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Editoriale 2-2017

Cari Lettori,
il presente numero della rivista L’Acqua, organo dell’Associazione Idrotecnica Italiana, è in gran parte dedicato a raccogliere le memorie presentate al Convegno nazionale “Etica ambiente e acqua”, organizzato dalla Sezione Sicilia Orientale dell’Associazione e svoltosi a Catania il 15 ottobre 2016, con pieno successo e ampia partecipazione di pubblico. Il Convegno è stato organizzato in onore del Prof. Giuseppe Rossi, Emerito di Costruzioni Idrauliche nell’Università degli Studi di Catania, che alla vita dell’Associazione Idrotecnica Italiana ha fornito un importante e sempre apprezzato contributo, rivestendo anche cariche di grande rilievo.
Il tema dell’Etica ambientale è emerso in tutta la sua importanza ormai da alcuni decenni, parallelamente alla presa di coscienza di alcuni effetti collaterali e esternalità negative di quella fase storica dell’evoluzione del nostro pianeta che, secondo una fortunata definizione dovuta a Paul Jozef Crutzen, premio Nobel per la Chimica nel 1995, va sotto il nome di Antropocene. Come è noto, la locuzione Antropocene fu coniata a indicare l’idea che la Terra aveva ormai abbandonato forzosamente la sua naturale epoca geologica, lo stato interglaciale comunemente indicato come Olocene, a causa della profonda influenza delle attività antropiche; queste ultime, infatti, avevano ormai assunto un rilievo e un impatto tali da potere essere paragonati a forze geofisiche globali. In altre parole, nell’Antropocene, gli effetti ambientali delle attività antropiche sono diventati così forti e pervasivi da competere, come influenza, con le altre grandi forze della natura. 
L’inizio dell’Antropocene viene fissato intorno al 1800, in coincidenza con l’affermarsi dell’industrializzazione, ma, dopo una fase iniziale che si estende fino alla Seconda Guerra Mondiale, ne viene individuata una seconda fase, nella quale, a partire dal 1945-50, si è avuta una profonda intensificazione dell’impronta antropica sull’ambiente. Sono molti gli indicatori salienti che, a partire dal 1950 circa, subiscono una netta accelerazione del ritmo di crescita: la popolazione mondiale, i consumi idrici, quelli di materie prime in generale e tanti altri. Fra tutti però l’incremento della concentrazione di CO2 in atmosfera è forse quello più espressivo: la concentrazione di CO2 (fonte dati US-EPA) è passata infatti da un valore tipico dell’epoca preindustriale di circa 270 ppm ad un valore di 310 ppm nel 1950, con una crescita quindi di 40 ppm in 150 anni, e successivamente di circa 400 ppm nel 2015, con una crescita di 90 ppm (ovvero di quasi il 30%) in soli 65 anni.
Nell’attuale seconda fase dell’Antropocene, il ritmo di crescita nell’utilizzazione del territorio e delle risorse ambientali è aumentato a dismisura; la presa di coscienza di ciò ha parallelamente incentivato una crescente preoccupazione per l’eccessivo sfruttamento di tali risorse, che spesso finisce per eccedere la loro naturale capacità di rigenerazione, generando quindi un problema di sostenibilità ambientale dello sviluppo. 
Da qui l’importanza del ruolo dell’etica ambientale, che si fonda soprattutto sul principio di responsabilità nei confronti della biosfera e delle generazioni future, entrambe ovviamente prive di qualunque strumento di difesa dei loro diritti e interessi, principio che dovrebbe necessariamente guidare la scelta di tutte le azioni messe in atto dall’attuale generazione umana. Gli argomenti trattati nel Convegno di Catania sono quindi di estrema attualità e importanza e le memorie che ne sono scaturite e che sono ospitate nel presente fascicolo de L’Acqua risultano tutte dense di contenuti di grande interesse.
Il fascicolo ospita altre due memorie. La prima di Vittoria Riboni che, prendendo le mosse da un caso di studio relativo alla Val d’Ossola, evidenza l’importanza delle opere diffuse a scopo di prevenzione del dissesto idrogeologico nei territori montani, anche come mezzo per una loro efficace rivalutazione socio-economica. 
La seconda di Marco D’Oria, Massimo Ferraresi, Paolo Molini, Maria Giovanna Tanda, Gianni Fucci, Francesco Di Martino, Ester Della Santa e Serena Amadei, che, utilizzando le previsioni rese disponibili dagli esistenti modelli climatici regionali relative ai più accreditati scenari di emissione futura in atmosfera di gas serra, analizza i prevedibili effetti sulla disponibilità futura di risorsa idrica nel bacino del fiume Serchio. Infine, il fascicolo riporta una pregevole Discussione di Ruggiero Jappelli sull’importanza della custodia e della valorizzazione della lingua italiana, in epoca di dilagante predominio della lingua anglosassone, raccomandandone l’uso anche nella comunicazione tecnico-scientifica; lo stesso Jappelli nella sezione …In Breve ricorda l’opera del grande linguista Tullio De Mauro, recentemente scomparso, auspicando la diffusione dei suoi suggerimenti.
Buona lettura a tutti Voi!

Armando Brath

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