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Cari Lettori,
il presente numero della rivista L’Acqua, organo dell’Associazione Idrotecnica Italiana, è in gran parte dedicato a raccogliere le memorie presentate al Convegno nazionale “Etica ambiente e acqua”, organizzato dalla Sezione Sicilia Orientale dell’Associazione e svoltosi a Catania il 15 ottobre 2016, con pieno successo e ampia partecipazione di pubblico. Il Convegno è stato organizzato in onore del Prof. Giuseppe Rossi, Emerito di Costruzioni Idrauliche nell’Università degli Studi di Catania, che alla vita dell’Associazione Idrotecnica Italiana ha fornito un importante e sempre apprezzato contributo, rivestendo anche cariche di grande rilievo.
Il tema dell’Etica ambientale è emerso in tutta la sua importanza ormai da alcuni decenni, parallelamente alla presa di coscienza di alcuni effetti collaterali e esternalità negative di quella fase storica dell’evoluzione del nostro pianeta che, secondo una fortunata definizione dovuta a Paul Jozef Crutzen, premio Nobel per la Chimica nel 1995, va sotto il nome di Antropocene. Come è noto, la locuzione Antropocene fu coniata a indicare l’idea che la Terra aveva ormai abbandonato forzosamente la sua naturale epoca geologica, lo stato interglaciale comunemente indicato come Olocene, a causa della profonda influenza delle attività antropiche; queste ultime, infatti, avevano ormai assunto un rilievo e un impatto tali da potere essere paragonati a forze geofisiche globali. In altre parole, nell’Antropocene, gli effetti ambientali delle attività antropiche sono diventati così forti e pervasivi da competere, come influenza, con le altre grandi forze della natura. 
L’inizio dell’Antropocene viene fissato intorno al 1800, in coincidenza con l’affermarsi dell’industrializzazione, ma, dopo una fase iniziale che si estende fino alla Seconda Guerra Mondiale, ne viene individuata una seconda fase, nella quale, a partire dal 1945-50, si è avuta una profonda intensificazione dell’impronta antropica sull’ambiente. Sono molti gli indicatori salienti che, a partire dal 1950 circa, subiscono una netta accelerazione del ritmo di crescita: la popolazione mondiale, i consumi idrici, quelli di materie prime in generale e tanti altri. Fra tutti però l’incremento della concentrazione di CO2 in atmosfera è forse quello più espressivo: la concentrazione di CO2 (fonte dati US-EPA) è passata infatti da un valore tipico dell’epoca preindustriale di circa 270 ppm ad un valore di 310 ppm nel 1950, con una crescita quindi di 40 ppm in 150 anni, e successivamente di circa 400 ppm nel 2015, con una crescita di 90 ppm (ovvero di quasi il 30%) in soli 65 anni.
Nell’attuale seconda fase dell’Antropocene, il ritmo di crescita nell’utilizzazione del territorio e delle risorse ambientali è aumentato a dismisura; la presa di coscienza di ciò ha parallelamente incentivato una crescente preoccupazione per l’eccessivo sfruttamento di tali risorse, che spesso finisce per eccedere la loro naturale capacità di rigenerazione, generando quindi un problema di sostenibilità ambientale dello sviluppo. 
Da qui l’importanza del ruolo dell’etica ambientale, che si fonda soprattutto sul principio di responsabilità nei confronti della biosfera e delle generazioni future, entrambe ovviamente prive di qualunque strumento di difesa dei loro diritti e interessi, principio che dovrebbe necessariamente guidare la scelta di tutte le azioni messe in atto dall’attuale generazione umana. Gli argomenti trattati nel Convegno di Catania sono quindi di estrema attualità e importanza e le memorie che ne sono scaturite e che sono ospitate nel presente fascicolo de L’Acqua risultano tutte dense di contenuti di grande interesse.
Il fascicolo ospita altre due memorie. La prima di Vittoria Riboni che, prendendo le mosse da un caso di studio relativo alla Val d’Ossola, evidenza l’importanza delle opere diffuse a scopo di prevenzione del dissesto idrogeologico nei territori montani, anche come mezzo per una loro efficace rivalutazione socio-economica. 
La seconda di Marco D’Oria, Massimo Ferraresi, Paolo Molini, Maria Giovanna Tanda, Gianni Fucci, Francesco Di Martino, Ester Della Santa e Serena Amadei, che, utilizzando le previsioni rese disponibili dagli esistenti modelli climatici regionali relative ai più accreditati scenari di emissione futura in atmosfera di gas serra, analizza i prevedibili effetti sulla disponibilità futura di risorsa idrica nel bacino del fiume Serchio. Infine, il fascicolo riporta una pregevole Discussione di Ruggiero Jappelli sull’importanza della custodia e della valorizzazione della lingua italiana, in epoca di dilagante predominio della lingua anglosassone, raccomandandone l’uso anche nella comunicazione tecnico-scientifica; lo stesso Jappelli nella sezione …In Breve ricorda l’opera del grande linguista Tullio De Mauro, recentemente scomparso, auspicando la diffusione dei suoi suggerimenti.
Buona lettura a tutti Voi!

