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Le attività di analisi e di progettazione dell’ingegnere non sono fine a se stesse, ma costituiscono un mezzo per soddisfare i bisogni umani. L’ambito di interesse dell’ingegneria è rivolto a due aspetti: i materiali e le forze della natura, da un lato, e i bisogni degli uomini dall’altro. Poiché le risorse sono limitate, l’ingegneria deve essere strettamente connessa all’economia.
L ingegneria non è una scienza, ma è piuttosto un’applicazione della scienza; è costituita dall’abilità e ingegnosità nell’adattamento del sapere alle necessità dell’uomo. Come si sostiene nella definizione dell’Accreditation Board of Engineering and Technology degli Stati Uniti:“L’ingegneria è la professione in cui la conoscenza delle scienze matematiche e naturali, acquisita attraverso lo studio, l’esperienza e la pratica, viene applicata con discernimento per sviluppare nuovi modelli che utilizzano economicamente le risorse delle natura a beneficio dell’umanità.”
Mentre i fini dello scienziato sono di accrescere il bagaglio delle conoscenze umane e di scoprire le leggi universali di comportamento, lo scopo dell’ingegnere è di applicare questa conoscenza a situazioni particolari con il proposito di realizzare beni e servizi. Per l’ingegnere la conoscenza non fine a se stessa, ma è la materia prima con cui egli modella strutture, macchinari e processi. Quindi l’ingegneria comporta anche lo studio della migliore combinazione di materiali, forze e fattori umani atti a raggiungere lo scopo desiderato con un ragionevole grado di accuratezza. Molto raramente le attività tecniche vengono eseguite per il risultato cui possono condurre direttamente, ma il loro uso generalmente è rivolto alla soddisfazione dei bisogni umani.
Queste frasi, tratte dall’introduzione del libro “Economia per Ingegneri” di Gerald T. Thuesen e Walter J. Fabrycky, sarebbero state condivise da Carlo Lotti. Il vuoto che lascia nella comunità dell’ingegneria idraulica italiana e in particolare dell’Associazione Idrotecnica Italiana è difficilmente colmabile. E’ stato a lungo testimone e protagonista di una stagione storica nella quale le potenzialità dei costruttori idraulici italiani sono riuscite a trasformarsi in realtà riconosciute in tutto il mondo. Ora l’Associazione della quale era Presidente Onorario è orfana. 
Gli argomenti trattati in questo numero nella sezione Memorie sono classificabili come Acquedotti e Idraulica Marittima. In particolare Beatrice Conestabile della Staffa, Rita Ugarelli e Vittorio Di Federico in La stima dei flussi energetici come strumento di valutazione ambientale per le reti di distribuzione idrica presentano i primi risultati dell’applicazione della metodologia di Life Cycle Energy Analysis (LCEA) alle condotte della rete di distribuzione idrica di Reggio Emilia. La metodologia consente di scegliere soluzioni più sostenibili, ma la sua diffusione è ostacolata dalla complessità delle procedure e dalla mancanza di adeguate banche dati. Sara Dastoli, Giorgia De Gioannis, Maurizio Morelli, Aldo Muntoni, Roberto Peretti, Alessandra Polettini, Raffaella Pomi, Elena Romano, Antonello Serci, Alessio Stramazzo, Barbara Villani, Antonello Zucca in Individuazione di una strategia per la gestione sostenibile dei sedimenti provenienti dal dragaggio di porti di rilevanza locale presentano alcuni dei risultati del progetto COAST–BEST, che si concretizzano in un sistema di gestione dei sedimenti che promuove il reimpiego delle frazioni recuperate. In questa sezione si trova anche la memoria Benchmarking in Engineering Predictions nella quale Ruggiero Jappelli fornisce il quadro concettuale nel quale si inseriscono le previsioni nell’attività di pianificazione, progettazione, costruzione e gestione delle opere.
La Sezione Note Tecniche comprende contributi nei campi degli Acquedotti, degli Impianti Idroelettrici, delle Dighe e della Gestione delle Risorse Idriche. Leonardo Rotundi in La galleria Abatemarco di valico del monte della Mula in Calabria. Opera di presa di acqua potabile racconta la storia della realizzazione di questa importante opera e di come inattesi problemi incontrati nella fase di esecuzione sono stati trasformati in opportunità. Vincenzo Sammartano, Costaza Aricò, Armando Carravetta, Alfonso Collura, Carmelo Nasello, Marco Sinagra e Tullio Tucciarelli in Progettazione di un’opera di presa a basso impatto ambientale per un impianto mini idroelettrico in Sicilia descrivono le modalità di progettazione di un’opera dal costo contenuto che minimizzi l’impatto ambientale. Fabio Di Nardo in La traversa di Tarsia sul fiume Crati descrive i provvedimenti già attuati e quelli necessari per attivare questa vecchia opera mai collaudata. Infine Giuseppe Sappa e Flavia Ferranti in Utilizzazione delle risorse idriche dell’Alta Valle dell’Aniene evidenziano che le attuali derivazioni per uso marginalmente potabile, ma principalmente idroelettrico, potrebbero risultare incompatibili con la ricarica naturale delle falde che deriva dal bilancio idrico del bacino.
Nella rubrica Discussione sono ospitati l’intervento di Ruggiero Jappelli sulla complessa interazione fra l’andamento idrologico del fiume Crati e l’importantissimo sito archeologico di Sibari e alcuni precisazioni e commenti di Alessandro Cappelli, con successiva replica degli Autori, sull’articolo relativo alla riserva idrica del lago di Bracciano pubblicato in un numero precedente della Rivista. 
Nella rubrica Recensioni sono ospitati i commenti su tre libri. Ruggiero Jappelli muove alcune critiche al libro Geopolitica dell’Acqua: La corsa all’Oro del nuovo millennio di Giancarlo Elia Valori; Marcello Benedini commenta il libro La storia idraulica del grande Vajont di Luigi Rivis, che racconta anche l’esperienza personale dell’Autore. Ancora Ruggiero Jappelli, nella recensione del “Bulletin on Safe Passage of Estreme Floods, CIGB 2012, constata con amarezza che in questa importante pubblicazione non è citato alcun contributo del nostro Paese, che pure nel secolo scorso ha prodotto importanti studi teorici e sperimentali.
Infine vorrei segnalare la riproduzione della memoria Evoluzione dell’alveo del Crati a valle della diga di Tarsia di Carlo Lotti e Fabio Cruciani dagli atti del XI Convegno di Idraulica e Costruzioni Idrauliche, tenutosi a Genova nel 1968.

Il Direttore
Mario Rosario Mazzola

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