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Editoriale 4-5/2015

Cari Lettori,
in data 20 ottobre 2015 si sono insediati i nuovi organi direttivi della Associazione Idrotecnica Italiana, Consiglio Generale e Presidente, eletti con suffragio molto ampio nelle votazioni del 17 settembre 2015. Aderendo all’invito rivoltomi da numerosi amici e colleghi, avevo dato la mia disponibilità a candidarmi alla presidenza dell’Associazione. Vorrei cogliere la presente occasione per rinnovare a quegli amici e colleghi e per formulare
a tutti i Soci, che hanno espresso il loro voto nel settembre scorso, il mio ringraziamento per la fiducia accordatami.
L’Associazione, come è noto, emerge da un prolungato periodo di difficoltà. 
Il dibattito sulle cause di tali difficoltà è stato ampiamente svolto in diverse occasioni. Non mi pare che sia questa la sede in cui darne conto. Anzi, per quanto mi riguarda, lo ritengo questione da archiviare, essendo ormai tempo di guardare al presente e al futuro, anziché al passato, e di concentrare tutte le nostre energie per la costruzione di un avvenire associativo migliore e più adeguato ai tempi.
Ciò soprattutto operandosi per fare crescere la capacità dell’Associazione di relazionarsi incisivamente, sui temi di nostro specifico interesse e competenza, con il mondo esterno, quello delle amministrazioni pubbliche, delle professioni, delle imprese, dell’accademica e degli enti di ricerca.
Nell’ancora breve scorcio di vita dei nuovi organi direttivi, si sono già intraprese diverse iniziative significative, delle quali fornirò a tutti Soci un resoconto in una prossima occasione. Mi è gradito però segnalare fin d’ora l’avvenuta organizzazione di due eventi culturali di rilievo nazionale: la Giornata di Studio su Le nuove sfide nella gestione delle acque e del dissesto idrogeologico negli scenari di cambiamento climatico. Dalla cultura dell’emergenza a quella della mitigazione del rischio residuale, svoltasi l’11 dicembre 2015, di cui viene dato un resoconto nel presente numero della Rivista e il Convegno su Acque Meteoriche Urbane e Servizio Idrico Integrato, che si terrà lunedì 9 maggio 2016, nella prestigiosa cornice del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria a Firenze.
Si è così ripresa una storica tradizione dell’Associazione Idrotecnica Italiana, quella dell’organizzazione di eventi culturali di rilievo nazionale, che si era interrotta da tempo, con ciò testimoniando come le potenzialità e la capacità di richiamo e di aggregazione culturale dell’Associazione permangano, ancora oggi, intatte.
E vengo alla Rivista L’Acqua, della quale i nuovi organi direttivi dell’Associazione hanno confermato il ruolo strategico e deciso un progetto di rilancio. Mi è gradito innanzitutto informarvi che alla Rivista L’Acqua è stato assegnato il Premio che il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo riserva alle pubblicazioni periodiche di elevato valore culturale ai sensi dell’art. 25 della Legge 5 agosto 1981, n.416; nel 2015, infatti, L’Acqua è stata prescelta e premiata nell’ampio Gruppo di riviste afferenti a temi dell’Agricoltura, Industria, Commercio, Trasporti, Ingegneria.
Al progetto di rilancio della Rivista ho personalmente dedicato in questi mesi un’attenzione particolare. A Mario Rosario Mazzola, a conclusione del suo mandato di Direttore del periodico, ho espresso, a nome dell’Associazione, il ringraziamento per l’attività che ha svolto nell’interesse dell’AII dal 2011 ad oggi. Con la rinuncia di Mazzola ad una prosecuzione dell’incarico, la Rivista è rimasta priva di Direttore; perciò, su mandato del Consiglio, ho assunto questo incarico ad interim.
