NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo

Edoardo Benassai, Franco Guiducci, Giancarlo Piccione

IL PORTO DI MARATEA. Lo sviluppo e la configurazione delle opere di difesa

THE PORT OF MARATEA. Development and Layout of Defence Works

Il porto di Maratea fu costruito negli anni ’50 e presto ci si rese conto che la configurazione delle opere di difesa non assicurava una protezione sufficiente ai natanti ormeggiati nel bacino interno. La conferma si ebbe con la mareggiata del gennaio dell’87 durante la quale al Porto di Maratea si manifestarono gravi danni alle opere di difesa esterne e condizioni di agitazione interna inaccettabili per qualsiasi tipo di ormeggio.
La necessità di riparare le strutture di difesa fu l’occasione per rivederne la configurazione con l’ausilio di un modello fisico di penetrazione realizzato negli anni ’90. 
I risultati dello studio a tutt’oggi (dopo 25 anni) confermano il soddisfacente comportamento delle opere allora proposte.
Parole-chiave: Dighe di difesa, Configurazione del bacino.

The port of Maratea was designed and built up in the sixties. In the successive years it was clear that the wave agitation in the basin was excessive. During the storm occurred in January 1987, the wave agitation incide the port, due to the incoming and the overtopped waves, was so high that the moored boats sank, damages of the breakwaters armours happened, too. The necessity to repair the port structures was the occasion to review the port layout. A physical model was carried out to evaluate different port layouts. The examined solutions and the results obtained from the model tests are illustrated in the paper.
Key Words: Breakwaters, Layout, Harbour Basin Extension.

Luigi Da Deppo

LA CASSA D’ESPANSIONE DI MONTEBELLO VICENTINO, LA PRIMA IN ITALIA, COMPIE 90 ANNI

THE FLOOD-CONTROL RETENTION BASIN OF MONTEBELLO VICENTINO, THE FIRST IN ITALY, TURNS 90

La cassa di espansione di Montebello Vicentino (Vicenza), la prima in Italia, è stata realizzata tra il 1926 e il 1927, per la difesa dei tratti a valle del fiume Agno-Guà, riprendendo un’idea già ventilata dopo le piene del 1905 e 1907. L’iniziativa fu favorita dall’esistenza a Montebello di una vasta zona delimitata a sud dalla Strada Statale collegante Vicenza con Verona, a ovest dalle arginature del torrente Chiampo e a est da quelle del fiume Guà. Nella zona interclusa le acque di scolo sono raccolte dall’Acquetta che confluisce poi nel Fratta Gorzone e svolge le funzioni di emissario.
Fu rialzata la Strada Statale e vennero costruite in fregio al Guà due batterie di sifoni con sette sifoni ciascuna. 
La capacità d’invaso, occupando un’area di 100 ha e con un franco di 50 cm sulla Strada Statale, è di 5x106 m3, con la possibilità di aumentarli a 9 realizzando due bacini in cascata, prospettiva tuttavia ritenuta allora, dopo le prime significative piene, non necessaria.
Le opere principali indispensabili al funzionamento terminarono cinque mesi dopo l’inizio dei lavori, nel febbraio del 1927. Il costo fu di 12.000.000 di lire, equivalenti a circa 11.000.000 di euro di oggi. 
In quasi un secolo di utilizzo la cassa ha mostrato la bontà della soluzione adottata.
Parole chiave: Cassa d’espansione, Laminazione delle piene, Difesa dalle alluvioni.

The flood-control retention basin of Montebello Vicentino (Vicenza), the first in Italy, was built between 1926 and 1927 for the defense against floods of the downstream stretches of the Agno-Guà river, following an idea already ventilated after the floods of 1905 and 1907. The project was favored by the existence in Montebello Vicentino of a large storage area bounded to the south by the state road linking Vicenza and Verona, to the west by the embankments of the Chiampo river and to the east by those of the Guà river. In the enclosed area the drainage waters are collected by the Rio Acquetta, which then flows into the Fratta Gorzone river and works as emissary. The state road was raised and two siphon batteries with seven siphons each were built on the Guà river.
The flood retention capacity is 5x106 m3, with an area of 100 hectares and a freeboard of 50 cm with respect to the state road. By creating two basins arranged in cascade it would be possible to increase the capacity to 9x106 m3. However, the latter option was considered unnecessary after the first significant floods. 
The main components of the reservoir, indispensable for its functioning, were completed five months after the beginning of the works, in February 1927. The cost was 12,000,000 liras, equivalent to about 11,000,000 euros today. In almost a century since its construction, the Montebello Vicentino reservoir has demonstrated the effectiveness of the adopted design.
Keywords: Retention Basin, Flood Control and Defense. 

