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Editoriale 1-2015

Il Consiglio Direttivo ha approvato una proposta di sviluppo delle attività editoriali dell’Associazione Idrotecnica Italiana che sostanzialmente ricalca quanto annunziato nell’editoriale del precedente numero della Rivista. Alla fine di un transitorio, che probabilmente occuperà l’anno 2015, si intenderebbe pubblicare, oltre alla rivista “classica”, un’altra di carattere prettamente scientifico, on-line e in inglese, con peer review, e con l’obiettivo di ottenere in alcuni anni l’impact factor. L’Associazione si fa promotrice dell’iniziativa da condividere con il Gruppo Italiano di Idraulica e un gruppo di Dipartimenti universitari. Lo scopo è ambizioso e le difficoltà notevoli, ma la speranza è che con uno sforzo collettivo si riesca a coprire un vuoto reale. Anche la rivista “classica”, che rimarrebbe sotto la responsabilità primaria dell’Associazione, subirebbe alcune modifiche, sia editoriali, quali la contemporanea edizione on-line, sia contenutistiche, essendo dedicata prevalentemente alla diffusione tecnologica, alle applicazioni ed in generale alla cultura delle risorse idriche. Queste iniziative hanno anche lo scopo di instaurare una collaborazione organica con altre associazioni e diventare un punto di riferimento per le singole imprese di gestione, di costruzione e impiantistiche. Con prodotti editoriali più specializzati si vuole raggiungere un maggior numero di lettori, sia fra i giovani ricercatori che nel mondo delle imprese e delle professioni. I diversi aspetti di questo progetto saranno curati e resi noti con maggior dettaglio dall’Associazione.
Con questo numero della Rivista io completo il mio triennio di Direzione, che mi ero posto come limite temporale di questo impegno, che ho sempre inteso come un servizio. Le diverse iniziative nelle quali sono coinvolto non mi consentono di dedicare alla Rivista il tempo necessario, specialmente in questa difficile fase di transizione, alla quale comunque darò il mio contributo impegnandomi nella fase di avvio della “rivista scientifica”, curando il collegamento con i Dipartimenti universitari. Speravo sinceramente di fare di più, di coinvolgere maggiormente il Comitato di Redazione e il Comitato Scientifico, ma la buona volontà non basta quando hai troppi fronti aperti. Anche se probabilmente durante il tempo per la scelta del nuovo Direttore della Rivista continuerò nel mio ruolo anche per il prossimo numero. Vorrei ringraziare tutti quelli che hanno collaborato con me durante questi anni, in particolare, Caterina Porfidia e Olimpia Arcella, che ha sopportato i miei spaventosi ritardi degli editoriali senza dare quasi mai sfogo alla sua giustificata voglia di insultarmi. Loro due mi perdoneranno se l’ultimo ringraziamento lo riservo a Ruggiero Jappelli, che in silenzio e con la sua consueta signorilità, ha sopperito a tutte le mie mancanze, dedicando con passione il suo tempo all’oscuro lavoro che ha consentito alla Rivista di uscire con regolarità. Sinceramente non mi sarei mai immaginato che uno dei professori che mi hanno più colpito durante la mia carriera universitaria potesse diventare un così prezioso collaboratore. Il dispiacere per il distacco da queste persone è controbilanciato dalla consapevolezza che forse per loro sarà una liberazione e che comunque mi rimarrà la loro amicizia.
Fra gli articoli ospitati nel presente numero vorrei prendere spunto da un contributo nel quale si descrive un’importante installazione predisposta in un Parco annesso all’Università della Calabria per lo studio a lungo termine della risposta idrologica ed idraulica di aree attrezzate a verde. Le caratteristiche dell’installazione consentirebbero di raccogliere interessanti dati sull’Idraulica Urbana ed anche di estendere la ricerca a quei mantelli erbosi che si dispongono sul paramento a valle delle dighe, consentendo anche di aiutare nella identificazione delle soluzioni di fenomeni quali quelli descritti in un altro articolo di questo numero, che si occupa dell’aggressione pluviale che provocò il denudamento per strappo del mantello della Diga Comunelli, in occasione del violento nubifragio che si manifestò localmente nel 1971. Ancora in tema di dighe, ed in prosecuzione di lavori già pubblicati sulla Rivista, si riferisce sui risultati di un’ampia sperimentazione numerica per la simulazione dell’onda conseguente al crollo per concludere che la forma del serbatoio esercita un’influenza che nei successivi studi converrà non trascurare, almeno nell’ipotesi monodimensionale. In un altro articolo viene invece descritta la storia progettuale dell’intervento previsto sul torrente Fereggiano, affluente del torrente Bisagno, tristemente famosi entrambi per i ripetuti e assolutamente prevedibili devastanti effetti che hanno avuto anche recentemente sulla città di Genova, in conseguenza di eventi meteorici direi “estremi ma non troppo”. Rimane la triste sensazione che, a fronte di una dimostrata capacità di studiare preventivamente i fenomeni, nella realtà solamente i disastri accelerano la realizzazione degli interventi necessari alla difesa dei centri abitati, ma spesso questa spinta si esaurisce appena passato l’effetto dei media e la burocrazia riprende il sopravvento in attesa del prossimo disastro. Vorrei infine segnalare il lucido intervento dell'ing. Rossella Monti ispirato ad una considerazione globale dei numerosi fattori che interagiscono nello sviluppo sostenibile del pianeta, con il quale ha inizio una discussione ricca di spunti che valgono a promuovere nell’ingegneria dell’acqua una visione assai più ampia di quella tradizionale ed aperta ai reali bisogni dell’uomo. 

Il Direttore
Mario Rosario Mazzola

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