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Carlo Lotti

SAN GIULIANO. Diga difficile, cinquant’anni dopo 

SAN GIULIANO. A Difficult Dam, after Fifty Years

1. PREMESSA
E’ assai utile che una Rivista tecnica come la nostra si faccia carico di pubblicare contributi relativi alla progettazione ed alla esecuzione di opere impegnative quali le dighe: ed è importante specialmente in casi che abbiano richiesto particolari accorgimenti e soluzioni esecutive esemplari. Ma certamente è ancor più utile quando la descrizione di soluzioni progettuali ed esecutive originali si riferiscano a dighe in esercizio da lungo tempo, ad esempio oltre 50 anni: si ha in tal modo la conferma della bontà di tali soluzioni. E’ ciò che mi accingo a fare con la diga di S. Giuliano sul Fiume Bradano, una delle maggiori opere del Sud finanziate dal piano Marshall. Lo faccio avendo fra le mani un fascicolo contenente tre miei contributi(1) tutti riferiti alla diga di S. Giuliano. La diga, sul Fiume Bradano, è un’opera a gravità per un previsto invaso di 107 milioni di metri cubi. Nel progetto della diga si ebbero imprevisti dovuti alle incertezze geologiche ed alle difficoltà
ambientali che se immaginate per esteso ne avrebbero rinviato ancora una volta e -forse per sempre- la realizzazione: ed i dubbi anche durante la costruzione non mancarono. Oggi invece la diga è finita, scrivevo nel 1955. Oggi nel 2012, a 57 anni da allora, posso confermare che la diga è in ottime condizioni anche per l’accurata manutenzione: e ciò è motivo di soddisfazione (Fig. 1). Ma in compenso, non posso fare a meno di ricordare i momenti di turbamento, di ansia ed anche di angoscia che mi afflissero e che i consigli del mio Maestro Filippo Arredi ed il conforto dei miei collaboratori (gli ingegneri Petrucci, Coen e Beomonte ed il capo cantiere Bovio) mi aiutarono a sopportare.
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