Armando Brath

Cari Lettori,
il presente numero della Rivista L’Acqua, organo dell’Associazione Idrotecnica Italiana, è in buona parte dedicato a raccogliere e divulgare memorie presentate al Workshop promosso dal “Gruppo di Lavoro Gestione di Impianti di Trattamento Acque”, tenutosi nell’anno 2016. Il Gruppo di Lavoro, costituito a Brescia nell’anno 1998, sotto la guida del prof. Carlo Collivignarelli, affronta da quasi un ventennio le principali tematiche relative alla gestione degli impianti di trattamento dei reflui urbani e degli impianti di potabilizzazione delle acque.
Questa iniziativa è stata promossa nella convinzione, ormai ampiamente confermata dall’esperienza di campo, che la gestione degli impianti di trattamento delle acque ha sul risultato finale importanza altrettanto essenziale quanto le precedenti, apparentemente più complesse, di progettazione e gestione degli impianti stessi. Tale circostanza è peraltro ormai confermata dai risultati della gestione di numerosi impianti, ubicati su tutto il territorio nazionale, per i quali i benefici conseguenti alla realizzazione dell’impianto sono stati spesso vanificati, in gran parte o addirittura quasi nella totalità, da una gestione inadeguata. 
Il rilievo e l’ampio spazio che L’Acqua dedica alla trattazione di questi argomenti, certamente appartenenti al settore dell’Ingegneria delle Acque, ma finora poco rappresentati nella produzione editoriale, costituiscono una evidente novità editoriale rispetto al passato. In effetti, tale novità è testimonianza del recente ampliamento dello spettro di azione della Rivista, i cui orizzonti culturali si stanno progressivamente e significativamente allargando, grazie anche al rinnovamento della composizione del Comitato di Redazione e del Comitato Tecnico-Scientifico, che ha permesso di incorporare importanti competenze in settori prima poco rappresentati.
Il fascicolo ospita poi un ampio e circostanziato articolo di Giuseppe ed Ezio Baldovin che consegnano alla Storia delle Dighe la grande opera di sbarramento del tipo ad arco-gravità (H=93m), ormai in regolare esercizio sul fiume San Leonardo in Sicilia, concludendo un lungo iter realizzativo che ebbe inizio nel lontano 1935 e che oggi permette finalmente l’approvvigionamento idropotabile per la città di Palermo e dintorni e l’irrigazione di una vasta fascia costiera grazie alla presenza di un invaso della capacità di circa 100 milioni di m3.
Segue poi un articolo corredato da specifica bibliografia nel quale un nutrito gruppo di Autori, composto da Silvano Dal Sasso, Salvatore Manfreda, Giovanna Capparelli, Pasquale Versace, Caterina Samela, Giuseppe Spilotro e Mauro Fiorentino, traccia un quadro di sintesi dei fenomeni alluvionali e dei franamenti diffusi nella Regione Basilicata; le informazioni raccolte, che riguardano il periodo dal 1925 al 2015, consentono di identificare i periodi critici e le zone più frequentemente colpite.
Seguono i contributi ospitati nelle Sezioni “In Breve” e “Discussione”. Il crescente rischio di allagamento di aree urbane è il tema del breve articolo di Patrizia Piro, Giuseppina Garofalo, Gennaro Nigro, Francesca Principato e Francesca Tigani; le strategie per la mitigazione degli effetti del fenomeno possono avvalersi oggi di tecniche avanzate; l’applicazione alla città di Cosenza ne dimostra l’utilità e la versatilità.
Il fascicolo è chiuso da due scritti di Ruggiero Jappelli, che invita al coordinamento degli stimoli culturali provenienti dalle diversificate discipline nei moderni complessi temi dell’Ingegneria Civile.

