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Questo numero rappresenta per me e per l’intera Redazione, nello stesso tempo, un punto di arrivo e di partenza. Infatti, è il primo dei numeri monografici che abbiamo messo in programma e che pensiamo debbano diventare una caratteristica precipua della nostra Rivista. Rinnovare non è un compito facile nell’attuale momento di crisi delle Associazioni, specialmente se si basa fondamentalmente sulla fatica quotidiana di pochissime persone e sulla passione volontaristica di altre. Vorrei quindi subito esprimere la mia personale gratitudine a Giuseppe Rossi Paradiso, al quale si deve tutto il merito di questo numero, all’impegno di Ruggiero Jappelli, Olimpia Arcella e Caterina Porfidia per la professionalità e la passione con le quali hanno curato la redazione e l’editing di questo numero doppio. 
Innanzitutto perché doppio? Perché gli Autori, stimolati da Rossi Paradiso, hanno risposto con trattazioni che per ampiezza superano i limiti di un numero ordinario. Considerata l’importanza dell’argomento e per non perdere l’unitarietà si è preferita la soluzione del numero doppio.
Il contenuto delle singole memorie è esaurientemente riassunto nella presentazione di Giuseppe Rossi Paradiso, per cui non è necessario riprenderla in questa sede. Fra le considerazioni contenute nella presentazione mi sembra opportuno evidenziare lo strabismo tipico della politica e dei media italiani, pronti a dedicare la massima attenzione alle problematiche della pianificazione delle acque e della difesa del suolo solo in occasione degli eventi disastrosi e spesso drammatici, per poi relegare nel dimenticatoio le continue mancanze dell’Italia nella definizione di una programmazione efficace del settore e nel rispetto delle direttive comunitarie, ed in particolare la 2000/60/CE, nell’applicazione della quale abbiamo accumulato ritardi davvero ingiustificabili. Questa scarsa consapevolezza dei processi di pianificazione e il ruolo marginale a questi riservato è testimoniato anche dalla campagna referendaria del 2011, che si è concentrata principalmente sul Servizio Idrico Integrato e non ha posto al centro la complessità dell’intero ciclo dell’acqua e degli strumenti per difenderne le caratteristiche quali-quantitative anche nei riguardi delle future generazioni. Noi speriamo che la diffusione di questo numero aiuti il processo di comprensione del sistema idrico nel suo complesso, della difesa del suolo e della necessità di una pianificazione dinamica delle risorse idriche.
La rubrica Discussione ospita un lungo intervento di Ruggiero Jappelli che tratta di rischi e priorità e di come andrebbero trattati terremoti, alluvioni e frane. Purtroppo quest’ultimo fenomeno richiama la frana del monte Toc, che la sera del 9 ottobre 1963 provocò l’immane tragedia del Vajont. Io sto scrivendo quest’Editoriale il giorno 9 ottobre 2013, e sebbene abbia vissuto quella tragedia solamente attraverso i giornali e le immagini televisive in bianco e nero, dopo cinquant’anni ne ho ancora vivo il ricordo.
La Stanza del Presidente è anch’essa dedicata a quest’evento, con parole molto posate e sagge, che celano il comprensibile fattore emotivo di chi ha vissuto da vicino quelle vicende; vicende in merito alle quali Marco Paolini, nella introduzione alla nuova edizione del libro Il racconto del Vajont, cita le parole di due veterani di comunicazione del rischio, Peter Sandman e Jody Lanon, che osservano: “Gli scienziati non sanno comunicare: quando parlano tra loro tendono a enfatizzare le loro lacune di conoscenza, quando parlano in pubblico spesso danno l’impressione di sapere tutto.” Noi siamo coscienti che siamo ben lontani dal sapere tutto, ma abbiamo ancora la voglia e l’umiltà di capire e imparare, anche dalle tragedie.
Questo numero monografico non sarà un caso isolato. Infatti il piano editoriale relativo all’anno 2014, prevede un numero monografico curato da Enrico Rolle sulla Regolazione dei Servizi Idrici, come impostata negli ultimi anni dall’Autorità di Regolazione del Gas e dell’Energia, ed un altro sulla Sicurezza delle Dighe curato da Ruggiero Jappelli per il Comitato Italiano Grandi Dighe.
Il piano prevede anche dei numeri con sezioni speciali. Fra queste segnaliamo la Storia delle Dighe; la tragedia del Vajont, che comprenderà anche un lungo articolo di Luigi Da Deppo, nel quale si ritrovano la lucidità dello studioso e l’emozione dei ricordi personali; ed ancora i Cantieri Ieri, Oggi e Domani.

IL DIRETTORE
Mario Rosario Mazzola

Sei qui: Home Uncategorised Editoriale n. 5/6-2013