Ho quindi provveduto subito a rinnovare gli organi della Rivista, Comitato di Redazione e Comitato Tecnico-Scientifico. Parzialmente per un naturale avvicendamento, ma anche per tener conto dei profondi cambiamenti concernenti la domanda culturale sui temi dell’acqua, in uno scenario profondamente mutato rispetto al passato, in cui, nel nuovo millennio, si dovranno fronteggiare le sfide globali della crisi delle risorse e dell’ambiente. Il Lettore che vorrà dare una scorsa alla composizione dei Comitati non mancherà di rilevare il coinvolgimento di altre categorie di soggetti e professionalità, oltre alla figura dell’ingegnere idraulico, cui tradizionalmente si è sempre rivolta l’Associazione. Il processo di integrazione multidisciplinare potrà essere completato, fin dai prossimi numeri, con successivi aggiornamenti della composizione dei Comitati. 
Il cambiamento di maggiore evidenza riguarda la veste della Rivista, che col presente numero passa dalla forma cartacea a quella digitale. In conseguenza - e, come meglio chiarito più avanti, almeno provvisoriamente - Soci ed Abbonati riceveranno il presente ed i prossimi fascicoli attraverso mezzi elettronici e potranno scaricare e stampare quanto interessa, seguendo le istruzioni della Redazione. Si tratta di un cambiamento deliberato dal nuovo Consiglio Generale, ma già ipotizzato dai precedenti organi direttivi dell’Associazione, come è possibile riscontrare dalla lettura della comunicazione del Prof. Benedini, contenuta nell’ultimo numero della Rivista (L’Acqua, 2/3 del 2015).
Se però in passato l’ipotesi di cambiamento della veste della Rivista, da cartacea a digitale, scaturiva dalla considerazione della necessità di attuare una drastica riduzione delle spese di pubblicazione, attraverso il taglio dei costi di stampa e di spedizione, vista la loro forte incidenza sul bilancio dell’Associazione, la decisione presa dai nuovi organi direttivi trae invece origine anche dalla considerazione che tale nuova modalità di diffusione sia in qualche modo più adeguata ai tempi e possa anche consentire, in prospettiva, una significativa crescita della diffusione della Rivista e della base associativa della AII; entrambe magari favorite da un qualche abbattimento dei costi associativi e di abbonamento, reso possibile proprio dal contenimento dei costi di stampa della Rivista, la cui fattibilità sarà valutata quanto prima.
La complessità delle trasformazioni che Vi ho descritto ha cagionato il ritardo nella pubblicazione del periodico, che solo oggi rivede la luce con il numero doppio 4-5/2015; il successivo numero è comunque già in corso di compilazione e seguirà a breve.
Ho fiducia che i Lettori vorranno comprendere e giustificare il ritardo e apprezzare la nuova modalità di diffusione. 
Circa quest’ultima, segnalo comunque che l’attuale veste esclusivamente digitale potrebbe essere solo temporanea; si sta infatti valutando la fattibilità di un sistema misto, che prevede anche alcune uscite cartacee. Di tutto ciò sarà mia cura informarVi nel dettaglio a breve. 
Con il presente fascicolo la Rivista conferma la linea editoriale di associare la trattazione di argomenti generali a questioni scientifiche e tecniche di interesse attuale, senza rinunciare alla pubblicazione di storie di casi, delle quali i Lettori potranno avvalersi per attingere preziosi insegnamenti dalla passata esperienza.
Scienziati ed operatori tecnici sono ormai consapevoli che la frammentazione culturale ostacola anche nell’ingegneria idraulica una visione unitaria della ricerca progettuale, che spesso oggi deve necessariamente dispiegarsi lungo itinerari molto diversificati, richiedendo competenze nuove che comunque è opportuno che rimangano saldamente ancorate al ceppo tradizionale. Il tema è oggetto dell’articolo Per un indirizzo unitario nella ricerca progettuale, che propone alcune stimolanti riflessioni accompagnate dalla storia di un caso vissuto dall’Autore.
