Prof. Ing. Paolo Pileri, docente nell’università
Arch. Gianfranco Giovagnoli, Segretario Generale Autorità di Bacino Marecchia-Conca
Dott. Roberto Iovinelli, Geologo, Settore Difesa del Suolo, Regione Campania
CAIRE, Cooperativa Architetti e Ingegneri - Urbanistica
Arch. Ugo Baldini, CAIRE
Dott. Antonino Nicolaci, assegnista di ricerca nell’università.
Dott. Nicola Fontana, geologo
Studio di geologia Angyele
Studio di geologia Alesc 1980
Studio geologico Evitaliano
Dott. Salvatore Ieria, geologo
Studio geologico Cufari
Dott. Danilo Faliano, geologo
Ing. Mauro Bencivenga, Dirigente del Dipartimento Tutela Acque Interne e Marine dell’ISPRA
Giovanni Cafiero, architetto e urbanista, membro del comitato scientifico nazionale di Legambiente
Prof. Fabio Marcelli, ricercatore nell’università
Prof. Ing. Vincenzo Bixio, ordinario nell'università
Prof. Ing. Pierluigi Claps, ordinario nell'università,
Prof. Ing. Leonardo Damiani, ordinario nell'università
Prof. Ing. Claudio Mancuso, ordinario nell'università
Prof. Ing. Antonio Cenedese, ordinario nell'università
Prof. Domenico Calcaterra, ordinario nell'università
Dott. Emilia Mitidieri, geologo
Prof. Ing. Salvatore Troisi, ordinario nell'università
Prof. Ing. Isidoro Fasolino, ricercatore e docente nell’università
Ing. Maurizio Ferla, Dirigente del Servizio Laguna di Venezia dell’ISPRA
Dott. Geol. Umberto Nico, Autorità di Bacino Interregionale del fiume Tronto
Ing. Virgilio Anselmo, libero professionista
Dott. Carmela Maria Cellamare, ENEA
Dott. Chiara Cento, geologo, Provincia di La Spezia
Prof. Ing. Stefano Ferrari, Politecnico di Torino

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