Ruggiero Jappelli

FONDAZIONI IDRAULICHE SU CASSONI. Una rassegna tecnico-storica

MASSIVE FOUNDATIONS UNDER WATER. A Technical-Historical Review

In acqua sono state costruite grandi opere, come dighe e traverse di sbarramento, ponti e viadotti per l’attraversamento di fiumi e bracci di mare, anche molto profondi. In queste situazioni la fondazione idraulica massiccia, che si costruisce su cassoni, oggi quasi abbandonati in favore di tecniche più snelle e meno costose, non ha solo un importante significato storico, ma offre ancora vantaggi di grande affidabilità per una lunga e sicura vita utile, come traspare dalla seguente breve rassegna.
Parole chiave: Fondazione, Cassone, Tecnica.

Large engineering works, e.g. dams, weirs and bridges across rivers and deep sea straits, have been built under water. For the purpose, the massive hydraulic foundation entrusted to caissons, yet abandoned in favour of modern slender and less costly solutions, still offers advantages when great reliability and long-lasting life are required, as it appears from the following short review. 
Keywords: Foundation, Caisson, Technique.

Luigi Joseph Del Giacco, Renato Drusiani, Luca Lucentini, Susanna Murtas

ACQUA COME ARMA NEL CORSO DELLA STORIA. Aspetti tecnici ed etici

WATER AS A WEAPON IN THE HISTORY. Technical and Ethical Aspects

L’acqua in molte occasioni ha potuto svolgere un ruolo essenziale all’interno di conflitti nell’antichità, dall’avvelenamento delle sorgenti d’acqua sino agli allagamenti per ostacolare l’avanzata di eserciti nemici. Si tratta di azioni belliche richiamate da diversi autori antichi, greci e romani, e se già a quei tempi non tutte queste azioni erano condivise, costituivano tuttavia accorgimenti tattici citati all’interno dei manuali di guerra dell’epoca. Al giorno d’oggi le convenzioni internazionali proibiscono il ricorso a tali strumenti, ciò nonostante li si possono rinvenire ancora in conflitti regionali tanto è che su alcuni aspetti, come i fenomeni di psicosi collettiva che ne possono derivare, passato e presente, risultano assai simili. L’analisi condotta prende in considerazione il “manuale” Strategematica di Sesto Giulio Frontino ed altri riferimenti risalenti ad epoche diverse, sino all’attualità. Viene poi sviluppato un’analisi sull’impatto delle contaminazione volontarie dell’acqua indicate da antichi autori alla luce delle odierne conoscenze tossicologiche e sanitarie.
Parole chiave: Guerre antiche, Guerra biologica, Frontino, Strategematica, Alluvioni intenzionali.

The water played a role in many ancient conflicts, from the poisoning of the water sources to flooding to stop the advance of enemy armies. It deals with military actions quoted by several ancient authors, Greek and Roman, even though, at that time, many abhorred such actions, they were considered tactical expedients to resort to, also cited by the war manuals of the time. Nowadays, international agreements prohibit the use of these means, nevertheless they can still be found in regional conflicts so that, in some aspects, the collective psychosis phenomena, past and present, that may result, are very similar. The analysis starts from the “manual” Strategematica of Sextus Julius Frontinus, in addition to other references left by historians and chroniclers of different periods until nowadays. An analysis was developed on the impact of the intentional actions of water contamination described by the ancient authors, according to the present toxicological and health knowledge.
Keywords: Ancient wars, Biological warfare, Frontinus, Strategematica, Intentional flooding.