Armando Brath

Matteo Sbarigia, Alberto Bonafè, Fausto Zinetti

RECENTI ADEGUAMENTI DEGLI ORGANI DI SCARICO SU DIGHE ENEL

RECENT UPGRADINGS OF OUTLETS AND SPILLWAYS ON ENEL DAMS

A partire dagli anni 2000 l’Enel ha adempiuto la rivalutazione idrologico-idraulica di tutte le 200 dighe italiane che gestisce. Più dell’80% di esse sono state realizzare prima del 1960, rendendo così disponibili informazioni idrologiche aggiornate, a partire dai dati delle portate scaricate durante la vita della diga, che talvolta supera i 100 anni. Alcuni progetti di adeguamento si sono resi necessari per far fronte in sicurezza alla piena con tempo di ritorno 1000 anni.
La presente memoria muove da una sommaria descrizione dell’evoluzione storica dei metodi per la valutazione della sicurezza idrologica in fase di progettazione delle dighe italiane. Successivamente vengono riportate considerazioni e dati sintetici in merito alla sicurezza idrologico-idraulica delle dighe italiane gestite dall’Enel. Infine, si passano in rassegna alcuni case-histories significativi di progetti di adeguamento di organi di scarico di dighe Enel.
Parole Chiave: Dighe, Scarichi, Rivalutazione idrologico-idraulica, Enel.

In the last decades, Enel carried out hydrological and hydraulic studies for the safety re-assessment of all the owned Italian dams, more than 200. More than 80% of them were built before 1960. So, for the hydrological re-assessment the updated information was used, based on all the recorded discharges during the life of the dams, sometimes exceeding even 100 years. Some upgrading projects turned out to be required in order to manage safely the 1000-years return-period flood. 
Specifically the paper deals with past and present flood assessment methods used in the design of Italian dams, with some considerations on the hydrological and hydraulic safety conditions of Italian Enel dams and, finally, with the illustration of some significant case histories of upgrading projects.
Keywords: Outlet, Spillway, Reassessment, Hydraulics, Hydrology, Enel.

Fabio Dentale, Angela Di Leo, Ferdinando Reale, Eugenio Pugliese Carratelli

MODELLAZIONE NUMERICA PER LO STUDIO DELL’INTERAZIONE TRA MOTO ONDOSO E STRUTTURE MARITTIME

NUMERICAL MODEL FOR WAVE-STRUCTURE INTERACTIONS

Nella presente memoria vengono illustrati i risultati di uno studio numerico avanzato sviluppato per analizzare gli effetti idrodinamici prodotti dal moto ondoso sulle scogliere frangiflutti, applicando un approccio di tipo innovativo (Brown, 2013; Dentale, 2015), sviluppato dalla Divisione Marittima (MEDUS) del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di Salerno, che attraverso l’utilizzo di software cad e numerico, permette di studiare con maggiore dettaglio l’idrodinamica del moto ondoso su un’opera marittima a gettata emersa.
Obiettivo principale del lavoro è stato quello di effettuare una validazione di quanto implementato confrontando le risultanze del modello numerico con analoghe esperienze di laboratorio, utilizzando quale parametro idraulico di confronto il coefficiente di riflessione e discutendo i risultati anche con riferimento a due diversi approcci di generazione numerica del moto ondoso.
Parole Chiave: Mass-source, Riflessione, Stabilità numerica.

At Salerno Maritime Division (MEDUS) has been developed an innovative procedure that, by using cad and numerical software, gives the possibility to study with a more detailed approach the hydrodynamic of the wave motion (overtopping, breaking, run-up, reflection, transmission) over a rubble mound structure (emerged or submerged). The simulations are carried out so that the filtration of the fluid within the interstices of a concrete blocks breakwater, is evaluated by integrating the Reynolds Averaged Navier-Stokes equations (RANS) inside the voids rather than making use of the widespread “porous media” approach. The structure is thus modelled, very much like in the real world or in the physical laboratory testing, by overlapping individual three-dimensional elements and then the computational grid is fitted so as to provide enough computational nodes within the flow paths.
In the paper will be discussed some new results (hydrodynamic behaviour) and future developments of the methodology, applying a new numerical approach to wave generation. 
Keywords: Mass-Source, Reflection, Numerical Stability.

Edoardo Benassai, Franco Guiducci, Giancarlo Piccione

IL PORTO DI MARATEA. Lo sviluppo e la configurazione delle opere di difesa

THE PORT OF MARATEA. Development and Layout of Defence Works

Il porto di Maratea fu costruito negli anni ’50 e presto ci si rese conto che la configurazione delle opere di difesa non assicurava una protezione sufficiente ai natanti ormeggiati nel bacino interno. La conferma si ebbe con la mareggiata del gennaio dell’87 durante la quale al Porto di Maratea si manifestarono gravi danni alle opere di difesa esterne e condizioni di agitazione interna inaccettabili per qualsiasi tipo di ormeggio.
La necessità di riparare le strutture di difesa fu l’occasione per rivederne la configurazione con l’ausilio di un modello fisico di penetrazione realizzato negli anni ’90. 
I risultati dello studio a tutt’oggi (dopo 25 anni) confermano il soddisfacente comportamento delle opere allora proposte.
Parole-chiave: Dighe di difesa, Configurazione del bacino.

