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La relazione tra desideri e possibilità è contemporaneamente il motore di molte nostre azioni e la fonte di molte nostre preoccupazioni. Quando la forbice si allarga troppo è bene tuttavia fermarsi un momento e ragionare, sforzandosi di comprendere le vere ragioni che stanno alla base di questa divaricazione. Credo che la situazione finanziaria di questa Rivista sia in prospettiva sufficientemente seria da consigliare per tempo questa riflessione.
Come sapete “L’Acqua” non dispone di risorse finanziarie autonome, ma rappresenta la principale voce del bilancio dell’Associazione Idrotecnica Italiana, nel quale confluiscono anche gli introiti derivanti dalla pubblicità della Rivista e degli abbonamenti dei non soci dell’Associazione. Questa modalità di finanziamento è coerente con le caratteristiche della Rivista, che è principalmente lo strumento di identificazione culturale dei soci dell’AII, come dimostrato dal ridotto numero di abbonamenti extra soci. La riduzione progressiva del numero dei soci, e in particolare di quelli in regola con i pagamenti, provoca inevitabilmente una riduzione del cash-flow che è la base finanziaria che consente di fare fronte ai costi fissi della Rivista, che finora ha conservato una veste editoriale elevata ed una cadenza costante. Quando si intravede in prospettiva un divario tra entrate ed uscite il primo istinto è quello della spending review, attualmente molto di moda in Italia. Come spesso accade in questo Paese siamo tutti bravi a farla a casa degli altri ma quando dobbiamo applicarla a casa nostra tutto appare irrinunciabile. Nel nostro caso, se non si vuole intaccare la qualità della Rivista, l’unico elemento significativo di contenimento della spesa è rappresentato dal trasformare l’edizione cartacea in “on-line”, che però porterebbe probabilmente effetti dal lato delle entrate che potrebbero contenere, se non annullare, i benefici attesi. L’altra strada è quella dell’incremento delle entrate, a spese sostanzialmente costanti, agendo sia sulla pubblicità sia sull’allargamento della platea potenzialmente interessata alla Rivista. Nessuno si nasconde le difficoltà di questa strategia nel contesto economico attuale, ma forse la seconda è l’unica attuabile se si vuole conservare l’impostazione attuale de “L’Acqua”.
Nei prossimi mesi come soci dell’AII sarete probabilmente invitati ad esprimere la vostra opinione sulle soluzioni che il Consiglio vi prospetterà ma io vi invito a pensarci e ad esprimerle volontariamente sin da ora come lettori della Rivista, avendo sempre presente che le nozze non si fanno con i fichi secchi e che non siamo attrezzati per i miracoli. 
Questo numero della Rivista ospita memorie relative alle acque sotterranee, all’idrologia e all’idraulica marittima, oltre ad argomenti di carattere generale sulla capacità di adattamento alle situazioni mutevoli che deve caratterizzare l’ingegneria civile in futuro. Inoltre una sezione speciale è dedicata al Servizio Idrico Integrato. 
Vorrei riprendere alcune considerazioni contenute in questa sezione, in quanto credo siano condivisibili ed utili nel processo decisionale che deve portare i soggetti istituzionalmente preposti al perseguimento di un servizio efficace e con costi corretti.
A distanza di tre anni dai Referendum il nodo fondamentale del finanziamento degli investimenti nel settore non è ancora risolto, anche se le recenti sentenze del TAR Milano hanno certamente consolidato il ruolo dell’Autorità indipendente nazionale (AEEGESI) riaffermando la validità e la coerenza con i risultati referendari del metodo adottato. In attesa della sentenza di secondo grado del Consiglio di Stato, si deve comunque registrare che la necessità di investimenti nell’intero ciclo è ulteriormente aumentata, causa il progressivo e naturale degrado delle reti e degli impianti e la non conformità degli impianti di depurazione alle normative comunitarie. Le procedure di infrazione aperte in relazione al mancato adeguamento di oltre 1000 agglomerati depurativi alle normative si sono in parte evolute in condanne definitive da parte della Corte di Giustizia Europea, alle quali seguirà la definizione delle relative pesanti sanzioni per l’Italia. Il contesto economico pubblico attuale non consente un realistico affidamento su risorse a fondo perduto da destinare al settore, anche in considerazione dell’alto livello impositivo che rende problematica l’introduzione di nuove tasse di scopo a livello nazionale o locale. Delle 3 T con le quali secondo l’OCSE è possibile finanziare il settore (Trasferimenti, Tasse e Tariffe), proprio leTariffe rappresentano la fonte principale. E’quindi necessario convincere i soggetti finanziatori ad anticipare al gestore o al soggetto pubblico proprietario delle infrastrutture le risorse necessarie per gli investimenti che devono essere ripagati nel tempo. Ma chi si carica dei rischi insiti in questo processo?
Dal suo osservatorio privilegiato di soggetto finanziatore istituzionale, alla luce anche delle esperienze internazionali, Lars Andwandter esprime la sua personale opinione che per facilitare il finanziamento tramite tariffa è necessario un chiarimento della governance, con un ulteriore rafforzamento della regolazione centrale, la migliore definizione dei ruoli delle AATO locali, e dei rapporti fra regolatori e gestori. Inoltre, occorre che il metodo tariffario consenta l’uso dello strumento del project finance, che sia possibile in alcuni casi il prolungamento della concessione, nel rispetto delle normative nazionali ed europee, e una aggregazione delle imprese minori per renderle finanziabili. Auspica infine che i pochi fondi pubblici siano utilizzati come garanzia degli investimenti in settori specifici, quali gli impianti di depurazione, moltiplicando il loro effetto leva.
Ma quanto sono gli investimenti necessari nel medio-lungo termine? Antonio Massarutto, operando su un campione del quale dispone delle necessarie informazioni, calcola che la spesa media annua pro-capite dovrebbe passare dagli attuali 104 ai 248€/anno, e che la tariffa media dovrebbe raggiungere i 2,67 €/m3, e che inoltre tutti gli attuali Piani d’Ambito presentano indicatori di sostenibilità finanziaria positivi nel breve e medio termine, ma non a lungo termine. In altre parole non possono consentire i necessari investimenti.
Se a tutto ciò aggiungiamo che la qualità tecnico-economica dei progetti prodotti è in molti casi insoddisfacente, l’ottimismo della volontà difficilmente può prendere il sopravvento sul pessimismo della ragione. Ma pare che non tutti vogliano fare i conti con la realtà.

Il Direttore
Mario Rosario Mazzola

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