Guglielmo Benfratello

LA LUNGA VENTURA DI UNA FORMULA IMPORTANTE IN IDRAULICA

THE LONG VENTURE OF AN IMPORTANT FORMULA IN HYDRAULICS

Quale introduzione ad una tesi di laurea a Palermo, l’articolo narra la storia della “equazione del moto uniforme turbolento di correnti liquide intubate”, distinguendovi la “egge di resistenza”. Si perviene ad una forma della equazione detta “pseudo-lineare”, che vale pure per correnti comprimibili e facilita la risoluzione delle reti di condotte.
Parole chiave: Moto uniforme turbolento, Legge di resistenza, Reti di condotte.

To introduce a master’s thesis in the University of Palermo, the paper tells the long story of the classical “equation of the turbulent flow in water pipes” and covers distinctly the progress of “the friction law”: leading to the latest equation form named pseudo linear well suited to compressible fluid and to solution of pipeline network.
Keywords: Turbulent Flow Equation, Friction Law, Pipeline Network.

Salvatore Gabriele, Francesco Chiaravalloti, Antonio Procopio

LA VALUTAZIONE DELLE PIENE NEI PICCOLI BACINI. Un problema ancora aperto

FLOODS EVALUATION IN SMALL CATCHMENTS. A Yet Open Question

La stima delle massime portate al colmo di piena in piccoli e piccolissimi bacini, alla luce di numerosi episodi alluvionali che purtroppo spesso hanno portato alla perdita di vite umane, non trova oggigiorno il necessario impegno nella comunità scientifica nazionale. Dopo il progetto VAPI (Valutazione delle Piene in Italia) del GNDCI (Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche), oramai conclusosi da più di un decennio, la comunità idrologica italiana non ha più affrontato con la necessaria attenzione le opportunità offerte dai nuovi strumenti di indagine che, in molti casi, potrebbero portare ad un decisivo miglioramento delle procedure proposte dal GNDCI. La oramai quasi completa copertura radar del territorio nazionale, offerta in modo semplice ed operativo dal Dipartimento della Protezione Civile Nazionale (DPC), e la presenza di sempre più numerose osservazioni da satellite, parzialmente utilizzabili per la stima delle precipitazioni, costituiscono un indubbio ed essenziale supporto nella corretta ricostruzione di eventi di piena e nella loro analisi probabilistica. La recente iniziativa governativa “Italia Sicura” pone la proposizione della buona pratica nella mitigazione del rischio idrogeologico quale strumento per la salvaguardia dei beni e dell’incolumità dei cittadini. Ebbene, qualsiasi opera ed iniziativa di mitigazione del rischio, all’inizio della catena operativa richiede la conoscenza delle forzanti sul territorio che, nel nostro caso, sono rappresentate dalle piogge e dalle portate. Insufficienti valutazioni di tali quantità inficiano la qualità progettuale di un’opera o la valutazione del rischio residuo. Una migliore e più accurata modellistica nella valutazione delle piogge estreme nei piccoli e piccolissimi bacini pone indubbi vantaggi nella corretta progettazione delle opere. Una corretta stima delle precipitazioni e/o portate rappresenta e costituisce, infatti, una significativa attività primaria di prevenzione e mitigazione del rischio. Con il presente articolo, attraverso un uso comparato dei metodi di misura delle precipitazioni da radar e da pluviometro, si è cercato di mettere in evidenza alcune lacune che possono derivare dall’utilizzo dei soli pluviografi, evidenziando la necessità del ricorso al radar per una più realistica ricostruzione del campo delle precipitazioni.
Parole chiave: Valutazione delle piene, Radar meteorologico, Eventi estremi, Piogge brevi.

