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Editoriale 1-2/2016

Cari Lettori,
il presente numero doppio costituisce la prima uscita della Rivista L’Acqua per l’anno 2016; un nuovo fascicolo, il numero 3/2016, è in corso di allestimento e apparirà nell’arco di qualche settimana. 
A breve sarà quindi colmato il ritardo di pubblicazione accumulato in passato e l’uscita della Rivista potrà ritornare a essere coerente con la tempistica prevista.
Si tratta di un risultato importante, e non scontato, raggiunto nell’arco di pochi mesi dal rinnovo degli Organi direttivi dell’Associazione. Esso è stato reso possibile, oltre che dal contributo dei molti Autori delle memorie che abbiamo avuto il piacere di ospitare sulla Rivista, dall’eccellente lavoro della Redazione, egregiamente assistita dai Comitati di Redazione e Tecnico-Scientifico.
Ringraziando tutti coloro che hanno contribuito a tale risultato, vorrei rivolgere una menzione particolare a Olimpia Arcella e Ruggero Jappelli, che hanno dato un apporto insostituibile. 
Nell’editoriale del numero 4-5/2015, il primo del periodo della mia direzione de L’Acqua, avevo informato i Lettori del fatto che la Rivista sarebbe stata messa a disposizione di tutti i Soci in
forma digitale, in luogo della tradizionale veste cartacea, aderendo a quanto deliberato dagli Organi direttivi dell’Associazione.
La pubblicazione in forma cartacea, in linea con l’ipotesi editoriale già prefigurata nel citato editoriale, non è stata comunque abbandonata. La Rivista, infatti, continua a essere stampata, anche se in un numero più ridotto di copie rispetto al passato; la versione cartacea viene resa disponibile a tutti gli abbonati e, con una modesta maggiorazione della quota associativa annua, anche a quei Soci che ne fanno esplicita richiesta.
Questo sistema di pubblicazione, di tipo misto, consente di venire incontro alle esigenze manifestate da numerosi Soci, che hanno comunicato di preferire la versione cartacea rispetto a quella digitale, e, nel contempo, permette una più efficace diffusione della Rivista al di fuori della base associativa, nelle sedi in cui la Rivista viene distribuita in omaggio, quali ad esempio ministeri o amministrazioni regionali, nelle quali un prodotto digitale difficilmente riscontrerebbe pari attenzione e interesse rispetto a quello cartaceo.
La riduzione delle spese di pubblicazione, resa possibile dal taglio dei costi di stampa e di spedizione, ha consentito di deliberare un significativo abbattimento dei costi associativi: dal 2017, infatti, la quota di iscrizione annua del Socio ordinario scenderà dagli attuali 120 Euro a 100 Euro. Tale riduzione è un atto dovuto nei confronti dei Soci, i quali ricevono adesso un prodotto editoriale che, pur avendo contenuti simili e veste editoriale identica rispetto al passato, ha di minore costo di produzione. Per i Soci che desiderano ricevere, in aggiunta alla versione digitale, anche la copia cartacea, la quota associativa annua è stata fissata in Euro 140, mentre rimane invariato e pari a 150 Euro il costo dell’abbonamento annuo per i non soci.
Il presente numero della Rivista si apre con la memoria di R. Jappelli dal titolo Per un’Ingegneria Civile Integrale. I disastri e gli incidenti che la collettività deve registrare in un clima di crescente inquietudine indicano che gli accorgimenti classici per garantire, nel significato più ampio, la sicurezza delle costruzioni umane non sono sufficienti, se non associati ad un’ampia visione olistica che l’Autore prova a delineare, evidenziando gli scostamenti della pratica da un’Ingegneria Civile Ideale.
Con riferimento all’esigenza di visione unitaria e permanente auspicata nel precedente articolo, il documentato resoconto di F. Fanciulli sui lavori di ristrutturazione di alcuni importanti manufatti idraulici della rete irrigua esistente nella fertile Piana di Catania dimostra che il mantenimento dell’efficienza di un’antica ed estesa rete di distribuzione idrica è indissolubilmente legato all’esperienza acquisita da tecnici che ne hanno assiduamente osservato il comportamento e rilevato i difetti in molti anni di esercizio.
Con un originale bilancio delle potenze associate al processo di moto, F. Federico e C. Cesali propongono nell’articolo Flussi detritici ad alta velocità. Modellazione e simulazioni numeriche una trattazione teorica per la previsione della distanza percorsa da una colata detritica ad alta velocità; il modello tiene conto dei numerosi parametri interagenti, fra i quali la collisione tra i grani e la loro frammentazione. 
Nonostante i limiti dell’articolata trattazione, che gli Autori non mancano di segnalare, l’integrazione numerica del sistema di equazioni differenziali che regge il fenomeno ha permesso la taratura del modello con l’analisi a ritroso di casi documentati.
Lo stato dell’interrimento nei serbatoi artificiali in esercizio in Italia è oggetto della nota L’interrimento dei serbatoi artificiali italiani di G. La Barbera e R. Caruana; gli Autori trattano in particolare della gestione dei sedimenti, auspicando anche una revisione delle norme, che ritengono ancora inadeguate alla reale situazione. Integra l’articolo un’informativa, corredata di significative foto, sullo sviluppo algale in alcuni serbatoi della Sicilia.
Con l’articolo Sul comportamento scalare della conducibilità idraulica in un intervallo di variabilità globale. Il caso dell’acquifero confinato del campo prove di Montalto Uffugo (Italia), M. Ianchello, C. Fallico, S. De Bartolo e M. Veltri si soffermano sulla misura della conducibilità idraulica per proporre la correzione dei risultati sperimentali, tenendo conto dell’anisotropia che caratterizza il parametro in un caso concreto.
In un’agile rassegna intitolata Fontane del terzo millennio. Le case dell’Acqua, R. Drusiani accenna alla buona tradizione di distribuire negli agglomerati urbani acqua con particolari caratteri organolettici, fonte di benessere, auspicandone la diffusione dove possibile. 
Nella discussione In margine al dissesto della sponda dell’Arno a Firenze nel Maggio 2016, R. Jappelli coglie lo spunto per raccomandare grande prudenza - non di rado disattesa - nel rappresentare il reale comportamento nel tempo di manufatti idraulici in esercizio  nel sottosuolo con soluzioni teoriche, alle quali conviene fare utile riferimento solo nella piena consapevolezza del loro autentico significato.
Nel solco della tradizionale rubrica che la Rivista dedica ai Maestri dell’Idraulica il presente fascicolo ospita una nota In memoria di Gastone Avolio De Martino, che insegnò Acquedotti e Fognature a Napoli nell’immediato dopoguerra; la nota è stata curata da R. Jappelli e E. d’Elia, che di De Martino furono allievi e collaboratori e che, a quarant’anni dalla sua scomparsa (1975), ne conservano intatto un caro ricordo.

Armando Brath

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