NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo

Poco tempo fa ho ricevuto una e-mail da parte di un componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione che mi riferiva con preoccupazione il commento di un iscritto di lungo corso che esprimeva perplessità sui contenuti della Rivista, ipotizzando anche la sua cancellazione dall’A.I.I. in assenza di significativi cambiamenti. Le critiche espresse riguardavano principalmente la tipologia di articoli che vengono pubblicati, considerati troppo teorici e di limitato interesse per i professionisti. Come al solito, la prima reazione è stata una combinazione di fastidio e delusione, però a mente fredda penso che questa sia una buona occasione per riprendere la discussione sulla Rivista e sul suo futuro; dopo quasi un triennio di direzione si avvicina il tempo dei bilanci.
Ogni critica è gradita perché costringe a pensare e a migliorare, ma dispiace molto che il rinnovo della partecipazione alla vita dell’Associazione di qualche socio sia, seppure indirettamente, influenzato dalle scelte editoriali, in parte obbligate. E’ una responsabilità che vorrei non avere, ma non posso esimermi dal cercare di dare risposte, spiegando il contesto ed i limiti nei quali oggi si deve evolvere la Rivista, difendendo contestualmente il lavoro della Redazione. Non parlerò delle oggettive difficoltà finanziarie che la Rivista deve affrontare nell’immediato futuro, testimoniate dalla lettera, firmata congiuntamente dal Presidente Marcello Benedini e da me, che è stata allegata al precedente numero della Rivista. Questo non per reticenza, piuttosto perché i problemi finanziari e la modalità di editing dovrebbero essere la conseguenza di un’idea editoriale e non la premessa. Mi propongo di affrontare questi temi nel prossimo editoriale.
Vorrei qui, invece, soffermarmi sull’evoluzione delle categorie che in passato hanno rappresentato il retroterra culturale della Rivista e dei motivi che hanno reso critico il suo posizionamento editoriale. Una Rivista edita da un’associazione culturale non può non essere legata al suo stato di salute, e come sappiamo anche l’A.I.I. vive le conseguenze del momento negativo che investe tutte le associazioni classiche, non solamente italiane. Inoltre nel caso specifico le tre categorie di soci che sono stati i pilastri portanti dell’Associazione e conseguentemente i sostenitori della Rivista, cioè: le imprese di costruzione e i fornitori di apparecchiature, il mondo accademico e quello professionale pubblico e privato, si sono evoluti nell’ultimo decennio con percorsi non convergenti. Fra le prime è avvenuto un processo di concentrazione con forte riduzione delle imprese di dimensioni intermedie e di sviluppo all’estero come conseguenza della contrazione del mercato italiano, indotto da motivi strutturali e congiunturali. Il mondo universitario ha subito una forte evoluzione settoriale, conseguenza anche del sistema scelto per la selezione e per l’avanzamento delle carriere universitarie. In questo contesto la preferenza per produzioni specialistiche in inglese pubblicabili in riviste con impact factor è logica e irreversibile. Anche nel mondo professionale si sono registrate tendenze alla settorializzazione accompagnate da una forte e prolungata crisi del settore privato che ha invece indotto processi di adattamento delle competenze verso settori specialistici diversi da quello idraulico e di riposizionamento verso i mercati esteri meno asfittici di quello italiano. In questo quadro si sono logicamente sviluppate da un lato riviste on-line specialistiche in lingua straniera con impact factor e dall’altro riviste che ospitano articoli classificabili come tecnologici-applicativi.
L’Acqua avrebbe potuto scegliere di trasformarsi assimilandosi ad una di queste categorie, ma si è preferita la strada, certamente impervia, di mantenere le proprie caratteristiche di Rivista a cavallo fra scienza e tecnica, con l’apertura a contributi più interdisciplinari, cercando di mantenere un livello qualitativo elevato. L’Acqua non è scientificamente paragonabile a quelle riviste con elevato impact factor ma non è neanche un bollettino tecnico. Trovano ospitalità articoli scientifici di buon livello, dove nella fase di revisione si cerca di indirizzare gli Autori verso pratiche applicazioni; hanno trovato stanza anche altri aspetti, come la storia delle opere idrauliche e le problematiche della regolazione del servizio idrico. Si tenga conto tuttavia che L’Acqua si basa prevalentemente su contributi spontanei ai quali bisogna anche dare riscontro con tempi accettabili. Sull’argomento si sofferma anche la Redazione con una Nota a pag. 8. In questo numero, sebbene sia prevalente la parte scientifica con contributi relativi alle dighe, all’idraulica, all’idraulica urbana e all’idrologia, le rubriche Note Tecniche, Discussione e In Breve ospitano interventi che raccontano di un grande cantiere italiano all’estero, o invogliano a considerazioni di tipo socio-economico e istituzionale partendo dalle problematiche della gestione in senso lato del bene acqua. In altri numeri questi aspetti hanno avuto ed avranno risalto ancora maggiore.
Anche se sono riscontrate in generale valutazioni positive su questa impostazione, le osservazioni, come quella ricordata all’inizio di questo editoriale, non devono essere sottovalutate. Tuttavia le domande da porsi sono più articolate. Siamo stati capaci di interpretare soddisfacentemente questa linea editoriale? O piuttosto è la linea stessa che va ripensata? Può darsi che la risposta alla prima domanda sia negativa, ed in tal caso la responsabilità sarebbe solamente mia; confermerei invece la bontà della scelta editoriale, perché in Italia c’è spazio per una Rivista culturale sull’Acqua e l’obiettivo va perseguito.

Il Direttore
Mario Rosario Mazzola

Sei qui: Home Uncategorised Editoriale n. 3-2014