Nowadays, the evaluation of the maximum flow rate at flood peak in small and very small basins, has not enough dedication in the national scientific community, especially considering that many alluvial episodes often cost human losses.
After the VAPI project (Flood Evaluation in Italy), carried out by the GNDCI’s (National Group for the Protection from Hydrogeologic Catastrophes) and concluded more than ten years ago, the Italian hydrologic community has not yet conveniently dealt with the opportunities offered by new investigation instruments which could bring a decisive improvement of the proposed procedures. The almost complete national radar coverage, easily and effectively offered by the DPC (Department of Civil Protection), together with the increasing number of satellite observations partially useful for rain rate estimation, may offer an undeniable and essential support in the correct reconstruction and probabilistic analysis of flood events. The recent governmental initiative “Italia Sicura” set the proposal of the best practice in hydrological risks mitigation as a tool for goods safeguarding and citizens’ safety. Thus, any activity and initiative for risks mitigation, at the beginning of the operational chain demand the knowledge of territory criticalities which, in our case, are represented by rain and flows. Insufficient evaluation of these quantities invalidates the planning quality of any hydraulic structure or the evaluation of the residual risk. A better and more accurate evaluation of the extreme rainfall in small and very small basins brings undeniable advantages in the correct structures planning. In effect, a correct estimation of precipitations and flows represents a crucial point in risk mitigation activities. With this paper, through a comparative use of radar and rain gauge for rainfall field evaluation, attempts are made to underline some gaps which may derive from using only rain gauges. The necessity of appealing to the radar employment in order to obtain a more realistic reconstruction of the spatial and temporal rainfall distribution is highlighted.
Keywords: Flood Peak Evaluation, Weather Radar, Extreme Hydrological Events, Short-duration Rainfall.