Una nuova trattazione teorica-sperimentale Sulla valutazione dei profili di scavo a valle di salti di fondo riprende un classico tema dell’Idraulica che da tempo si è cimentata, come è noto, con uno dei più difficili argomenti delle costruzioni negli alvei fluviali. Sono istruttive al riguardo anche le vicende della traversa Isola Serafini sul Po (L’Acqua 5, 2008).
Con la memoria Stima dell’onda di piena di progetto di piccoli bacini non strumentati. Il modello software EBA4SUB gli Autori perfezionano un preesistente modello di calcolo dell’intero idrogramma di progetto e ne dimostrano i vantaggi con l’applicazione ad un piccolo bacino affluente del fiume Tevere. 
Con l’analisi dei dati disponibili intorno ad un importante fiume della Lombardia gli Autori dell’articolo Piene del fiume Toce dimostrano l’utilità, ma anche l’insufficienza dell’informazione idrologica documentale per una razionale stima degli eventi di piena.
Dalla descrizione delle opere costruite a difesa di un porto in Calabria gli Autori dell’articolo Il porto di Paola in un paraggio molto esposto della costa tirrenica deducono insegnamenti, avvalendosi di un’attenta sperimentazione su modello.
La storia narrata nell’articolo Il porto di Centumcellae dall’epoca di Traiano all’inizio del ventunesimo secolo dimostra la flessibilità delle costruzioni marittime che si sono conformate con continui adattamenti alle esigenze del traffico portuale nell’attuale Civitavecchia; la memoria si ricollega ad un precedente articolo scritto dall’Autore (L’Acqua 4, 2014).
Nell’ampia memoria intitolata La riforma dei servizi idrici in Campania l’Autore passa in rassegna i numerosi acquedotti della Regione e le loro strutture organizzative, alle quali fanno capo le relative gestioni, nel quadro delle mutevoli disposizioni statali, regionali e comunali. La situazione consente di guardare con fiducia al futuro per quanto attiene alla risorsa disponibile, con la quale è possibile anche compensare le cospicue perdite dalle estese reti; non mancano, invece, le difficoltà nell’assetto organizzativo ed amministrativo, anche a causa della ridda di disposizioni in continua evoluzione in un contesto caratterizzato dalla frammentazione e dalla grande distanza delle risorse dall’utenza.
Nella Discussione intitolata Antropismo si attira l’attenzione sulla necessità di proteggere le opere dalle azioni cosiddette antropiche, derivanti dalla aggressività dell’uomo contro le sue stesse costruzioni, e si auspicano contributi più specifici sulla vulnerabilità (cfr. L’Acqua 5-6, 2013) del ricco patrimonio di moderne infrastrutture creato nel Paese nel secolo scorso.
Con la menzione dello splendido volume sulla Scuola Agraria di Portici la Rivista manifesta il grande interesse per un’antica istituzione che ha feconde radici culturali nel Mezzogiorno d’Italia. 
In conclusione, mi auguro che i Lettori possano trovare di loro gradimento il ritorno, con il presente numero, alla pubblicazione della Rivista L’Acqua; si tratta della prima uscita di un nuovo corso, che, grazie all’apporto dei rinnovati Comitati di Redazione e Tecnico-Scientifico, ritengo potrà rapidamente arricchirsi di nuovi contenuti, anche su argomenti e tematiche finora poco frequentati ma di sicuro interesse e attualità, nell’ottica dell’interdisciplinarità.
Il mio impegno personale sarà quello di fare sì che la Rivista operi, spero con apprezzabili risultati, per la finalità per la quale ho ritenuto meritevole accettare, senza esitazioni, le non facili sfide della presidenza dell’Associazione e poi anche della direzione della Rivista: quella di favorire il dialogo e la ripresa di una positiva dialettica culturale fra i diversi attori (amministrazioni, istituzioni, professionisti, imprese, università e enti di ricerca), che operano nel settore dell’ingegneria delle acque, contrastando le attuali tendenze centrifughe alla separatezza e all’autoreferenzialità, che certamente non hanno giovato negli ultimi decenni alla crescita del Paese.

Armando Brath

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