NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta.

Approvo

Editoriale 4-5/2016

Cari Lettori,
questo numero della Rivista “L’Acqua”, pubblicato secondo la naturale programmazione editoriale, appare in un momento molto particolare della vita del Paese. I recenti eventi sismici hanno suscitato in tutti noi un’enorme emozione, ancora oggi profondamente viva. Le prime scosse del 24 agosto, producendo perdite molto pesanti in termini di vite umane, hanno suscitato un sentimento profondo di cordoglio; emozione simile, però, a quella già vissuta da molti, in quanto purtroppo già sperimentata in passato in altre tragiche occasioni. Gli eventi più recenti,
del 30 ottobre, pur essendo caratterizzati da un tributo fortunatamente molto più modesto in termini di perdite di vite umane, hanno causato ferite profonde a splendide aree e borghi unici, provocando un danno incommensurabile al patrimonio artistico e culturale di siti bellissimi, fortemente identitari per il nostro Paese, e perdite economiche pesantissime.
Soprattutto questo secondo evento ha suscitato una netta percezione della fragilità di ampie parti del territorio su cui viviamo e operiamo.
Accingendomi a scrivere questo editoriale e a presentarvi questo numero, non posso tacere che il compito di dovere oggi porre l’enfasi sul rischio connesso agli eventi alluvionali ha suscitato in me un qualche senso di pudore, di fronte alla gravità di quanto appena accaduto sul versante del rischio sismico. E’ doveroso dire, però, che la memoria degli insegnamenti della storia degli ultimi decenni ha incontrovertibilmente mostrato l’estrema vulnerabilità di ampie parti del nostro Paese nei riguardi dei fenomeni alluvionali. Trattando della memoria degli eventi storici, va ricordato che questo numero appare in coincidenza del cinquantenario di uno dei più gravi eventi alluvionali della storia recente del nostro Paese, l’alluvione di Firenze e del Nord Est del novembre 1966; al ricordo di alcuni rilevanti aspetti di questi eventi dedichiamo ampio spazio nel fascicolo, proponendo alcuni interessanti contributi.
La difesa dal rischio alluvionale, e più in generale da quello idrogeologico, costituisce quindi una delle più importanti priorità del Paese. Priorità riconosciuta dall’attuale governo nazionale con la costituzione di un’apposita Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico, comunemente denominata Italiasicura; io credo che tutti dobbiamo augurarci, esclusivamente per il bene del Paese, che la positiva esperienza di Italiasicura possa essere ulteriormente valorizzata e soprattutto stabilizzata, rendendo permanente la stessa struttura attraverso l’inquadramento in un apposito Dipartimento, stabilmente costituito, all’interno del progetto denominato “Casa Italia”.
Venendo all’illustrazione dei contenuti il presente numero della Rivista si apre con una nota redazionale, intitolata L’apparente conflitto tra carta e video, che intende focalizzare il dilemma della scelta: on-line or print? Pur riconoscendo gli indubbi vantaggi dell’immaterialità, ovvero della conservazione su supporto magnetico, la nota evidenzia i molti vantaggi che il supporto cartaceo tuttora offre, fra i quali la documentata sopravvivenza di molti secoli.
Nell’ampia e ben documentata memoria intitolata L’alluvione del 3-4 novembre 1966 nelle Tre Venezie. 
Considerazioni (malinconiche) dopo 50 anni, L. Da Deppo propone un’accurata ricostruzione storico-critica concernente le piene dei fiumi veneti, a partire dalla piena del 1882 per arrivare a quella del 1966. La disamina è accompagnata da interessanti illustrazioni storiche e si conclude con il rammarico per la mancata realizzazione di opere - pur nel tempo programmate - che avrebbero contribuito in misura significativa alla diminuzione del rischio di alluvione per il territorio attraversato da quei fiumi; rammarico che si evince, soprattutto, per la difforme destinazione di alcune aree storicamente interessate dalle piene e addirittura per opere, come alcuni ponti, eseguite in modo inadeguato per il deflusso delle acque. Questo sentimento fa seguito a quello espresso da altri Autori in precedenti numeri della Rivista, a proposito della lunga e controversa storia di importanti reti fognarie nelle città di Napoli e Palermo.
Nell’articolo Il Fiume Adige a Trento, 1892. La prima carta di rischio idraulico? R. Ranzi desta la curiosità dei Lettori illustrando una Tavola storica tratta da una monografia di Weber von Ebenhof (1892); questo raro documento, redatto nel quadro della legislazione dell’impero austro-ungarico, e ricordato anche nella memoria di Da Deppo, può considerarsi un interessante esempio - forse il primo secondo Ranzi - di mappa di rischio idraulico.