Cari Lettori,
il fascicolo della Rivista L’Acqua che vi accingete a sfogliare viene allestito negli ultimi giorni del mese di luglio 2017, in piena emergenza siccità, in un momento in cui si prospetta come imminente persino un razionamento idrico per la capitale del Paese e nel quale, comunque, i danni inferti all’agricoltura e agli allevamenti sono già pesantissimi, oltre 2 miliardi secondo la Coldiretti, talché diverse Regioni si accingono a chiedere al Governo la dichiarazione
dello stato di calamità naturale. 
Mi sembra quindi doveroso dedicare a questa situazione qualche sia pur breve riflessione.
L’Italia è un paese piuttosto ricco d’acqua, sia pure con una distribuzione territoriale e stagionale alquanto disomogenea. Considerando che la precipitazione media annua sul Paese è di circa 970 mm, il volume medio annuo di pioggia è stimabile in circa 300 miliardi di m3. Le stime delle risorse idriche rinnovabili oscillano tra 170 e 190 miliardi di m3/anno. La stima dei prelievi idrici presenta qualche incertezza, soprattutto in relazione alla quantificazione della componente irrigua; in media si valuta che il prelievo idrico complessivo ammonti a circa 40 miliardi di m3/anno. I prelievi ammontano quindi a circa il 13% del volume annuo piovuto totale e al 21-23% delle risorse rinnovabili. Si tratta di percentuali relativamente contenute, incrementando le quali, anche solo di qualche punto, si potrebbero fronteggiare molto meglio condizioni climatiche siccitose come quelle che, in questi mesi, stanno interessando il nostro Paese. 
Un maggiore sfruttamento delle disponibilità idriche esistenti richiederebbe però un potenziamento delle attuali capacità di stoccaggio dei deflussi superficiali e quindi, in definitiva, la realizzazione di nuove opere di invaso. Su queste attività il Paese è di fatto fermo da tempo, per incapacità di costruire i necessari percorsi decisionali e di formazione di consenso sociale, intrappolato come è tra ricorrenti ostruzionismi derivanti da diffuse e pervasive sindromi di Nimby e, forse soprattutto, di Nimto. Al riguardo, è interessante osservare l’evoluzione storica del numero delle grandi dighe (ovvero delle dighe aventi volume di invaso maggiore di un milione di m3 o altezza maggiore di 15 m) presenti in Italia. Il loro numero è cresciuto ad un ritmo di circa 8.3 nuove dighe all’anno dal 1920 al 1965 circa, passando da circa 25 a circa 400 dighe; poi, a seguito del disastro dovuto alla frana del Vajont (1963), il loro numero ha continuato a crescere ma con ritmo più rallentato (4.3 nuovi elementi l’anno) fino all’anno 2000 (circa 550 dighe), per poi rimanere costante anzi tendere a decrescere. 
Oggi si contano 534 grandi dighe, di cui però solo 409 sono in esercizio normale (fra queste peraltro 26 con limitazioni gestionali); ben 89, infatti, sono in esercizio sperimentale, 25 fuori esercizio, 11 in costruzione.
Questi numeri non necessitano di commenti particolari, rendendo evidente come nel settore ci siano importanti margini di crescita della capacità di stoccaggio, oltre che attraverso una ripresa della realizzazione di opere di invaso, anche soltanto attraverso la riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’esistente e il completamento dell’incompiuto.
La seconda considerazione riguarda il livello delle perdite idriche che nel Paese risultano inaccettabilmente elevate. 
Senza entrare nel merito dei consumi irrigui, che rappresentano insieme alla zootecnia circa il 50% dei consumi totali, nelle reti di distribuzione del settore potabile le dispersioni di rete -calcolate come differenza percentuale tra i volumi immessi e quelli erogati- ammontavano nel 2012, secondo dati Istat, al 37,4%, risultando in aumento rispetto al 2008 (32,1%). Addirittura nelle Isole, ove si ha il più elevato livello di dispersione, si stimavano perdite del 48,3%; quindi quasi la metà del volume immesso in rete non raggiunge gli utenti finali. Va segnalato che altre fonti indicano valori caratteristici delle perdite di rete, sensibilmente superiori rispetto a quelli indicati da Istat. C’è quindi un’evidente necessità di importanti investimenti sulle reti idriche. 
Facendo riferimento all’intero settore del Servizio Idrico Integrato (includendo quindi anche i servizi di fognatura e di depurazione), il fabbisogno ottimale di investimenti per l’Italia è stato stimato in circa 5 miliardi €/anno, che corrispondono a circa 80 €/abitante/anno; tale quantificazione è peraltro in linea con i valori caratteristici dei paesi europei più avanzati (es. Germania, Francia, Regno Unito), nei quali gli investimenti oscillano tra 80-120 €/abitante/anno. Da studi effettuati da Utilitalia, risulta invece che gli investimenti realizzati negli ultimi anni in Italia per il Servizio Idrico Integrato oscillano intorno a 1,8 miliardi di euro/anno, corrispondenti a circa 30 €/abitante/anno. In definitiva, anche queste considerazioni sulle perdite evidenziano chiaramente la necessità di un’accelerazione degli investimenti nel settore idrico.
Speriamo quindi che la lezione impartita dalla siccità di questi mesi non venga dimenticata alla ripresa autunnale, come avvenuto in altri casi, e che invece, questa volta, le intenzioni e i buoni propositi manifestati in questo periodo si traducano in effettiva operatività, supportata da adeguate disponibilità finanziarie e da meditati piani di intervento.
