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Edoardo Benassai

IL PORTO DI NAPOLI. Lo sviluppo delle opere di difesa

THE HARBOUR OF NAPLES. Breakwater’s Extension

Partendo dalla linea di costa nell’Evo antico e considerandone l’evoluzione nel tempo è stato possibile seguire il progressivo interrimento del litorale napoletano e quello dei bacini di approdo della città. Quando Napoli divenne capitale del Regno l’impraticabilità dei bacini greco-romani comportò la costruzione del Molo Angioino (1302-1307) aggettante verso il largo e con un piccolo braccio ortogonale volto ad oriente (tavola Strozzi). Le prime opere di difesa compaiono nel progetto di Fontana in epoca Vice-reale e nei numerosi progetti di epoca borbonica nei quali si prevedevano oltre ad ampi imbonimenti e trasformazioni nella città bassa, opere foranee aventi lo scopo di ridurre l’agitazione in prossimità delle zone destinate all’ormeggio. Ma quei progetti non ebbero fortuna e prevalse poi l’idea ottocentesca dell’espansione dell’area portuale verso Oriente con lo schema dei sporgenti interni a pettine, protetti dalle dighe foranee. si giungeva così ad un porto con doppio accesso (1900) l’uno, principale, ad occidente e l’altro ad oriente. Alla protezione dalla traversia principale di libeccio fornita dal Molo S. Vincenzo nella sua maggiore estensione si aggiunse (1925) la importante presenza della diga foranea Duca degli Abruzzi. Fu così possibile (1955) eseguire a Napoli i primi rilievi delle pressioni in condizioni di moto ondoso riflesso. Successivamente fu elaborato un apposito modello matematico rappresentativo della posizione dei fronti d’onda incidenti dalla traversia principale. Così nel tratto di mare tra Castel dell’Ovo e la Diga Duca degli Abruzzi fu possibile effettuare confronti tra rilievi stereo-fotogrammetrici della superficie ondosa e i fronti d’onda incidenti registrati in loco. In merito all’energia ondosa penetrante all’interno del bacino portuale attraverso l’imboccatura principale fu eseguito uno studio su modello fisico (1980) dell’agitazione interna. Ciò durante le mareggiate più intense e con diverse configurazioni planimetriche e strutturali delle difese foranee. Si realizzò così una minore agitazione attraverso un miglioramento di configurazione della diga Duca degli Abruzzi che fu poi realizzato.
Parole chiave: Costa cittadina; Opere di difesa, Modello di calcolo fronti d’onda, Modellazione fisico della penetrazione ondosa.

Starting from the ancient Ages shoreline and considering its evolution along the time, it has been possible to analyze the progressive silting of the Neapolitan breakwater and docking basins. When Naples became the capital of the Reign, the impracticability of the Greak-Roman basins caused the construction of the Angioino harbour (1302-1307), projecting to open sea and with a small orthogonal arm towards east (table of the Strozzi). The first breakwaters appear in the original Fontana’s design in Viceroy epoch and in numerous Bourbon period projects, where large landfills and transformations in the down town, as well as offshore works aiming at reducing the agitation in mooring areas, were foreseen. Nevertheless, those projects did not thrive and the nineteenth-century idea of the harbour expansion towards East prevailed, with the protruding insides comb-like oriented, protected by breakwaters. Thus the harbour developed with a double access (1900), the main to west and the second to east. The protection from the libeccio direction provided by the S. Vincenzo pier in its major extension was complemented (1925) by the important presence of the Duca degli Abruzzi breakwater. Thus, it was possible (1955) to perform in Naples the first pressure measurements in wave motion reflection regime. Afterwards, an appropriate mathematical model was realized, simulating the position of wavefronts coming from the main water direction. Thus, in the area between Castel dell’Ovo and Duca degli Abruzzi breakwater, it was possible to compare stereo-photogrammetric measurements of the wave surface and incident wavefront. The wave energy coming within the docking basin through the main entrance was studied by a physical model (1980) of the inner agitation. This method was applied considering the most severe storms, with different structural and planimetric configurations of the breakwaters defense. A reduction of the inner wave agitation was obtained through an improvement of the Duca degli Abruzzi breakwater configuration.
Key Words: City Shoreline, Breakwaters, Wavefront Modeling, Wave Penetration Physical Model.

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