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In questo numero le storie di dighe proseguono con l’inserto Speciale “Vajont” che contiene l’articolo di Luigi Da Deppo “Vajont 1963”, preceduto dalla breve nota “L’Acqua sul Vajont”, nella quale Ruggiero Jappelli rivisita gli articoli che in passato sono stati pubblicati in questa Rivista sul sistema di produzione idroelettrica del Veneto ed in particolare sulla diga del Vajont. Solo nel 2002, a distanza di quasi 40 anni da quel tragico evento dell’ottobre 1963, L’Acqua ha ospitato un articolo, nel quale Carlo Lotti ricostruisce la storia di quel progetto e della tragedia. Più recentemente, nel 2010, Giovanni Travaglini ha pubblicato un altro importante contributo per la comprensione di questa storia; Ruggiero Jappelli ricorda anche interventi più recenti indirizzati a respingere ricostruzioni considerate infondate e ingiuste sulla competenza della classe dei tecnici che si occupano in Italia delle opere di sbarramento. Nel lungo articolo di Luigi Da Deppo trovano spazio sia l’ampia e precisa ricostruzione dello scienziato e del tecnico di grande esperienza che ha avuto la possibilità di vivere la propria vita professionale nello stesso ambiente universitario dove è stato testato il funzionamento del sistema nel caso - rivelatosi reale - di una frana di grandi dimensioni nel lago sia i ricordi personali di uno studente appena diplomato che viveva vicino ai luoghi della immane tragedia. Questo articolo in qualche maniera copre un vuoto che questa Rivista aveva, anche se la difficoltà di intervenire su un argomento talmente delicato, che coinvolgeva soci ed amici, è comprensibile. Al di là della possibilità di prevedere correttamente in quell’epoca la velocità di caduta della frana, che in tutte le ricostruzioni appare la causa ultima della sottovalutazione del fenomeno, rimane la mia personale convinzione che quella tragedia ci ha insegnato che, quando le conseguenze sulle vite umane possono essere così drammatiche, nel prendere provvedimenti di sicurezza è meglio sbagliare per eccesso che per difetto.
Gli argomenti trattati in questo numero nella sezione Memorie si occupano di Aspetti Culturali, Gestione delle Dighe, Qualità delle Acque e Difesa dell’Ambiente e Storia dell’Idraulica. Ruggiero Jappelli in “Innovamento e conservazione del linguaggio tecnico” continua il suo viaggio culturale rappresentando, questa volta, la opportunità di usare un linguaggio chiaro e preciso, e raccomandando che le necessarie innovazioni linguistiche non siano semplicemente importate da lingue dominanti senza ricercare un corrispettivo in italiano. Giancarlo Principato e Fabio Zimbo in “Approcci metodologici alla ottimizzazione della gestione operativa di un sistema di invasi” descrivono le diverse metodologie che si possono applicare per la ottimizzazione delle regole operative di sistemi di serbatoi ad usi multipli. Anna Maria De Girolamo, Angelantonio Calabrese, Giuseppe Pappagallo, Ersilia D’Ambrosio e Antonio Lo Porto in “Impatto delle attività antropiche su un fiume temporaneo” descrivono il complesso sistema di monitoraggio che è necessario per la quantificazione degli impatti in un caso reale e osservano che le attività di campo hanno evidenziato l’importanza degli eventi di piena sul carico annuale dei nutrienti. Antonio Linoli in “L’acquedotto romano di Nîmes e il Pont du Gard” descrive questa importante opera realizzata dai Romani nella quale è inserito il celeberrimo ponte che si è conservato in buone condizioni grazie al suo uso, in tempi moderni, come ponte stradale.
Nella sezione Note Tecniche si colloca la nota di Laura Ciravolo “Il rilancio del settore idrico”, che si occupa prevalentemente delle difficoltà applicative nell’impegno delle somme stanziate dalla deliberazione del CIPE 60/2012 che stanzia per le regioni meridionali una dotazione di risorse finanziarie pari a 1,7 miliardi di euro per la risoluzione delle procedure di infrazione comunitaria derivanti dalla mancata attuazione della direttiva 91/271/CEE, che ha comportato la condanna dell’Italia per il mancato adeguamento degli impianti di fognatura e depurazione di oltre 105 agglomerati, la maggior parte dei quali localizzati nelle regioni meridionali ed in particolare in Sicilia. I problemi evidenziati in questo articolo non sono semplici e di facile risoluzione, e tuttavia la mia personale opinione è che va ripensata la organizzazione istituzionale del settore nelle aree meridionali, con un accentramento a livello regionale delle funzioni tecniche degli ambiti territoriali e con una efficace azione di sostituzione non estemporanea, ma duratura, da parte del governo centrale laddove la legislazione nazionale non trova applicazione per precise responsabilità degli enti locali e delle regioni.
Nella sezione Discussione trova ospitalità l’appello di Edoardo Benassai per l’innovazione della ricerca in Italia, in Recensioni sono discussi approfonditamente da Marcello Benedini, Ruggiero Jappelli e Gabriele Freni i libri di Michele Mossa e Antonio Felice Petrillo “Idraulica”, di Mario Collepardi “Capire la cementificazione” e di Marcello Benedini e George Tsakiris “Water quality modelling for rivers and streams”. Nei Notiziari è riportata la cronaca della Giornata di studio sulle colate detritiche organizzata il 5 Ottobre 2013 a Torino dalla Sezione A.I.I. - Liguria, Piemonte e Valle d’Aosta; Massimo Greco ricorda la figura di Guelfo Pulci Doria, recentemente scomparso. 

Il Direttore
Mario Rosario Mazzola

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