The port of Maratea was designed and built up in the sixties. In the successive years it was clear that the wave agitation in the basin was excessive. During the storm occurred in January 1987, the wave agitation incide the port, due to the incoming and the overtopped waves, was so high that the moored boats sank, damages of the breakwaters armours happened, too. The necessity to repair the port structures was the occasion to review the port layout. A physical model was carried out to evaluate different port layouts. The examined solutions and the results obtained from the model tests are illustrated in the paper.
Key Words: Breakwaters, Layout, Harbour Basin Extension.

Luigi Da Deppo

LA CASSA D’ESPANSIONE DI MONTEBELLO VICENTINO, LA PRIMA IN ITALIA, COMPIE 90 ANNI

THE FLOOD-CONTROL RETENTION BASIN OF MONTEBELLO VICENTINO, THE FIRST IN ITALY, TURNS 90

La cassa di espansione di Montebello Vicentino (Vicenza), la prima in Italia, è stata realizzata tra il 1926 e il 1927, per la difesa dei tratti a valle del fiume Agno-Guà, riprendendo un’idea già ventilata dopo le piene del 1905 e 1907. L’iniziativa fu favorita dall’esistenza a Montebello di una vasta zona delimitata a sud dalla Strada Statale collegante Vicenza con Verona, a ovest dalle arginature del torrente Chiampo e a est da quelle del fiume Guà. Nella zona interclusa le acque di scolo sono raccolte dall’Acquetta che confluisce poi nel Fratta Gorzone e svolge le funzioni di emissario.
Fu rialzata la Strada Statale e vennero costruite in fregio al Guà due batterie di sifoni con sette sifoni ciascuna. 
La capacità d’invaso, occupando un’area di 100 ha e con un franco di 50 cm sulla Strada Statale, è di 5x106 m3, con la possibilità di aumentarli a 9 realizzando due bacini in cascata, prospettiva tuttavia ritenuta allora, dopo le prime significative piene, non necessaria.
Le opere principali indispensabili al funzionamento terminarono cinque mesi dopo l’inizio dei lavori, nel febbraio del 1927. Il costo fu di 12.000.000 di lire, equivalenti a circa 11.000.000 di euro di oggi. 
In quasi un secolo di utilizzo la cassa ha mostrato la bontà della soluzione adottata.
Parole chiave: Cassa d’espansione, Laminazione delle piene, Difesa dalle alluvioni.

The flood-control retention basin of Montebello Vicentino (Vicenza), the first in Italy, was built between 1926 and 1927 for the defense against floods of the downstream stretches of the Agno-Guà river, following an idea already ventilated after the floods of 1905 and 1907. The project was favored by the existence in Montebello Vicentino of a large storage area bounded to the south by the state road linking Vicenza and Verona, to the west by the embankments of the Chiampo river and to the east by those of the Guà river. In the enclosed area the drainage waters are collected by the Rio Acquetta, which then flows into the Fratta Gorzone river and works as emissary. The state road was raised and two siphon batteries with seven siphons each were built on the Guà river.
The flood retention capacity is 5x106 m3, with an area of 100 hectares and a freeboard of 50 cm with respect to the state road. By creating two basins arranged in cascade it would be possible to increase the capacity to 9x106 m3. However, the latter option was considered unnecessary after the first significant floods. 
The main components of the reservoir, indispensable for its functioning, were completed five months after the beginning of the works, in February 1927. The cost was 12,000,000 liras, equivalent to about 11,000,000 euros today. In almost a century since its construction, the Montebello Vicentino reservoir has demonstrated the effectiveness of the adopted design.
Keywords: Retention Basin, Flood Control and Defense. 

Ruggiero Jappelli

FONDAZIONI IDRAULICHE SU CASSONI. Una rassegna tecnico-storica

MASSIVE FOUNDATIONS UNDER WATER. A Technical-Historical Review

In acqua sono state costruite grandi opere, come dighe e traverse di sbarramento, ponti e viadotti per l’attraversamento di fiumi e bracci di mare, anche molto profondi. In queste situazioni la fondazione idraulica massiccia, che si costruisce su cassoni, oggi quasi abbandonati in favore di tecniche più snelle e meno costose, non ha solo un importante significato storico, ma offre ancora vantaggi di grande affidabilità per una lunga e sicura vita utile, come traspare dalla seguente breve rassegna.
Parole chiave: Fondazione, Cassone, Tecnica.

Large engineering works, e.g. dams, weirs and bridges across rivers and deep sea straits, have been built under water. For the purpose, the massive hydraulic foundation entrusted to caissons, yet abandoned in favour of modern slender and less costly solutions, still offers advantages when great reliability and long-lasting life are required, as it appears from the following short review. 
Keywords: Foundation, Caisson, Technique.

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