Venendo all’illustrazione dei contenuti del presente numero della Rivista, il fascicolo si apre con una memoria di Sbarigia, Bonafè e Zanetti, che tratta del problema della rivalutazione della sicurezza idrologica degli invasi, illustrando le verifiche idrologico-idrauliche condotte dall’Enel in relazione alle 200 dighe italiane che gestisce. 
Nella grandissima parte dei casi, le dighe dell’Enel, anche se progettate diversi decenni or sono sulla base di metodologie idrologiche dell’epoca e comunque con una disponibilità di dati osservazionali molto più modesta di quella odierna, sono risultate adeguate a smaltire la piena millenaria. In alcuni casi, invece, si è dovuto procedere all’adeguamento degli organi di scarico. La memoria illustra quindi in dettaglio tre casi tipo, rappresentativi di differenti tipologie di intervento per tale adeguamento.
L’uso della modellazione numerica per l’analisi degli effetti idrodinamici derivanti dall’interazione tra moto ondoso e scogliere frangiflutti a gettata è l’oggetto della successiva memoria di Dentale, Di Leo, Reale e Pugliese Carratelli. L’approccio proposto abbandona l’impostazione tradizionale, che rappresenta l’effetto della presenza di vuoti facendo riferimento ad una schematizzazione di mezzo poroso, modellando la struttura mediante la sovrapposizione di singoli elementi tridimensionali e utilizzando una griglia di calcolo numerico infittita al punto tale da avere dei nodi computazionali all’interno dei meati. La validazione dei risultati del modello numerico si avvale del confronto con le risultanze di esperimenti di laboratorio. 
Il porto di Maratea è l’oggetto della memoria di Benassai, Guiducci e Piccione, che trattano l’evoluzione storica della configurazione delle opere di difesa. Il porto fu costruito negli anni ’50 ma ben presto mostrò evidenti limiti di efficienza: la configurazione delle dighe di protezione non riusciva, per mari di qualche intensità, a difendere in modo adeguato il bacino portuale, garantendo condizioni accettabili di agitazione interna. In occasione della mareggiata del gennaio dell’87, si manifestarono poi gravi danni alle opere di difesa esterne. La configurazione delle opere di difesa fu quindi rivista con l’ausilio di un modello fisico realizzato negli anni ’90, che ha guidato le scelte progettuali di adeguamento delle opere di difesa; gli A. descrivono nel dettaglio le configurazioni delle opere di difesa analizzate nel modello e i risultati delle prove eseguite. Gli AA. sottolineano quindi i benefici derivanti dalla disponibilità di un’adeguata modellazione fisica, evidenziando come le condizioni di agitazione nel bacino portuale avrebbero potuto essere previste se, all’epoca del progetto originario, fosse stato predisposto uno studio su modello.
Nella Sezione Discussioni il fascicolo ospita due scritti di Jappelli. Nel primo, intitolato Conflitti, l’A. si sofferma sull’ambiguità di alcune situazioni che si caratterizzano per la difficoltà della ricerca di un ragionevole compromesso tra ragioni tecniche e decisioni politiche. Nello scritto Rivisitazioni il raro accostamento di immagini di luoghi nello stato naturale e dopo l’inserimento di opere offre lo spunto per riflessioni sulle trasformazioni del territorio avvenute nel Mezzogiorno d’Italia con la costruzione di dighe di ritenuta di serbatoi idrici. Al riguardo, è anche interessante il confronto tra il Porto di Maratea, quale appare oggi sulla copertina del presente fascicolo, ed alcune antiche immagini della Riviera Tirrenica della Basilicata riprodotte nella pagina interna intitolata Maratea.
Il numero si chiude con la Sezione In breve, che ospita una presentazione curata da Drusiani della prossima edizione del Festival dell’Acqua, che si terrà in ottobre a Bari; la Sezione prosegue con un contributo di Abbà, Biasibetti, Collivignarelli e Sorlini sul tema della sicurezza dell’acqua per uso umano, che descrive l’approccio al problema introdotto nel 2004 dall’Organizzazione Mondiale di Sanità; quest’ultimo prevede l’istituzione del Water Safety Plan o Piano di Sicurezza dell’Acqua (PSA), che si basa sulla valutazione e gestione del rischio di contaminazione dell’acqua in tutte le fasi della filiera idrica, dalla captazione al punto di consumo.
La Sezione è chiusa da una nota di Meneghin sui sistemi acquedottistici, in cui viene esposta una visione critica degli usuali interventi di razionalizzazione delle reti, in particolare la distrettualizzazione; a giudizio dell’A., invece, un uso intensivo e pervasivo del telecontrollo è l’unica via da percorrere per la razionalizzazione e per un effettivo efficientamento del funzionamento delle reti acquedottistiche.
Il Fascicolo pubblica inoltre l’ampia recensione, a cura di Frega, del recente libro dal singolare titolo Bombe d’acqua, scritto da R. Rosso, ed. Marsilio.
Il Fascicolo ospita l’inserto Impianti Idroelettrici. Esperienze e criteri di progettazione di G. Celentani, presentato da G. De Martino, che nella sua prefazione ricorda intensi e produttivi studi sulla materia e stimola l’interesse del lettore.
Desidero, infine, dare il benvenuto al nuovo Segretario Generale, l’ing. Roberto Zocchi, con il quale sono certo di operare efficacemente nell’interesse dell’A.I.I.. 
Buona lettura!

Armando Brath

Altri articoli...

Sei qui: Home Uncategorised