Con il supporto di una ricca letteratura sulla teoria e la pratica della raccolta dell’acqua piovana ad uso domestico, nella memoria Ricerca del volume ottimale di un sistema di recupero delle acque piovane in Sicilia L. Liuzzo, V. Notaro e G. Freni espongono i risultati di un’ampia ricerca parametrica riferita alla precipitazione media annua in differenti aree idrologiche della Sicilia per finalizzare l’attenzione all’analisi della capacità ottimale di serbatoi al servizio di piccole abitazioni.
L’analisi probabilistica proposta da M. G. Pelosi, A. Soncini e D. Bocchiola con la memoria Effetto delle variazioni idrologiche sulla cooperazione in bacini transanazionali. Il caso del Syr Darya, che prende le mosse da un recente elaborato di laurea triennale della prima Autrice, mira a correlare la probabilità di cooperazione alla disponibilità di una risorsa idrica condivisa tra diversi paesi; l’interesse geopolitico della trattazione è nella corrispondente probabilità di conflitto, che aumenta in previsione di sfavorevoli cambiamenti climatici.
Con riferimento al distretto idrografico delle Alpi orientali, con la memoria Il governo delle acque nell’attuale sistema amministrativo: centri di competenza e strumenti di tutela, C. Lanna propone una disamina generale intorno all’intricato tema delle competenze amministrative sul governo delle acque nei suoi molteplici aspetti operativi ed organizzativi; conclude che “oggi la sfida per una gestione unitaria non può prescindere da linee strategiche comuni e da strumenti di pianificazione che esercitino, all’interno di pochi centri di competenza, azioni fra loro integrate e consequenziali”.
Con la memoria Determinazione delle scale di deflusso con un metodo misto idrologico-idraulico, P. Bartolini, M. Mondino e E. Carcano propongono una modellazione combinata idrologica e idrodinamica che contribuisce ad una più accurata costruzione della nota correlazione tra la portata e l’altezza d’acqua nella generica sezione di un corso d’acqua e la applicano ad una sezione del torrente Argentina in Liguria, dopo una minuziosa analisi dei dati storicamente riportati negli Annali Idrologici.
Nella sezione Discussione, compare la breve nota Confronti di R. Jappelli, che propone ai lettori qualche esempio di deduzioni elementari che si traggono comparando risultati di esperimenti o semplici osservazioni; emergono indirettamente i limiti delle risposte alternative o negative a quesiti articolati e/o problematici.
Nella sezione Memoranda viene riprodotto un articolo, pubblicato sul Giornale del Genio Civile nel 1955, a firma di Luigi Greco, eminente cultore di Costruzioni Marittime con profonda conoscenza dei problemi del Porto di Napoli. A lui si devono il prolungamento della diga dei Granili, l’ampliamento del molo Vittorio Emanuele II, la costruzione di due banchine di riva. Insegnò la materia nell’Istituto Superiore Navale di Napoli. Fu Ingegnere Capo del Genio Civile di Napoli e Provveditore alle OO.PP. per la Campania. Presso il Ministero dei LL.PP. Luigi Greco diede particolare impulso alle opere marittime che volle distinguere dalle altre costruzioni con la creazione dell’Ufficio Speciale per le Opere Marittime, che fu attivo per molti anni. Fu anche Presidente Generale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici dal 1950 al 1958. 
Nella sezione In Breve trova posto lo scritto intitolato Riforme di R. Jappelli; stimolato dalla quotidiana constatazione del fallimento di raffinate tecniche applicate in un contesto governato da comportamenti deviati, l’Autore avverte l’illusione di proposte ispirate da un mondo ideale e riconduce ogni autentica riforma al primario impegno per la ricostruzione di un capitale umano in una Scuola che insegni il rispetto del pubblico interesse nel mondo reale. 
Il numero ospita anche un contributo nella sezione Recensioni; A. Rinaldo presenta il recente libro di L. D’Alpaos, che riporta un’appassionata trattazione dei problemi della caratterizzazione e del controllo delle piene dei corsi d’acqua del Veneto, che hanno segnato circa cinquant’anni di vita vissuta, accademica e professionale dell’Autore.
Il fascicolo si chiude con un breve resoconto della Giornata dedicata dalle Sezioni Friuli Venezia Giulia e Veneta all’Alluvione del 1966, a cura di V. Bixio.
Buona lettura!

Armando Brath

Sei qui: Home Uncategorised Editoriale 4-5/2016